La visione di Renato Caimi tra design, ricerca e innovazione

Mettere la persona al centro del progetto

L’eredità di Renato Caimi si fonda su un principio chiaro: progettare partendo dai bisogni delle persone. Il design nasce dall’equilibrio tra estetica e funzione, con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità della vita.

Innovare con coraggio per anticipare il cambiamento

Le scelte più significative dell’azienda dimostrano come l’innovazione richieda visione e determinazione. Dall’ingresso nel settore dell’acustica nel 2014 alla nascita di Open Lab nel 2020, la ricerca è diventata il motore della crescita e dell’evoluzione futura.

Tradizione e innovazione sono valori complementari

Custodire l’eredità di Renato Caimi significa continuare a evolversi. I cambiamenti della società e dei mercati richiedono risposte nuove, senza perdere i principi che hanno guidato l’azienda fin dalle origini.

Il dialogo con designer e architetti genera valore

I professionisti sono considerati “gli occhi sul mondo” dell’azienda: attraverso il confronto con progettisti e architetti è possibile interpretare nuovi bisogni, sviluppare prodotti più efficaci e realizzare soluzioni capaci di migliorare gli spazi di lavoro e di vita.

La ricerca scientifica guida il design del futuro

L’investimento nella ricerca, dalla fisica acustica alla psicoacustica e agli studi sulle neurodivergenze, conferma la volontà di sviluppare soluzioni basate su evidenze scientifiche. Più che inseguire premi, l’obiettivo è creare prodotti che abbiano un impatto positivo sul benessere delle persone e siano pronti a rispondere alle esigenze di domani.

Rivivi l’evento e scopri le videointerviste esclusive

Quale ruolo può avere oggi il design nel costruire una società più inclusiva, sostenibile e consapevole?

È attorno a questa domanda che si è sviluppato Responsible Interiors. Il ruolo del design tra sicurezza, inclusività e nuovi standard professionali, l’evento promosso da AIPI – Associazione Italiana Professionisti Interior Designers – insieme a ECIA – European Council of Interior Architects, che durante la Milano Design Week ha riunito professionisti, istituzioni, accademici e protagonisti del mondo del progetto per una giornata di confronto sul futuro della professione.

Per dar voce alle importanti tematiche trattate durante l’evento abbiamo deciso di dar vita allo Speciale Responsible Interiors, radunando gli interventi dell’evento, per poter rivivere i momenti più significativi, approfondire i temi emersi durante i panel e ascoltare direttamente le voci dei protagonisti.

Oltre ai contenuti degli incontri, infatti, abbiamo realizzato una serie di videointerviste esclusive che offrono ulteriori spunti di riflessione sul futuro dell’interior design, sulle nuove competenze richieste alla professione e sulle opportunità che si aprono per progettisti, aziende e istituzioni.

Responsible Interiors, attraverso due panel e un keynote conclusivo, ha affrontato alcuni dei temi più urgenti per il design contemporaneo: dall’inclusione come valore fondante della progettazione alla definizione di standard professionali condivisi a livello europeo, fino alle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie.

Il primo momento, attraverso casi studio, esperienze professionali e riflessioni sul futuro della progettazione, ha affrontato temi come sicurezza antincendio, accessibilità, design inclusivo, sostenibilità, ricerca sui materiali, comfort acustico e nuove tecnologie. Un confronto di alto livello che dimostra come il design non sia soltanto estetica, ma uno strumento concreto per creare ambienti più sicuri, accoglienti e responsabili per tutti.

Il secondo panel ha approfondito il tema della norma UNI dedicata alla professione del designer, un traguardo raggiunto grazie al contributo di associazioni professionali, università e organismi di normazione. I relatori hanno evidenziato come la nuova definizione della figura del designer riconosca non solo competenze tecniche e metodologiche, ma anche una forte responsabilità sociale e ambientale, in linea con le sfide contemporanee e con il contesto europeo.

A chiudere la giornata è stato l’intervento di Karim Rashid, tra i designer più influenti a livello internazionale. Nella sua lecture, Rashid ha invitato a ripensare il design come disciplina capace di migliorare concretamente la vita delle persone, andando oltre le logiche dello stile e delle tendenze. Al centro del suo messaggio, l’importanza dell’esperienza umana, della creatività autentica e della capacità di generare innovazione in un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale e dall’omologazione progettuale.

