Norbert Wangen

Nasce a Prüm, in Germania nel 1962. Si laurea in architettura presso la Technical University di Monaco di Baviera. Nel 1995 partecipa a diverse fiere a Monaco e New York con un prodotto brevettato: la sedia Attila entrerà nella collezione Vitra Design Museum. Nello stesso anno, durante la ristrutturazione di un appartamento a Monaco, inventa la prima cucina con piano scorrevole: k2 presentata nel 2000 in occasione delle fiere del mobile a Colonia, Milano e Chicago. Nel 1998 viene selezionato fra i 100 migliori architetti d’interni e designers dalla rivista Architektur & Wohnen.Nel 2002 viene presentata, a Colonia e Milano, la cucina k10 con un nuovo sistema di aspirazione. Nel 2003 il marchio norbert wangen viene ceduto a Boffi. Negli anni successivi la collezione di cucine si arricchisce con k11 e k12. Nel 2004 Norbert Wangen viene premiato dalla rivista Wallpaper come migliore domestic design. Nel 2007 presenta la cucina k14 (innovativa per la purezza delle linee e l essenzialità del design); il lavabo in marmo di Carrara L10 e la rubinetteria cucine e bagni w1.Nel 2008 arricchisce la collezione bagni con l introduzione del sistema mobili B14, che nel 2010 si evolve in B15.Nel 2009 presenta la cucina k1; nel 2012 il bagno b20 e 21 e la cucina k20. Nel 2014 collabora al progetto di design di interni per l’Hotel Flushing Meadows di Monaco. Nel 2015 Norbert Wangen è stato selezionato da Wallpaper come uno dei 100 migliori product designers. Nel 2018 la cucina K20 evolve in K21. Nel 2019 la serie K si arricchisce dei nuovi modelli K5, K6 e K6+6

Patrick Jouin

Nato a Nantes, in Francia, nel 1967, Patrick Jouin si diploma all’ENSCI – Les Ateliers (École National Supérieure Création Industrielle) di Parigi nel 1992. Lavora come designer alla Compagnie Internationale des Wagon-Lits e nel 1993 inizia una breve collaborazione con Nordmende, azienda che produce televisori sotto la direzione artistica di Philippe Starck, nel cui studio lavorerà poi fino al 1999. Jouin firma le proprie creazioni tra arti decorative e industrial design dal 1998: sedie, divani e letti, un progetto d’auto e stand per vari saloni dell’automobile, in collaborazione con Imaad Rahmouni. Sarà poi Alain Ducasse, celebre cuoco francese, a portarlo alla ribalta internazionale dandogli la possibilità di realizzare l’architettura d’interni e l’arredamento di ristoranti a Parigi e a New York.Oltre a occuparsi di industrial design con il proprio studio, il Patrick Jouin ID, si dedica anche a progetti di interior design attraverso la Jouin Manku, fondata nel 2006 insieme al collega Sanjit Manku; per loro non c’è linea di separazione tra architettura e design ma ogni questione legata allo spazio e alla sua relazione con l’uomo – in ogni scala – è occasione per esprimere l’unitarietà del progetto. Progetta arredi di design per alcune tra le aziende più note del settore; tra le collaborazioni più longeve ci sono quelle con Porada, che conta tra i suoi prodotti più recenti i tavolini Leaf, e con Pedrali, per cui ha progettato diverse serie di imbottiti di successo, tra i quali la collezione di poltrone dalle linee sinuose Ila. Per Cassina disegna una famiglia di prodotti (tavolo, sedie, divano, complementi) che debutta al Salone del Mobile di Colonia nel 2003. Collabora con Kartell, Alessi, Puiforcat, JC Decaux, Fermob, Pedrali, Busnelli. Per FIAM la vetrina in vetro curvato Aura e il tavolo in vetro Magma.La carriera di Patrick Jouin è consacrata nel 2009 con una mostra monografica al Centre Pompidou intitolata La substance du design dove vengono presentati i suoi primi progetti e due opere realizzate per la città di Parigi: le stazioni del Vélib’, sistema di bike sharing promosso dall’amministrazione nel 2007 e le “sanisettes”, toilette pubbliche dal caratteristico profilo ondulato che emergono dai marciapiedi come piccole architetture. Molte delle sue realizzazioni sono presenti nelle collezioni permanenti di musei di tutto il mondo, tra le quali la collezione “Solid” al MoMA (Museum of Modern Art di New York), che nel 2004 fu la prima serie di mobili a grandezza naturale realizzata con l’ausilio della tecnologia della stampa 3D. Nel 2011, riceve il Compasso d’Oro per la creazione PastaPot disegnato per Alessi in collaborazione con Ducasse. Tra gli interventi di interior design si ricordano: il bar-ristorante di Alain Ducasse all’Hotel Plaza Athénée, il ristorante di Louis XV, lo showroom di Van Cleef and Arpels, e altre numerose aree commerciali e di ristoro in Europa, Asia e Stati Uniti.

