Rivivi l’evento e scopri le videointerviste esclusive

Quale ruolo può avere oggi il design nel costruire una società più inclusiva, sostenibile e consapevole?

È attorno a questa domanda che si è sviluppato Responsible Interiors. Il ruolo del design tra sicurezza, inclusività e nuovi standard professionali, l’evento promosso da AIPI – Associazione Italiana Professionisti Interior Designers – insieme a ECIA – European Council of Interior Architects, che durante la Milano Design Week ha riunito professionisti, istituzioni, accademici e protagonisti del mondo del progetto per una giornata di confronto sul futuro della professione.

Per dar voce alle importanti tematiche trattate durante l’evento abbiamo deciso di dar vita allo Speciale Responsible Interiors, radunando gli interventi dell’evento, per poter rivivere i momenti più significativi, approfondire i temi emersi durante i panel e ascoltare direttamente le voci dei protagonisti.

Oltre ai contenuti degli incontri, infatti, abbiamo realizzato una serie di videointerviste esclusive che offrono ulteriori spunti di riflessione sul futuro dell’interior design, sulle nuove competenze richieste alla professione e sulle opportunità che si aprono per progettisti, aziende e istituzioni.

Responsible Interiors, attraverso due panel e un keynote conclusivo, ha affrontato alcuni dei temi più urgenti per il design contemporaneo: dall’inclusione come valore fondante della progettazione alla definizione di standard professionali condivisi a livello europeo, fino alle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie.

Il primo momento, attraverso casi studio, esperienze professionali e riflessioni sul futuro della progettazione, ha affrontato temi come sicurezza antincendio, accessibilità, design inclusivo, sostenibilità, ricerca sui materiali, comfort acustico e nuove tecnologie. Un confronto di alto livello che dimostra come il design non sia soltanto estetica, ma uno strumento concreto per creare ambienti più sicuri, accoglienti e responsabili per tutti.

Il secondo panel ha approfondito il tema della norma UNI dedicata alla professione del designer, un traguardo raggiunto grazie al contributo di associazioni professionali, università e organismi di normazione. I relatori hanno evidenziato come la nuova definizione della figura del designer riconosca non solo competenze tecniche e metodologiche, ma anche una forte responsabilità sociale e ambientale, in linea con le sfide contemporanee e con il contesto europeo.

A chiudere la giornata è stato l’intervento di Karim Rashid, tra i designer più influenti a livello internazionale. Nella sua lecture, Rashid ha invitato a ripensare il design come disciplina capace di migliorare concretamente la vita delle persone, andando oltre le logiche dello stile e delle tendenze. Al centro del suo messaggio, l’importanza dell’esperienza umana, della creatività autentica e della capacità di generare innovazione in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale e dall’omologazione progettuale.

Lo Speciale Responsible Interiors diventa così uno strumento prezioso per comprendere come il design stia evolvendo e quale contributo possa offrire nella costruzione di ambienti, servizi e relazioni sempre più inclusivi, responsabili e orientati al benessere delle persone.

Compasso d’Oro 2026: il design italiano tra memoria e futuro

Nato nel 1954 da un’intuizione di Gio Ponti, il Compasso d’Oro rappresenta ancora oggi il più autorevole riconoscimento del design italiano. Organizzato da ADI – Associazione per il Disegno Industriale – il premio continua a osservare le trasformazioni della società attraverso prodotti, sistemi, servizi e ricerca progettuale. L’edizione 2026 conferma questa visione, premiando un design sempre meno autoreferenziale e sempre più capace di dialogare con sostenibilità, tecnologia e cambiamenti culturali.

1. La giuria del Compasso d’Oro 2026

A guidare la selezione della XXIX edizione è stata una giuria composta da figure provenienti da mondi differenti ma complementari del progetto contemporaneo. Ne fanno parte Luciano Galimberti, presidente ADI, il designer britannico Jasper Morrison, Giovanna Carnevali, Executive Director e Head of Design di Expo 2030 Riyadh, Lorenza Baroncelli, direttrice del Dipartimento Architettura e Design contemporaneo del MAXXI, e Giovanni Brugnoli, presidente della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy.