Lo Speciale Responsible Interiors diventa così uno strumento prezioso per comprendere come il design stia evolvendo e quale contributo possa offrire nella costruzione di ambienti, servizi e relazioni sempre più inclusivi, responsabili e orientati al benessere delle persone.

Compasso d’Oro 2026: il design italiano tra memoria e futuro

Nato nel 1954 da un’intuizione di Gio Ponti, il Compasso d’Oro rappresenta ancora oggi il più autorevole riconoscimento del design italiano. Organizzato da ADI – Associazione per il Disegno Industriale – il premio continua a osservare le trasformazioni della società attraverso prodotti, sistemi, servizi e ricerca progettuale. L’edizione 2026 conferma questa visione, premiando un design sempre meno autoreferenziale e sempre più capace di dialogare con sostenibilità, tecnologia e cambiamenti culturali.

1. La giuria del Compasso d’Oro 2026

A guidare la selezione della XXIX edizione è stata una giuria composta da figure provenienti da mondi differenti ma complementari del progetto contemporaneo. Ne fanno parte Luciano Galimberti, presidente ADI, il designer britannico Jasper Morrison, Giovanna Carnevali, Executive Director e Head of Design di Expo 2030 Riyadh, Lorenza Baroncelli, direttrice del Dipartimento Architettura e Design contemporaneo del MAXXI, e Giovanni Brugnoli, presidente della Fondazione Imprese e Competenze per il Made in Italy.

La composizione della giuria riflette perfettamente l’identità attuale del premio: una visione multidisciplinare in cui industria, cultura, ricerca e istituzioni dialogano continuamente.

2. I 20 progetti vincitori del Compasso d’Oro 2026

I venti Compassi d’Oro assegnati nel 2026 raccontano un panorama progettuale estremamente eterogeneo. Tra i vincitori figurano Bilboquet di Philippe Malouin per Flos, il divano Array progettato da Snøhetta per MDF Italia, il catamarano gonfiabile X-Fun di Xtramarine, Wing di Norman Foster Foundation e Goppion, il progetto urbano The Glitch Camp dello IED Istituto Europeo di Design, Trespolo di Giulio Iacchetti per Orografie e Spaghetto 3D sviluppato da Artisia by Barilla. Tra i premiati compare anche il Salone del Mobile.Milano Annual Report 2024 – (Eco)Sistema Design Milano, progetto sviluppato insieme al Politecnico di Milano, che interpreta il design come fenomeno economico, culturale e territoriale.

La selezione evidenzia come oggi il progetto si muova contemporaneamente tra industria, servizi, salute, ricerca e trasformazione sociale.

3. Compassi d’Oro alla carriera e design entrato nell’immaginario collettivo

I premi alla carriera rappresentano uno dei momenti più significativi della manifestazione perché sottolineano il valore del tempo nel progetto: non soltanto singoli prodotti di successo, ma una continuità di ricerca, sperimentazione e contributo alla crescita del design italiano. L’edizione 2026 ha assegnato nove riconoscimenti alla carriera a figure che hanno contribuito in modo decisivo alla cultura del design italiano. Tra i nomi premiati emergono Alberto Meda, Paola Lenti, Patrizia Moroso e Aldo Colonetti, protagonisti di percorsi differenti ma accomunati da una forte capacità di innovazione e visione culturale.

Accanto a questi, il Compasso d’Oro 2026 ha celebrato anche tre prodotti diventati vere icone del design italiano, come la Sedia ’64 di AG Fronzoni per Cappellini, il tavolo Eros di Angelo Mangiarotti per Agape e il celebre Tavolo con ruote di Gae Aulenti per FontanaArte. Tre progetti molto diversi tra loro ma accomunati dalla capacità di attraversare il tempo senza perdere forza espressiva. Oggetti che non appartengono più soltanto alla storia del design, ma all’immaginario collettivo italiano.

4. Lo sguardo delle nuove generazioni

Sempre più centrale il Compasso d’Oro Young, la sezione dedicata ai progettisti under 35 e ai percorsi di ricerca sviluppati all’interno di università e scuole di design. Un osservatorio privilegiato sulle nuove sensibilità progettuali e sui temi che stanno ridefinendo il futuro della disciplina.