Pascal Mourgue

Pascal Mourgue è soprattutto un artista. Si è diplomato alla scuola Boulle (scultura) e all’Ensad (Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs). Ha iniziato a disegnare mobili nel 1962, pur continuando ad essere un artista prolifico. Mai apertamente alla ricerca di pubblicità, Pascal Mourgue ha sempre valutato l’integrità artistica al di sopra dei risultati commerciali. Questo amore per l’arte lo ha portato a lavorare in campi diversi come la progettazione di barche a vela per Cartier, oggetti in cristallo per Baccarat, architettura, pittura e scultura. Fino agli anni ’80 non aveva mai disegnato mobili per la casa. Nel 1994 nasce una lunga e proficua collaborazione tra Pascal Mourgue e Ligne Roset. Calin è stata la sua prima offerta, basata sull’insolito concetto di fornire lo stesso livello di comfort in un divano come in un cuscino. Le sue creazioni hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. Ha vinto il Red Dot Best of the Best Awards per Ligne Roset, e più recentemente il Downtown ha seguito l’esempio.

Paolo Ulian

Designer di formazione, ha la capacità di mettere insieme frammenti per farne oggetti esatti, etici e significanti, la cui presenza interroga silenziosa perché quei frammenti sono pezzi di idee, a lungo meditate, e di esperienza fisica dei materiali e delle forme, che continuano a vibrare nella loro raggiunta, nuova, finitezza. I suoi percorsi, condivisi con il fratello Giuseppe, si perdono nelle pieghe tortuose del progetto e della sperimentazione e raggiungono la meta nella sintesi e nello scarto di ciò che è superfluo e non funzionale alla migliore resa dell’idea. Da qui, forse, l’assoluta mancanza di gerarchie fra gli elementi intrinseci e formali di tutto quello che fa.Studia all’Accademia di Belle Arti di Carrara e successivamente si iscrive all’Isia di Firenze dove si diploma in industrial design. Nel 1990 lavora come assistente nello studio di Enzo Mari. Espone al Salone Satellite nel 2000 e vince il primo premio Design Report Award. Nel 2009 si tiene la sua prima mostra personale alla Fabbrica del Vapore curata da Beppe Finessi. L’anno seguente viene presentata “Tra gioco e discarica” la sua seconda mostra personale alla Triennale di Milano, questa volta curata da Enzo Mari. E’ invitato alla VI edizione del Triennale Design Museum del 2013 dove realizza un’installazione dedicata all’opera di Vico Magistretti. Nel 2014 e 2015 progetta gli allestimenti delle esposizioni annuali alla Fondazione Magistretti. Nel 2016 gli viene dedicata una grande mostra personale al Palazzo Mediceo di Seravezza. Parallelamente al suo lavoro di designer ha svolto attività didattica presso importanti atenei e scuole di design. Ha collaborato con Droog Design e con aziende italiane come Driade, Fontana Arte, Danese, Zani&Zani, Azzurra Ceramiche, Up Group, Zava Luce, Antonio Lupi e Bufalini. Nel 2020 ha curato l’allestimento della mostra antologica di Enzo Mari curata da Hans Hulrich Obrist e Francesca Giacomelli che si é tenuta alla Triennale di Milano. Alcuni suoi progetti sono entrati nella collezione permanente del Triennale Design Museum, del London Design Museum e del Montreal Museum of Fine Art.