La composizione della giuria riflette perfettamente l’identità attuale del premio: una visione multidisciplinare in cui industria, cultura, ricerca e istituzioni dialogano continuamente.

2. I 20 progetti vincitori del Compasso d’Oro 2026

I venti Compassi d’Oro assegnati nel 2026 raccontano un panorama progettuale estremamente eterogeneo. Tra i vincitori figurano Bilboquet di Philippe Malouin per Flos, il divano Array progettato da Snøhetta per MDF Italia, il catamarano gonfiabile X-Fun di Xtramarine, Wing di Norman Foster Foundation e Goppion, il progetto urbano The Glitch Camp dello IED Istituto Europeo di Design, Trespolo di Giulio Iacchetti per Orografie e Spaghetto 3D sviluppato da Artisia by Barilla. Tra i premiati compare anche il Salone del Mobile.Milano Annual Report 2024 – (Eco)Sistema Design Milano, progetto sviluppato insieme al Politecnico di Milano, che interpreta il design come fenomeno economico, culturale e territoriale.

La selezione evidenzia come oggi il progetto si muova contemporaneamente tra industria, servizi, salute, ricerca e trasformazione sociale.

3. Compassi d’Oro alla carriera e design entrato nell’immaginario collettivo

I premi alla carriera rappresentano uno dei momenti più significativi della manifestazione perché sottolineano il valore del tempo nel progetto: non soltanto singoli prodotti di successo, ma una continuità di ricerca, sperimentazione e contributo alla crescita del design italiano. L’edizione 2026 ha assegnato nove riconoscimenti alla carriera a figure che hanno contribuito in modo decisivo alla cultura del design italiano. Tra i nomi premiati emergono Alberto Meda, Paola Lenti, Patrizia Moroso e Aldo Colonetti, protagonisti di percorsi differenti ma accomunati da una forte capacità di innovazione e visione culturale.

Accanto a questi, il Compasso d’Oro 2026 ha celebrato anche tre prodotti diventati vere icone del design italiano, come la Sedia ’64 di AG Fronzoni per Cappellini, il tavolo Eros di Angelo Mangiarotti per Agape e il celebre Tavolo con ruote di Gae Aulenti per FontanaArte. Tre progetti molto diversi tra loro ma accomunati dalla capacità di attraversare il tempo senza perdere forza espressiva. Oggetti che non appartengono più soltanto alla storia del design, ma all’immaginario collettivo italiano.

4. Lo sguardo delle nuove generazioni

Sempre più centrale il Compasso d’Oro Young, la sezione dedicata ai progettisti under 35 e ai percorsi di ricerca sviluppati all’interno di università e scuole di design. Un osservatorio privilegiato sulle nuove sensibilità progettuali e sui temi che stanno ridefinendo il futuro della disciplina.

Vincono il Compasso d’Oro Young Sentimetro di Alessandro Brutti dell’Accademia di Belle Arti Statale di Verona, StainEraser di Beatrice Duina, Filip Malata e Francesca Corona del Politecnico di Milano e Uno di Erik Bruno Kollmorgen e Vincenzo Magni di ISIA Firenze.

I progetti premiati dal Compasso d’Oro Young 2026 affrontano temi legati all’esperienza quotidiana, all’innovazione dei comportamenti e alla sostenibilità applicata al progetto, mostrando un approccio sempre più orientato alla qualità d’uso e all’impatto sociale

5. Le 38 menzioni d’onore e il primo podcast del Compasso d’Oro

L’edizione 2026 ha conferito anche 38 menzioni d’onore a progetti che si sono distinti per qualità progettuale, innovazione e ricerca. Le menzioni rappresentano uno degli strumenti più interessanti del premio, perché permettono di osservare in modo più ampio le direzioni emergenti del design contemporaneo.

Tra i progetti segnalati compaiono prodotti legati alla mobilità sostenibile, sistemi per il benessere domestico, soluzioni tecnologiche per la salute, sperimentazioni sui materiali e progetti editoriali capaci di interpretare nuovi linguaggi visivi. Molte delle menzioni evidenziano inoltre un forte dialogo tra design, artigianato evoluto e innovazione industriale. Numerosi i lavori sviluppati attraverso collaborazioni interdisciplinari tra aziende, università e centri di ricerca, segno di un settore sempre più orientato verso approcci condivisi e processi aperti.

