Claudia Danelon

Jonathan Olivares

Jonathan Olivares è nato a Boston nel 1981 e si è laureato al Pratt Institute. Nel 2006 ha fondato il suo studio di design, che ha sede a Los Angeles. I suoi progetti recenti includono un negozio al dettaglio per Camper (Rockefeller Center, 2019), le installazioni Brujas Training Facility (Performance Space New York, 2018) e Room for a Daybed (Kortrijk Biennale Interieur, 2016); la panca in alluminio (Zahner, 2015); il Vitra Workspace, uno showroom di mobili per ufficio e un ambiente di apprendimento (Vitra, 2015); la mostra Source Material, a cura di Jasper Morrison e Marco Velardi (2014); e la sedia in alluminio Olivares (Knoll, 2012).Nel 2018 Selected Works, una monografia sul lavoro di Olivares, è stata pubblicata da powerHouse Books. Il lavoro di Olivares è stato pubblicato a livello internazionale, ha ricevuto premi per il design, tra cui il Compasso d’Oro italiano, ed è incluso nelle collezioni permanenti di design dell’Art Institute of Chicago, del Los Angeles County Art Museum e del Vitra Design Museum.

Simon Quick

Originario di Edimburgo, Simon Quick si laurea in Furniture Design al Loughborough College of Art and Design dove riceve una RSA Design Bursary per effettuare un tirocinio in Scandinavia. Un’esperienza in una società di consulenza di design nel Regno Unito e successivamente in uno studio di design a Milano gli hanno permesso di conoscere la scena del design europeo. Collaborando con altri designer del settore, ha iniziato a lavorare come modellista contribuendo a portare sul mercato una serie di prodotti portatili e diverse sedie per aziende italiane e spagnole. Attualmente risiede a Londra, dove oltre allo sviluppo del prodotto ha iniziato a operare nel settore dell’interior design. Lavorando in entrambe le discipline, sebbene le esigenze siano diverse, il processo di progettazione è simile: un approccio pragmatico alla soluzione dei problemi unito al desiderio di creare una connessione emotiva con l’utente attraverso layout stimolanti e tipologie di prodotto originali.

Davide Mercatali

Nato a Milano nel 1948. Architetto, designer, promotore di marchi ed eventi legati al mondo della produzione industriale per la casa e gli spazi pubblici. Si e’ specializzato in rubinetti, ma ha realizzato anche divani e poltrone, lampade, posate, caminetti, accessori per la casa ed il bagno. Dopo dieci anni di attivita’ professionale nello studio associato Mercatali & Pedrizzetti, ha iniziato una attivita’ autonoma di designer e promoter in collaborazione con importanti aziende nei settori piu’ disparati. Nel 1984 ha preso parte alla fondazione del marchio ZEUS, con il ruolo di organizzatore di mostre di design. Nel ’90 ha partecipato alla costituzione di Metals, un nuovo marchio per la promozione di aredi metallici per gli spazi collettivi. Con collaboratori italiani e spagnoli, nel 1992 ha preso parte a Mas/Barcelona, per la promozione del design catalano in Italia e viceversa. Nel ’95 ha organizzato a Tokyo, in collaborazione con una trentina di designer milanesi, INGENUO, una mostra di progetti e prototipi di design ad alta tecnologia di proporre alla produzione giapponese. Molte le esperienze didattiche all’estero, con stages in Brasile, a Barcelona e ad Osaka.

David Fox

Giorgia Ricci

Artista e illustratrice. Nata a Rimini nel 1976. Dopo aver studiato progettazione grafica all’Istituto superiore per le Industrie Artistiche di Urbino (ISIA), ha completato la sua formazione a Fabrica, il laboratorio creativo e centro di ricerca del gruppo Benetton. Vive e lavora a Treviso dove parallelamente alla sua ricerca artistica collabora con studi e aziende di moda. Le sue produzioni sono caratterizzate da una continua contaminazione tra illustrazione, disegno a mano libera, pittura e collage uniti insieme da una trama narrativa fluida. Giorgia Ricci disegna scene oniriche popolate da personaggi mitologici, femmes fatales, cariatidi greche, minotauri, vampiri e innocenti fanciulle. Sono contesti fiabeschi dove la natura è un elemento costante che riporta ad una dimensione realistica i viaggi immaginari raccontati dalla sua sensibilità personale e dall’abilità del suo tratto.