Paolo Piva

Paolo Piva (Adria 1950 – Vienna 2017) è stato uno dei più importanti architetti e designer italiani. Nel 1968 si iscrive allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) dove studia architettura e arti visive. A Venezia ha modo di frequentare personalità del calibro di Manfredo Tafuri, Carlo Aymonino e Carlo Scarpa. Si laurea nel 1973 con una tesi storica dal titolo “Social Housing in Vienna from 1918 to 1934”, ma già disegna mobili per la Fama di Adria, all’epoca uno dei più importanti mobilifici del Polesine. La sua carriera si divide tra la progettazione architettonica, l’insegnamento e il design di prodotto. Nel 1975 collabora con l’Istituto di Storia ed Architettura di Venezia nell’allestimento della mostra “Vienna rossa: la politica residenziale nella Vienna socialista”, che riprende l’argomento della sua tesi. Questo evento lo avvicina ad uno dei partner della mostra, ovvero l’Accademia di arti applicate di Vienna (Akademie Der Angewandten Kunst), con la quale intreccia una collaborazione che lo porta a dividersi tra Venezia e Vienna, dove insegna design dal 1988 e dove risiede con la famiglia.La sua carriera di architetto e designer procede di pari passo. Tra i più importanti edifici realizzati da Paolo Piva ci sono l’Ambasciata del Kuwait nel Qatar (1980), la ristrutturazione della sede centrale di Charles Jourdan a Parigi (1985), il restauro del Palazzo Remer a Venezia (1986). Nel campo del design di prodotto, Paolo Piva collabora con alcuni dei più prestigiosi brand del settore già dagli anni ’70. Il concetto che sta alla base del lavoro di Paolo Piva è semplice: ogni oggetto deve essere caratterizzato da bellezza estetica e deve durare nel tempo. Questo implica necessariamente l’utilizzo di materiali di alta qualità e un’attenzione quasi maniacale per ogni piccolo dettaglio. Il suo design essenziale e minimalista è stemperato da elementi geometrici decontestualizzati, che caratterizzano il suo stile.Dalla lunga collaborazione con B&B Italia sono scaturite creazioni ormai divenute delle icone del design, come per esempio il tavolino Alanda (1980), prodotto in numeri limitati. Comparso sul set del film American Psycho e oggetto ricercatissimo dai collezionisti, è stato rieditato postumo nel 2018 da B&B Italia con il nome Alanda ’18. Molti altri oggetti disegnati negli anni ’80, ormai fuori produzione, sono divenuti oggetti da collezione, come la lampada Oliver per Lumenform (1978), il divano Arca e le sedie Arcadia in pelle, sempre per B&B Italia (1985), le lampade Meridiana per Stefano Cevoli e Lazy Light per Luxo. Nella sua lunga carriera Paolo Piva ha disegnato cucine per Burelli Cucine, Poliform e Dada, sedie per Thonet, poltrone e divani per Wittmann. Alcuni pezzi sono stati rieditati e rimessi in produzione, come la sedia Aura o il divano Camin di Wittmann, lo sgabello DS218 di de Sede, il divano Boss di Giovannetti, oltre al già citato tavolino Alanda. Tra le collezioni più recenti, le cucine componibili Artex e Alea e il letto Onda per Poliform, il divano Andy’13 e il pouf-tavolino Area per B&B Italia.