Le 38 menzioni restituiscono così una fotografia articolata del design italiano contemporaneo, mostrando non soltanto prodotti finiti ma anche nuove metodologie progettuali e scenari di sperimentazione. Da segnalare: per la prima volta il Compasso d’Oro apre anche al linguaggio del podcast, riconoscendo l’importanza crescente della narrazione audio nella divulgazione del progetto e della cultura del design.

Conclusione

Il Compasso d’Oro 2026 conferma ancora una volta la capacità del design italiano di interpretare il presente mantenendo un forte legame con la propria storia. Dai progetti premiati ai riconoscimenti alla carriera, fino alle icone storiche entrate nell’immaginario collettivo, emerge una disciplina sempre più aperta al dialogo tra innovazione, sostenibilità e cultura. Un’edizione che racconta il design non soltanto come produzione di oggetti, ma come strumento capace di incidere concretamente sulla società e sui modi di vivere contemporanei.

 

RESPONSIBLE INTERIORS: il talk AIPI insieme a ECIA del 24 aprile alla MDW

La Milano Design Week 2026, in programma dal 21 al 26 aprile, conferma ancora una volta Milano come hub globale del progetto, capace di attrarre professionisti, aziende e istituzioni da tutto il mondo. Il Salone del Mobile e il Fuorisalone rappresentano da sempre non solo una vetrina di prodotto, ma un dispositivo culturale capace di orientare il dibattito progettuale.

In questo contesto, AIPI e ECIA promuovono l’appuntamento Responsible Interiors. Il ruolo del design tra sicurezza, inclusività e nuovi standard professionali che si inserisce come un momento di riflessione strategica sul ruolo e importanza crescente a livello globale dell’interior designer contemporaneo. Per attivare un confronto internazionale, vengono portati al centro temi sempre più urgenti per la professione e vengono coinvolti ospiti di straordinario rilievo internazionale quali, tra gli altri, Karim Rashid, Arch. Marco Piva e Prof. Rama Gheerawo. (intero programma qui)

Responsible Interiors nasce per affrontare le sfide del futuro con un approccio concreto, mettendo a confronto professionisti del progetto, istituzioni e enti normativi, accademia e ricerca, industria.

L’evento si terrà venerdì 24 aprile alle ore 10 presso Casa Lombardia ed è necessaria l’iscrizione per poter partecipare a questo link.

Cinque elementi rendono l’evento particolarmente rilevante per progettisti e stakeholder:

1. Internazionalizzazione del dibattito progettuale
Il coinvolgimento di realtà europee amplia il confronto oltre i confini nazionali, favorendo la condivisione di best practice e modelli operativi. Un passaggio fondamentale per rafforzare la competitività del sistema italiano all’interno del panorama globale.

2. Centralità dei temi normativi e degli standard
Il focus su sicurezza e standard professionali evidenzia una crescente esigenza di strutturazione della disciplina. Il progettista non è solo autore di soluzioni formali, ma responsabile di processi che incidono su qualità, sicurezza e conformità.

3. Inclusività come driver progettuale
L’attenzione al design inclusivo segna un’evoluzione significativa dell’approccio progettuale. Non più un tema accessorio, ma un parametro centrale nella definizione degli spazi, capace di influenzare scelte distributive, materiche e funzionali.

4. Connessione tra professioni e istituzioni
L’evento, presentato da Fondazione Pio Manzù, vede l’importante presenza di delegazioni del settore provenienti da tutto il mondo tra le quali: MIA-Mediterranean Interior Architects / Designers, EIDD Design For All, ACIAD African council of Interior Architects, HKDA Hong Kong Design Association, SIDS Singapore Interior Design Society, CIAT Council of Interior Architects Turkey, CTAI Council of Tunisian Interior Architects e molti altri. Partner importanti che rafforzano il dialogo tra progettisti e sistema istituzionale, contribuendo alla costruzione di un riconoscimento più chiaro della figura dell’interior designer.