Ingo Maurer

Designer visionario e imprevedibile, Ingo Maurer ha sperimentato con la luce, quasi giocato con la luce, per lasciare al mondo oggetti luminosi davvero unici. Nato in Germania nel 1932, ha una formazione iniziale come tipografo e grafico, ma ci vuole poco per dirottare le sue energie e la sua fantasia progettuale verso il light design: nei primi anni ’60 fonda il suo studio Design M, e comincia a dare sfogo alla sua fantasia. In questo contesto, nel 1966, nasce la famosissima lampada Bulb, un progetto dal concept semplice, ma allo stesso innovativo, in cui la lampadina vera e propria si trova all’interno di un portalampada in vetro soffiato, a forma di grande lampadina. La lampada è tuttora prodotta da quella che è poi diventata la sua azienda, la Ingo Maurer GmbH, con sede a Monaco di Baviera, brand che produce e vende le lampade disegnate da Maurer e, dopo la sua scomparsa nel 2019, dai suoi collaboratori e successori.In tutti i suoi progetti emerge chiara la volontà di utilizzare materiali poveri, come plastica e alluminio, oppure materiali di riciclo. Oltre alla lampada Bulb, altre sue creazioni sono entrate nella storia del design: Hearts Attack del 1997, formata da 48 cuori luminosi che possono essere orientati a piacere; Zettel’z, sempre del 1997, un originale lampadario formato da tanti fogliettini di carta, sorretti ad una struttura metallica tramite graffette, su cui scrivere le proprie annotazioni, poesie, disegni o altro; Luccellino (1989) una lampadina alata in cui sono state utilizzate vere piume d’oca; e ancora Birds, birds, birds (1992), Porca Miseria! (1994), MaMo Nouchies (1998). Come quando ci si trova davanti ad un’opera d’arte, una lampada di Ingo Maurer non può lasciare indifferenti: suscita in noi reazioni contrastanti e non possiamo fare a meno di accoglierne la provocazione, mai aggressiva o violenta, ma sempre ironica e divertente.Oltre alla progettazione e produzione di lampade, i suoi progetti abbracciano anche vere e proprie installazioni luminose in luoghi sia pubblici che privati, che possono essere considerate quasi delle performance artistiche. La prima mostra che consacra il designer è quella di Parigi nel 1989, tenutasi presso la Fondation Cartier, da titolo “Ingo Maurer: Lumière Hasard Réflexion”, in cui, attraverso l’allestimento di dodici diversi ambienti, riesce a dare libero sfogo al suo estro creativo, ricevendo il giusto consenso. I numerosi premi e riconoscimenti ricevuti negli anni hanno avuto come culmine il Design Award della Repubblica Federale di Germania nel 2010 e il Compasso d’Oro alla carriera nel 2011.

Matti Klenell

Matti Klenell, classe 1972, vive e lavora a Stoccolma. Nel 1999, appena uscito dalla Konstfack, l’illustre accademia d’arte, artigianato e design di Stoccolma, inizia a lavorare come designer per svariate aziende europee e asiatiche. Fra i suoi clienti spiccano Iittala, NakNak, Källemo, Moooi, Bals Tokyo, Muuto e Örsjö, solo per citarne alcuni. Contemporaneamente, si afferma come artista del vetro, sviluppando uno stile personalissimo e inconfondibile, che gli vale numerose mostre personali e commesse per opere d’arte pubbliche. Queste due carriere parallele spesso interagiscono e si influenzano reciprocamente.Il suo lavoro è caratterizzato da un’incredibile varietà di progetti che uniscono arte, artigianato e design e che hanno dato vita a un nuovo e originale approccio al design scandinavo tradizionale. “In un certo senso, penso che il mio metodo di lavoro possa essere definito vecchia scuola. Ha molto in comune con i primi anni dell’industrialismo, quando il termine industrial designer non era ancora stato coniato. All’epoca, gli industriali ingaggiavano gli artisti perché creassero oggetti d’uso comune. So che il mio lavoro ha un’immagine romantica, ma è anche molto concreto. Il mio obiettivo è coniugare doti artistiche, conoscenza del mondo produttivo industriale e consapevolezza delle esigenze dell’architettura moderna.I progetti artistici che sviluppo possono essere visti come un laboratorio personale in cui esploro materiali, tecniche di produzione e comportamenti umani senza limiti, se non quelli imposti da me. Naturalmente, questa esperienza va poi ad arricchire i progetti che sviluppo per i miei clienti”. L’innovativo processo creativo di Matti Klenell è all’origine di numerosi riconoscimenti, come l’Excellent Swedish Design Diploma, il +1 Award e il German Red-dot Design Award. Nel 2003, ha ricevuto anche il Ljunggren Design Prize.Le sue opere possono inoltre essere ammirate in diversi musei svedesi e internazionali.

