Tra patrimonio e innovazione: il Design Museum Gent riapre con una nuova visione progettuale
Il Design Museum Gent riapre con una nuova ala progettata da Carmody Groarke e ATAMA, in dialogo con gli edifici storici recuperati da RE-ST. L’intervento amplia gli spazi espositivi e introduce nuove funzioni, mettendo al centro sostenibilità, sperimentazione sui materiali e ruolo del design nella società contemporanea.
Dopo quattro anni di lavori, il Design Museum Gent torna ad accogliere il pubblico con un progetto che ridefinisce il rapporto tra architettura, patrimonio storico e cultura del progetto. Il museo inaugura una nuova fase della propria storia grazie a un intervento che combina il recupero degli edifici esistenti con la realizzazione di una nuova ala contemporanea. Il risultato non è soltanto un ampliamento degli spazi, ma una riflessione concreta su come un’istituzione culturale possa evolvere per rispondere alle esigenze del design di oggi.
Il progetto si distingue per la capacità di integrare funzioni espositive, attività formative e luoghi di incontro, facendo dell’architettura uno strumento attivo nella costruzione dell’esperienza museale. Una trasformazione che interessa da vicino anche i professionisti degli interni, chiamati sempre più spesso a progettare ambienti flessibili, accessibili e consapevoli dell’impatto dei materiali.
- Un nuovo volume contemporaneo in dialogo con il patrimonio
Il fulcro dell’intervento è la nuova ala denominata DING, acronimo di Design in Gent, progettata dagli studi Carmody Groarke, con sede nel Regno Unito, e ATAMA, in Belgio. Il progetto si inserisce nel complesso museale attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo, completando un insieme di edifici stratificati tra il XVI e il XX secolo. Il recupero delle strutture storiche è stato affidato allo studio belga RE-ST.
La sfida progettuale consiste nel costruire una relazione equilibrata tra preesistenze e nuova architettura, senza cancellare le diverse identità del complesso. La nuova ala non è concepita come un elemento isolato, ma come il tassello che permette di connettere gli edifici e organizzare il museo in modo più coerente. È un approccio particolarmente significativo per gli interventi sul patrimonio: la conservazione non viene interpretata come semplice tutela formale, ma come occasione per aggiornare l’uso degli spazi e renderli funzionali alle esigenze contemporanee.
- Spazi flessibili per mostre, incontri e formazione
L’ampliamento introduce ambienti destinati alle esposizioni temporanee, ai workshop, alle conferenze e agli eventi, oltre a spazi di supporto per la gestione delle collezioni e la logistica. La nuova organizzazione funzionale risponde a una concezione del museo che supera la sequenza tradizionale delle sale espositive e integra diverse modalità di fruizione.
Per chi progetta interni, il tema centrale è la flessibilità: uno stesso ambiente deve poter accogliere attività differenti, adattarsi a configurazioni variabili e favorire la partecipazione del pubblico. La presenza di spazi dedicati alla didattica e alla sperimentazione rafforza inoltre la dimensione operativa del museo, trasformandolo in un luogo in cui il design non viene soltanto osservato, ma anche discusso e realizzato.
Il progetto comprende anche una nuova accoglienza, un bookshop, un museo-caffè e un giardino interno. Funzioni che contribuiscono a rendere l’esperienza più articolata, mettendo in relazione gli spazi culturali con quelli destinati alla socialità e alla permanenza.
- La sostenibilità entra nelle scelte costruttive
Uno degli aspetti più rilevanti del rinnovamento riguarda l’attenzione ai materiali e all’impatto ambientale. La sostenibilità non viene trattata esclusivamente come tema espositivo, ma diventa parte dell’esperienza architettonica e del funzionamento dell’edificio. La scelta di recuperare le strutture storiche, affiancandole a una nuova costruzione, mette in evidenza il valore del riuso e della continuità del patrimonio costruito.
La sperimentazione si estende anche agli elementi di finitura e agli arredi. Particolarmente indicativi sono i servizi igienici, nei quali vengono presentate soluzioni realizzate con materiali alternativi o recuperati, tra cui alghe marine, plastiche riciclate e componenti a base di cenere vulcanica. Questi esempi rendono visibile una questione centrale per il progetto contemporaneo: come tradurre la ricerca sui materiali in applicazioni concrete, valutandone prestazioni, durabilità e possibilità d’impiego.
Per architetti e interior designer, il museo diventa così un laboratorio di osservazione sulle potenzialità dei materiali bio-based e riciclati, ma anche sulla necessità di considerare il ciclo di vita dei prodotti fin dalle prime fasi progettuali.
- Una collezione riletta attraverso le questioni contemporanee
Il Design Museum Gent custodisce una collezione di circa 24.000 oggetti, costruita a partire dal 1903 e dedicata al design e alle arti applicate. Con la riapertura, il patrimonio viene presentato attraverso cinque temi: imitazione, migrazione, pieghe, connessioni e comfort. Una scelta curatoriale che permette di mettere in relazione oggetti storici, processi produttivi e sperimentazioni contemporanee, superando una lettura esclusivamente cronologica.
L’obiettivo è mostrare come il design sia il risultato di scambi culturali, trasformazioni tecniche e cambiamenti nei comportamenti quotidiani. Gli oggetti diventano strumenti per comprendere il rapporto tra forma e funzione, ma anche le implicazioni sociali e ambientali delle decisioni progettuali.
Il programma inaugurale amplia questa prospettiva con mostre dedicate alla democrazia e alla partecipazione, alla collaborazione e al rapporto tra persone e tecnologie digitali. Tra queste, Public Matter(s): Design and Democracy affronta il legame tra design e democrazia, mentre CO-LAB esplora pratiche collaborative che coinvolgono designer, ricercatori e comunità. Il museo propone quindi una visione del progetto come processo aperto, capace di mettere in discussione modelli consolidati e generare nuove possibilità.
- Un museo aperto alla città e alla comunità del progetto
La trasformazione del Design Museum Gent investe anche il rapporto con il contesto urbano. Il nuovo ingresso, il giardino interno e le funzioni di accoglienza contribuiscono a rendere il complesso più accessibile, mentre gli spazi per incontri e attività pubbliche rafforzano la sua vocazione di piattaforma culturale.
La riapertura è accompagnata da un programma diffuso in città, con mostre, workshop, incontri e iniziative dedicate anche ai giovani talenti. Il design esce così dai confini delle sale per entrare in relazione con negozi, luoghi pubblici e realtà creative del territorio.
Per la filiera professionale, questo modello suggerisce una riflessione importante: il museo può diventare un punto di connessione tra progettisti, aziende, istituzioni formative e cittadini. Non soltanto un luogo in cui osservare risultati conclusi, ma un ambiente in cui confrontarsi sui processi, condividere competenze e discutere le responsabilità del progetto. È in questa apertura che la nuova identità del Design Museum Gent trova uno dei suoi elementi più significativi.
Conclusione
La riapertura del Design Museum Gent dimostra come un intervento architettonico possa diventare un’occasione per ripensare funzioni, materiali e relazioni. Il dialogo tra patrimonio storico e nuove strutture, insieme all’attenzione per la sostenibilità e alla partecipazione, offre spunti concreti per il mondo della progettazione. Un museo che non si limita a raccontare il design, ma lo mette in relazione con le sfide del presente e con le possibilità del futuro.