5. Networking qualificato durante la Milano Design Week
Inserito nel calendario della settimana più intensa per il settore, il talk diventa anche un’occasione strategica di relazione. La concentrazione di professionisti e aziende rende l’evento un nodo attivo di connessioni e opportunità.

Conclusione

L’iniziativa si distingue per l’alto valore dei partecipanti, fregiandosi della collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della regione Lombardia, e per la capacità di trasformare un evento in uno strumento di indirizzo per la professione. Non solo aggiornamento, ma costruzione di una visione condivisa, capace di orientare le pratiche progettuali nei prossimi anni.

Arredare la casa con arte: un tocco creativo per gli spazi domestici

  1. L’arte come elemento centrale

Incorporare opere d’arte negli spazi domestici consente di ridefinire il rapporto tra funzione e bellezza. Una parete vuota può diventare il fulcro di una stanza grazie a un quadro che ne esalti i colori o la geometria. Le sculture, invece, possono aggiungere tridimensionalità e dinamismo agli ambienti, creando punti di interesse inaspettati.

  1. Spazi personalizzati

L’arte non segue regole rigide, ma si adatta ai gusti e alle esigenze di chi vive la casa. Ogni stanza può raccontare una storia diversa attraverso accostamenti di colori, materiali e stili. Un’opera astratta in salotto può stimolare la conversazione, mentre una serie di stampe delicate in camera da letto può favorire un’atmosfera rilassante.

  1. Dialogo tra design e arte

Gli oggetti di design e l’arte possono dialogare armoniosamente, creando ambienti ricchi di significato. Un tavolo dal design minimalista può essere valorizzato da un’opera che ne richiama le linee, mentre un’illuminazione ben studiata può esaltare ogni dettaglio, dando vita a una scenografia che evolve con la luce.

  1. Materiali e tecniche innovative

L’integrazione di elementi artistici nei mobili o nelle superfici apre a nuove possibilità creative. Pannelli decorati, rivestimenti artistici o texture innovative aggiungono un tocco distintivo che rende unico ogni spazio. L’arte, così, non si limita più alle pareti, ma diventa parte integrante dell’arredamento.

  1. Un rifugio creativo

Arredare la casa con arte significa creare un ambiente che stimola la creatività e il benessere, uno spazio che ispira ogni giorno. Ogni angolo, anche il più piccolo, può essere arricchito da dettagli artistici che donano carattere e trasformano la casa in un luogo unico e irripetibile.

Microspazi, macroidee

Complice la crescente urbanizzazione, l’aumento dei costi immobiliari e la diffusione di stili di vita più sostenibili, la casa compatta diventa sempre più desiderabile. Ma non è una rinuncia: è un cambio di paradigma. Abitare meno spazio non significa vivere meno bene — se lo spazio è pensato, flessibile e adattabile.

1. Il design si fa modulare e trasformabile
Letti a scomparsa, arredi multifunzionali, pareti mobili, cucine a scomparsa: i piccoli ambienti richiedono arredi che cambiano funzione nel corso della giornata. Le soluzioni modulari permettono configurazioni dinamiche e personalizzabili. Un unico ambiente può diventare studio, soggiorno, palestra e zona notte — senza rinunciare all’estetica.

2. Verticalità e profondità: lo spazio si conquista in altezza
In assenza di metri quadri orizzontali, si lavora in verticale: scaffalature a tutta parete, soppalchi leggeri, zone storage elevate. Anche la luce e la ventilazione naturale vanno ripensate con strategie mirate, per aumentare la percezione dello spazio e migliorare il benessere abitativo.

3. Materiali e colori: progettare per l’occhio e per il corpo
Superfici riflettenti, palette neutre con accenti cromatici, materiali naturali che dialogano con la luce: in un microspazio ogni scelta materica deve ampliare la percezione dello spazio e favorire un senso di calma. Il progetto non si limita alla disposizione degli arredi, ma si estende alla qualità tattile e visiva degli ambienti.