Ilmari Tapiovaara

Il finlandese Yrjö Ilmari Tapiovaara (Tampere, 1914- Helsinki, 1999), è stato uno dei più grandi designer del Novecento, esponente di spicco del design scandinavo del dopoguerra. Dotato di uno straordinario talento, divenne famoso per i suoi mobili funzionali, come le sedie impilabili e gli arredi assemblabili dopo la consegna. I suoi interessi erano tanto vasti quanto la sua creatività, infatti nella sua lunga carriera si è dedicato anche alla scultura in legno, alla grafica, al design di tessuti, oltre a distinguersi come insegnante, imprenditore e art director.Dopo la laurea in design d’interni e alcuni stage presso la Artek di Alvar Aalto a Londra e lo studio di Le Corbusier a Parigi, rientra in Finlandia e lavora come art director nel mobilificio Asko Industries dove concepisce il suo primo arredo, realizzato interamente in legno, il tavolino Tee Tee. Ossessionato dalla ricerca della sedia perfetta, che coniugasse funzionalità, ergonomia e accessibilità, il designer arriva a concepire quella che è considerata la sedia scandinava per antonomasia. Si tratta della Domus Chair, detta anche The Finn Chair, ancora oggi prodotta e venduta da Artek, disegnata nel 1946, insieme alla moglie Annikki, come parte della serie di arredi per studenti, destinati alla residenza universitaria Domus Academica a Helsinki. La sedia è impilabile e caratterizzata da una struttura in massello di betulla, seduta e schienale ergonomici in impiallacciatura di betulla, e dai famosi braccioli accorciati per poter fare scorrere la sedia sotto il tavolo e guadagnare spazio prezioso, soprattutto nelle anguste camere degli studenti della residenza. Il successo della sedia, prodotta in serie, portò alla coppia ordini da istituzioni pubbliche come scuole, università, esercito.Nel 1951 Ilmari e Annikki Tapiovaara aprono il loro studio e lavorano per banche, uffici, negozi e alberghi. Nel 1952 Ilmari è invitato a insegnare all’Illinois Institute of Technology di Chicago, e coglie l’occasione per lavorare nello studio di Mies van der Rohe. Sostenitore del design democratico, accessibile a tutti, era sempre alla ricerca di nuove soluzioni per migliorare gli oggetti quotidiani. I suoi pezzi di design, tutti rigorosamente in legno, materiale da lui prediletto, sono icone senza tempo, volutamente astratti e puri nella forma, come per esempio il tavolino Trienna (1953), la serie di sedute Pirkka (1955), la sedia Mademoiselle, con la versione a dondolo (1956), la collezione di tavoli e sedute Kiki (1959). Nella sua lunga carriera, Ilmari Tapiovaara ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui sei medaglie d’oro alla Triennale di Milano tra il 1951 e il 1964, il Good Design Award a Chicago nel 1951 e altri premi in Finlandia. Yrjö Ilmari Tapiovaara muore a Helsinki nel 1999. I suoi mobili sono oggi distribuiti da Artek. Lo stato Finlandese ha emesso una moneta commemorativa da 2 euro in occasione del centenario della sua nascita, nel 2014.

Francesco Polare

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