Vincono il Compasso d’Oro Young Sentimetro di Alessandro Brutti dell’Accademia di Belle Arti Statale di Verona, StainEraser di Beatrice Duina, Filip Malata e Francesca Corona del Politecnico di Milano e Uno di Erik Bruno Kollmorgen e Vincenzo Magni di ISIA Firenze.

I progetti premiati dal Compasso d’Oro Young 2026 affrontano temi legati all’esperienza quotidiana, all’innovazione dei comportamenti e alla sostenibilità applicata al progetto, mostrando un approccio sempre più orientato alla qualità d’uso e all’impatto sociale

5. Le 38 menzioni d’onore e il primo podcast del Compasso d’Oro

L’edizione 2026 ha conferito anche 38 menzioni d’onore a progetti che si sono distinti per qualità progettuale, innovazione e ricerca. Le menzioni rappresentano uno degli strumenti più interessanti del premio, perché permettono di osservare in modo più ampio le direzioni emergenti del design contemporaneo.

Tra i progetti segnalati compaiono prodotti legati alla mobilità sostenibile, sistemi per il benessere domestico, soluzioni tecnologiche per la salute, sperimentazioni sui materiali e progetti editoriali capaci di interpretare nuovi linguaggi visivi. Molte delle menzioni evidenziano inoltre un forte dialogo tra design, artigianato evoluto e innovazione industriale. Numerosi i lavori sviluppati attraverso collaborazioni interdisciplinari tra aziende, università e centri di ricerca, segno di un settore sempre più orientato verso approcci condivisi e processi aperti.

Le 38 menzioni restituiscono così una fotografia articolata del design italiano contemporaneo, mostrando non soltanto prodotti finiti ma anche nuove metodologie progettuali e scenari di sperimentazione. Da segnalare: per la prima volta il Compasso d’Oro apre anche al linguaggio del podcast, riconoscendo l’importanza crescente della narrazione audio nella divulgazione del progetto e della cultura del design.

Conclusione

Il Compasso d’Oro 2026 conferma ancora una volta la capacità del design italiano di interpretare il presente mantenendo un forte legame con la propria storia. Dai progetti premiati ai riconoscimenti alla carriera, fino alle icone storiche entrate nell’immaginario collettivo, emerge una disciplina sempre più aperta al dialogo tra innovazione, sostenibilità e cultura. Un’edizione che racconta il design non soltanto come produzione di oggetti, ma come strumento capace di incidere concretamente sulla società e sui modi di vivere contemporanei.

 

Karim Rashid: Il futuro del Design

Design come atto sociale

Per Karim Rashid il design non riguarda soltanto la forma degli oggetti, ma il modo in cui influenzano la società e il nostro quotidiano. Nel suo lavoro ha sempre cercato di mettere in discussione lo “spirito del tempo”, evitando di inseguire le tendenze. Le mode, secondo Rashid, rischiano infatti di uniformare il progetto e di allontanare il designer dalla propria identità creativa. Per questo il design deve nascere da una visione personale, ma anche da un dialogo concreto con l’industria e con le persone.

La perdita dell’identità dei brand

Ripensando agli anni Novanta, Rashid ricorda un periodo in cui ogni azienda possedeva un linguaggio e una filosofia ben riconoscibili. Oggi, invece, globalizzazione e social media hanno reso molti brand sempre più simili tra loro, creando quello che definisce un “mondo beige”. In questo scenario, le aziende finiscono spesso per competere soltanto sul prezzo, perdendo valore culturale e identità. Secondo il designer, il futuro richiederà ai brand di ritrovare una visione chiara e differenziante.

Dal cucchiaio alla città

La cultura progettuale italiana ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione di Rashid. Lo ha colpito soprattutto la capacità degli architetti italiani di muoversi liberamente tra oggetto, design industriale e architettura. Una visione multidisciplinare che ha influenzato anche il suo percorso, portandolo a progettare prodotti, interni, ristoranti e hotel. Per Rashid ogni progetto nasce da criteri precisi — materiali, processi produttivi, budget e identità aziendale — che non devono essere considerati limiti, ma opportunità creative.