4. Ergonomia, comfort, funzionalità
Comfort non è lusso, è usabilità. In ambienti piccoli, ogni gesto deve essere fluido: maniglie, altezze, profondità, aperture. Progettare microspazi significa pensare in scala 1:1, lavorando sull’ergonomia, sui movimenti del corpo e sulla logica d’uso quotidiano.

5. Nuove tipologie abitative: tra minimalismo e collettività
Il downsizing apre anche a nuove forme di abitare: micro-loft, co-living, capsule apartment, tiny house. Modelli nati per ottimizzare le risorse e ridurre l’impatto ambientale, ma che richiedono un design intelligente per essere realmente vivibili. La sfida è progettare spazi piccoli, ma non privi di relazioni e significati.

Conclusione

La casa compatta non è un ripiego, è un manifesto progettuale. Per chi studia, pratica o insegna interior design, è un’occasione per ripensare il concetto stesso di abitare: meno metratura, più qualità. E una certezza: il futuro non sarà necessariamente più grande — ma potrà (e dovrà) essere più intelligente.

Tendenze Décor 2026: il ritorno dell’identità negli interni

  1. Basta toni neutri, viva il carattere cromatico
    I colori neutri — un tempo sinonimo di eleganza — vengono progressivamente accantonati in favore di tonalità più decise. L’obiettivo è ridare vitalità e personalità agli spazi, evitando ambienti “cloni” senza anima. Il bianco sporco, il beige e il greige lasciano il passo a palette più narrative, spesso legate all’emotività, alla storia del luogo o al cliente finale.
  2. La luce diventa atmosfera, non solo funzione
    Il paradigma dell’illuminazione si sposta dalla pura performance tecnica alla costruzione di ambienti caldi e coinvolgenti. Meno controsoffitti affollati di faretti, più uso di luci indirette, lampade decorative e combinazioni dinamiche tra sorgenti luminose. La luce torna a essere un gesto di progetto, con scelte intenzionali che influenzano l’umore e la fruizione dello spazio.
  3. Il corridoio come elemento narrativo
    Spesso eliminati in nome dell’ottimizzazione, i corridoi tornano in auge per il loro valore progettuale. Non più spazi “di passaggio” da cancellare, ma strumenti per costruire ritmo, aspettativa, sorpresa. Nella progettazione degli interni del 2026, il corridoio diventa racconto, tempo e struttura.
  4. Materiali e finiture: meno perfezione, più autenticità
    La ricerca di superfici “perfette” viene messa in discussione. Si esplorano texture grezze, pareti imperfette, tinte stratificate, finiture che raccontano il passare del tempo. Un invito a reintrodurre l’organico, il materico, l’umano nel design contemporaneo.
  5. Contro la decorazione a effetto, progetti con senso
    L’eccesso di “finto Mediterraneo” o altri stili incollati senza coerenza progettuale è in declino. Il design d’interni del 2026 si concentra sull’autenticità del luogo e del committente, rifiutando soluzioni standardizzate per abbracciare interventi su misura, narrativi e sensati.

Conclusione
Queste tendenze non rappresentano semplici cambi di gusto, ma un’evoluzione nel pensiero progettuale. Per studenti, docenti e professionisti dell’interior design, è il momento di ripensare le proprie scelte con spirito critico, sperimentazione consapevole e una nuova sensibilità verso il valore emotivo dello spazio.

Design A/I 2025–26: il futuro è sensoriale, gentile e rigenerante

  1. Ritorno alla terra: palette e texture

Colori terrosi, nuance argillose e superfici materiche tornano protagoniste. Il beige si fa sofisticato, il terracotta diventa base neutra e il verde salvia si conferma come ponte tra naturale e digitale. Il trend non è solo estetico: cerca connessioni emotive con la natura, evocando comfort e radicamento.

  1. Multisensorialità e materiali attivi

I materiali parlano, vibrano, rispondono. Spugne acustiche, tessuti che reagiscono al tocco, superfici che assorbono rumori e riflettono umori. Il design multisensoriale non è più una nicchia sperimentale ma una direzione chiave, utile tanto nei contesti pubblici quanto in quelli residenziali.

  1. Soft geometry e forme accoglienti

Linee curve, volumi pieni, bordi smussati. L’estetica “soft” si consolida come linguaggio del benessere, pensato per spazi che devono accogliere e rassicurare. La casa, l’ufficio, la scuola diventano ambienti affettivi, non più solo funzionali.

  1. Tecnologia “invisibile”

Sempre più presente, sempre meno protagonista. Luci intelligenti, sistemi domotici, superfici interattive: la tecnologia si integra con eleganza e discrezione, contribuendo al comfort senza spettacolarizzare la performance.

  1. Identità e storytelling spaziale

Lo spazio diventa autobiografico. Che sia un piccolo studio, una stanza d’albergo o una hall aziendale, ogni ambiente è progettato per raccontare una storia. I progettisti sono chiamati a un lavoro più profondo: trasformare esigenze funzionali in narrazioni visive coerenti.

L’estate è verde dentro casa

1. Il verde non è decorazione. È progettazione.
Le piante da interno, soprattutto in estate, agiscono come veri modulatori ambientali. Aiutano a raffrescare gli spazi attraverso l’evapotraspirazione, migliorano l’umidità negli ambienti secchi causati da climatizzatori e, se ben distribuite, assorbono rumore. L’inserimento va pensato insieme alla luce naturale, ai percorsi e alle funzioni degli ambienti. Un pothos sopra una libreria? Bene. Un ficus tra due postazioni di lavoro? Meglio, se studiato in relazione all’orientamento e alla ventilazione.

2. Il biophilic design non è un hashtag. È metodo.
Progettare con la natura non significa semplicemente “aggiungere piante”. Significa attivare una relazione sensoriale continua tra utenti e ambiente. L’estate rende visibile (e percepibile) questa connessione: il verde filtra la luce, cambia colore, vive e comunica. Il progettista deve saper calibrare questa “presenza verde” con gli altri materiali e superfici per creare armonie visive e termiche.

3. Estate = revisione del layout.
L’estate è il momento ideale per rivedere la disposizione delle piante, anche temporaneamente. Alcuni vasi possono essere ruotati, spostati, alzati. I materiali dei contenitori stessi — plastica, ceramica, metallo — rispondono in modo diverso al calore e alla luce. Pensare in termini stagionali aiuta a creare un progetto più fluido e responsivo. Anche le piante vanno “progettate in movimento”.

4. Materiali naturali a supporto del verde.
Il legno grezzo, il rattan, la pietra naturale e i tessuti organici sono partner ideali delle piante. In estate, accostare superfici porose e traspiranti con il verde migliora la salubrità dello spazio. Non si tratta solo di estetica: sono materiali che favoriscono la regolazione termica e che accompagnano l’umore stagionale con tattilità coerenti. Anche l’arredo può diventare un supporto vivo per il verde, integrando fioriere o superfici vegetali nei volumi.

5. Quali piante scegliere?
Una selezione pensata non solo per la bellezza ma per la funzionalità:

  • Chlorophytum comosum (pianta ragno): Resistente, architettonica, adatta a chi ha poco tempo. Ottima per studenti e per ambienti operativi.

  • Felci: Richiedono più umidità e attenzione, ma sono perfette per angoli soft, dove si cerca un’atmosfera rilassante.

  • Ulivo in vaso: Ideale per ambienti ampi, con luce naturale abbondante. Aggiunge verticalità e un richiamo mediterraneo raffinato.

  • Pothos e rampicanti: Estremamente versatili, possono arredare pareti, scale o interagire con strutture preesistenti (pensili, scaffali, travi).

Conclusioni
In estate le esigenze delle piante cambiano, e il progetto deve tenerne conto. Innaffiare con attenzione, spolverare le foglie, monitorare l’esposizione: sono tutti gesti minimi ma significativi che impattano direttamente sull’esperienza d’uso dello spazio. Una pianta malata in soggiorno è un segnale di squilibrio nel progetto: manutenzione e cura diventano parte del processo.