Creatività nell’era dell’AI

Rashid riflette anche sul rapporto tra creatività e nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali stanno rendendo il design sempre più accessibile, permettendo a molti di partecipare ai processi creativi. Allo stesso tempo, però, il ruolo del designer rischia di essere ridimensionato. Senza figure capaci di proporre idee originali e visioni autentiche, avverte Rashid, il pericolo è quello di un panorama sempre più uniforme e guidato soltanto dalle tendenze.

La sostenibilità della durata

Per Rashid la sostenibilità non può essere una responsabilità esclusiva del consumatore, ma deve coinvolgere governi, aziende e industrie. Più che demonizzare i materiali, il designer invita a riflettere sulla cultura dell’usa-e-getta e della sostituzione continua. La vera sfida del design contemporaneo, secondo lui, è creare oggetti durevoli, capaci di mantenere valore e qualità nel tempo, andando oltre le logiche del consumo veloce.

RESPONSIBLE INTERIORS: il talk AIPI insieme a ECIA del 24 aprile alla MDW

La Milano Design Week 2026, in programma dal 21 al 26 aprile, conferma ancora una volta Milano come hub globale del progetto, capace di attrarre professionisti, aziende e istituzioni da tutto il mondo. Il Salone del Mobile e il Fuorisalone rappresentano da sempre non solo una vetrina di prodotto, ma un dispositivo culturale capace di orientare il dibattito progettuale.

In questo contesto, AIPI e ECIA promuovono l’appuntamento Responsible Interiors. Il ruolo del design tra sicurezza, inclusività e nuovi standard professionali che si inserisce come un momento di riflessione strategica sul ruolo e importanza crescente a livello globale dell’interior designer contemporaneo. Per attivare un confronto internazionale, vengono portati al centro temi sempre più urgenti per la professione e vengono coinvolti ospiti di straordinario rilievo internazionale quali, tra gli altri, Karim Rashid, Arch. Marco Piva e Prof. Rama Gheerawo. (intero programma qui)

Responsible Interiors nasce per affrontare le sfide del futuro con un approccio concreto, mettendo a confronto professionisti del progetto, istituzioni e enti normativi, accademia e ricerca, industria.

L’evento si terrà venerdì 24 aprile alle ore 10 presso Casa Lombardia ed è necessaria l’iscrizione per poter partecipare a questo link.

Cinque elementi rendono l’evento particolarmente rilevante per progettisti e stakeholder:

1. Internazionalizzazione del dibattito progettuale
Il coinvolgimento di realtà europee amplia il confronto oltre i confini nazionali, favorendo la condivisione di best practice e modelli operativi. Un passaggio fondamentale per rafforzare la competitività del sistema italiano all’interno del panorama globale.

2. Centralità dei temi normativi e degli standard
Il focus su sicurezza e standard professionali evidenzia una crescente esigenza di strutturazione della disciplina. Il progettista non è solo autore di soluzioni formali, ma responsabile di processi che incidono su qualità, sicurezza e conformità.

3. Inclusività come driver progettuale
L’attenzione al design inclusivo segna un’evoluzione significativa dell’approccio progettuale. Non più un tema accessorio, ma un parametro centrale nella definizione degli spazi, capace di influenzare scelte distributive, materiche e funzionali.

4. Connessione tra professioni e istituzioni
L’evento, presentato da Fondazione Pio Manzù, vede l’importante presenza di delegazioni del settore provenienti da tutto il mondo tra le quali: MIA-Mediterranean Interior Architects / Designers, EIDD Design For All, ACIAD African council of Interior Architects, HKDA Hong Kong Design Association, SIDS Singapore Interior Design Society, CIAT Council of Interior Architects Turkey, CTAI Council of Tunisian Interior Architects e molti altri. Partner importanti che rafforzano il dialogo tra progettisti e sistema istituzionale, contribuendo alla costruzione di un riconoscimento più chiaro della figura dell’interior designer.

5. Networking qualificato durante la Milano Design Week
Inserito nel calendario della settimana più intensa per il settore, il talk diventa anche un’occasione strategica di relazione. La concentrazione di professionisti e aziende rende l’evento un nodo attivo di connessioni e opportunità.

Conclusione

L’iniziativa si distingue per l’alto valore dei partecipanti, fregiandosi della collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della regione Lombardia, e per la capacità di trasformare un evento in uno strumento di indirizzo per la professione. Non solo aggiornamento, ma costruzione di una visione condivisa, capace di orientare le pratiche progettuali nei prossimi anni.

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