Fuorisalone 2025: Le 8 Meraviglie del Design d’Interni & afterparty

1. Aria – A Medium for Connection (Studiopepe x Archiproducts)

📍 Via Tortona 31
Un viaggio immersivo nell’elemento aria. Studiopepe e Archiproducts trasformano il loro showroom in uno spazio etereo, dove materiali leggeri e luci danzanti dialogano con tecnologie invisibili (come la climatizzazione senza getti di Samsung). Il risultato? Un comfort ambientale che si respira. Letteralmente.
📅 7–13 aprile | ⏰ 10:00–19:00 | 🎟️ Registrazione obbligatoria
📸 #Aria #ArchiproductsMilano


2. La Mini-Casa Manifesto di MUJI

📍 Giardino Pippa Bacca, Corso Garibaldi 89/A
Un’oasi green nel cuore di Brera. Studio 5.5 firma una micro-abitazione giapponese 100% sostenibile per MUJI. Materiali bio, tetto bianco, riciclo d’acqua e silenzio zen. Un invito alla semplicità e alla rigenerazione urbana.
📅 8–13 aprile | ⏰ 10:00–20:00 | 🎟️ Ingresso libero
📸 #MUJI #Studio55 #DesignWeek


3. Hotel Voyeur & Superfurniture – Seletti

📍 Corso Garibaldi 117
Seletti al suo massimo splendore ironico. Una facciata d’hotel voyeuristico e una nuova collezione postmoderna da urlo. Luci, provocazioni e mobili che sembrano dire: “Benvenuti nel lato più sexy del design”.
📅 7–13 aprile | ⏰ 10:00–21:00 | 🎟️ Ingresso libero
📸 #HotelVoyeur #SelettiSuperfurniture


4. Nardi Forest Lodge – Design nel Bosco

📍 Via Pontaccio 19
La natura entra a Milano. Raffaello Galiotto crea una foresta indoor nello showroom Nardi. Suoni naturali, alberi veri e lodge dove provare gli arredi outdoor. Un’esperienza rilassante, terapeutica, da vivere con tutti i sensi.
📅 7–13 aprile | ⏰ 10:00–21:00 (13 aprile chiusura ore 18) | 🎟️ Ingresso libero
📸 #NardiForestLodge #OutdoorDesign


5. Grohe Aqua Gallery – L’Acqua come Opera

📍 Garden Senato, Via Senato 14
Design e sostenibilità in un’unica sinfonia liquida. Grohe celebra il valore dell’acqua con installazioni poetiche, un Aqua Bar riciclato e un atelier dove creare il proprio “poema d’acqua”. Un’esperienza multisensoriale e consapevole.
📅 7–13 aprile | ⏰ 10:00–22:00 | 🎟️ Ingresso libero
📸 #GROHE #AquaGallery


6. L’Appartamento by Artemest – Artigianato Globale

📍 Via Donizetti 48
Una casa da sogno in un palazzo storico. Sei studi internazionali ridisegnano gli interni con pezzi unici dell’artigianato italiano. Ogni stanza è una scena teatrale raffinata, dove il Made in Italy flirta con il mondo.
📅 8–13 aprile | ⏰ 10:00–19:00 | 🎟️ Registrazione obbligatoria
📸 #LAppartamento #Artemest


7. IKEA – STOCKHOLM 2025 & Do Something. Change Everything.

📍 Tenoha, Via Vigevano 18
IKEA festeggia i suoi 30 anni al Fuorisalone con una doppia bomba: la nuova collezione STOCKHOLM 2025 (design scandinavo da collezione) e uno spazio interattivo sulla sostenibilità quotidiana. Arredi, musica, food, attivismo.
📅 7–13 aprile | ⏰ 10:00–22:00 | 🎟️ Ingresso libero
📸 #IKEAMDW #DoSomethingChangeEverything


8. Flexform – Interior Landscapes

📍 Via della Moscova 33 + Chiostro Sant’Angelo
Due luoghi, due anime. Indoor nel flagship store con Loungescape firmato Citterio. Outdoor nel Chiostro tra giardini e relax. Flexform costruisce paesaggi emotivi d’arredo: eleganza, comfort, natura.
📅 7–13 aprile | ⏰ 10:00–21:00 | 🎟️ Ingresso libero
📸 #Flexform #InteriorLandscapes


BONUS NIGHT 🌙

Due serate che non si dimenticano.

🎧 Richie Hawtin @ Fabbrica Design Week
📍 Fabbrica del Vapore | 📅 Giovedì 10/4 | ⏰ 19:00–01:00
Techno ipnotica all’aperto, sotto le stelle. Il leggendario Richie Hawtin, opening act italiani, Italo-disco e vibes da festival.
🎟️ Ingresso gratuito

💃 Le Cannibale x MOAB – Open Air Party
📍 Parco della Resistenza | 📅 Mercoledì 9/4 | ⏰ 18:00–23:30
Disco-house e DJ set immersivi tra gli alberi. Guest segreti e line-up che fa sognare.
🎟️ Gratis con RSVP su DICE


Milano chiama, il design risponde.
Dalle atmosfere rarefatte ai party infuocati, il Fuorisalone 2025 è pronto a sorprendere. Segna tutto, carica il telefono, e immergiti nel design più autentico della settimana.

Art, se vuoi ti preparo anche una versione più sintetica per Instagram carousel o con focus solo su Brera/Tortona. Fammi un cenno 👀

Ritorno delle “Cabinet of Curiosities”: tra collezionismo e design d’interni

L’evoluzione storica: dai gabinetti delle curiosità ai nuovi spazi eclettici

I gabinetti delle curiosità hanno avuto un ruolo fondamentale nella nascita dei musei moderni. Erano collezioni private di oggetti rari e straordinari, che spaziavano da reperti naturali a manufatti esotici. Celebri esempi storici includono la collezione dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo e la Wunderkammer di Ferrante Imperato a Napoli.

Oggi, il concetto viene reinterpretato nel design d’interni con nuove funzioni:

  • Creare spazi narrativi: gli oggetti esposti raccontano storie, aggiungendo profondità e carattere agli ambienti.
  • Valorizzare il recupero: pezzi vintage e artigianali trovano nuove collocazioni in contesti contemporanei.
  • Rompere la monotonia del minimalismo: il mix di epoche e materiali porta dinamismo e autenticità.

Come integrare un Cabinet of Curiosities nel design d’interni

L’inserimento di elementi ispirati ai gabinetti delle curiosità può avvenire con approcci differenti, a seconda del contesto e dello stile progettuale.

🖼 Esposizione strategica

  • Evitare l’effetto “museo” e lasciare respiro tra gli oggetti.
  • Usare scaffali aperti, nicchie e teche in vetro per valorizzare i dettagli.
  • Creare una stratificazione visiva, combinando materiali diversi.

🎨 Palette cromatica coerente

  • Integrare gli oggetti nel contesto generale attraverso colori neutri e sfumature naturali.
  • Utilizzare fondali con texture morbide (pareti in calce, boiserie grezze) per enfatizzare le collezioni.

💡 Illuminazione d’accento

  • Utilizzare faretti direzionabili per evidenziare dettagli particolari.
  • Giocare con luci soffuse e ombre per un effetto teatrale.

🛋 Mix di epoche e materiali

  • Abbinare mobili contemporanei con elementi d’epoca, creando contrasto e profondità.
  • Inserire oggetti artigianali e materiali grezzi per aggiungere autenticità.

Dove sta andando il trend?

Seppur di nicchia, il ritorno dei gabinetti delle curiosità si inserisce nel più ampio fenomeno del collezionismo eclettico e del recupero di oggetti unici. Il design d’interni si allontana sempre più dall’omogeneità della produzione industriale, favorendo:

✔ Un’estetica più personale e vissuta
✔ Il recupero e il riuso consapevole
✔ L’integrazione di elementi artistici e narrativi negli spazi

Boutique di lusso, gallerie d’arte e residenze di design stanno già sperimentando questa filosofia, bilanciandola con esigenze contemporanee.

Conclusione

L’integrazione dei Cabinet of Curiosities nel design contemporaneo apre nuove possibilità per studenti, docenti e professionisti, offrendo spunti su come combinare oggetti unici, materiali e narrazione visiva negli spazi. Un fenomeno da osservare, sperimentare e reinterpretare, per creare ambienti ricchi di storia e identità.

🏺 Hai mai utilizzato oggetti da collezione nei tuoi progetti? Come li hai valorizzati?

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