Paolo Pallucco

Paolo Pallucco e Mireille Rivier, architetti capaci di lasciare un segno preciso del loro passaggio. Siamo nei primi anni Ottanta, fin da subito si affermano nel panorama internazionale per l’approccio anticonformista al mondo del design. Progettisti di chiara fama amano confrontarsi con designer atipici, creando prodotti irripetibili.

Paolo Lomazzi

Paolo Lomazzi, prima del 1966, anno della costituzione dello Studio De Pas D’Urbino Lomazzi, fonda con Lorenzo Roschi e Carlo Jachino lo Studio S24 in via Solferino 24 a Milano, e in seguito, con Carla Scolari, lo Studio Lomazzi-Scolari. Insieme a Jonathan De Pas e Donato D’Urbino sviluppa un’attività progettuale caratterizzata dall’uso di segni, materiali e tecnologie industriali: lo studio progetta e realizza una serie di strutture pneumatiche per la XIV Triennale di Milano e per il Padiglione Italiano all’Expo Mondiale di Osaka. Nel 1967 realizza, prodotta da Zanotta, la poltrona gonfiabile Blow.De Pas D’Urbino Lomazzi progettano edifici industriali e residenziali ed estendono il loro intervento alle diverse aree del prodotto di design: attrezzature per la casa, l’ufficio e i luoghi di vendita ed esposizione, sanitari, illuminazione, elettronica, collaborando con alcune tra le più note ditte italiane, tra le quali Acerbis, Artemide, Alessi, BBB Bonacina, Bellato-Pallucco, Bonacina Pierantonio, Cassina-Marcatre, Driade, De Padova, Giannini, Lualdi, Lumina Italia, MDF Italia, Naos, Valli & Valli, Poltronova, Quattrocchio, Robots, Scavolini, Stilnovo, Tonelli, Zanotta, Zerodisegno e, all’estero, Roset, Koizumi e Santa&Cole.Dopo la morte improvvisa di Jonathan De Pas nel 1991, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi hanno proseguito con passione l’attività avviata con l’amico scomparso. Nel 2017 sciolgono lo storico sodalizio e continuano l’attività singolarmente. Paolo Lomazzi unisce all’attività progettuale la docenza al Politecnico di Milano – Facoltà di Design, dal 2001 al 2007, all’Università IUAV di Venezia – Facoltà di Design, dal 2005 al 2010 e all’ISAI di Vicenza dal 2010 al 2015. Nel 2018 gli viene conferito il premio Compasso d’Oro ADI alla carriera.

Paolo Grasselli

Diplomato all’ISIA di Firenze. Si occupa di design e art direction. Tra i suoi clienti: Alessi, Arcade, Bonaldo, BRF, Cellularline, Ditre, Felicerossi, Tonelli, Saba, Play+, Olivetti, Viro, Modoluce, Viabizzuno. Dal 2003 inizia a collaborare con l’azienda Modoluce per la quale disegna diverse collezioni di lampade. Dal 2008 al 2017 è art director dell’azienda di biocamini Horus. Dal 2017 art director dell’azienda di casalinghi Mopita e dal 2021 della cristalleria Galbiati. Suoi oggetti sono stati esposti presso il Deutsches Architektur Museum di Francoforte e presso Felissimo design house di New York. Premiato al GranDesign International Award e al Nagaoka Technopolis International Design Competition. Selezionato all ADI design index con il lettino Nidami di Play+

Philippe Starck

Philippe Starck è nato a Parigi nel 1949. Figlio di un ingegnere aeronautico, impara dal padre ad organizzare il lavoro in modo rigoroso. Frequenta quindi l’Ecole Nissim de Camondo di Parigi e qui sviluppa il suo interesse per il design e l’architettura. Nel 1969 progetta una casa gonfiabile, premiata anche al Salon de l’Enfance, dimostrando precocemente quell’ironia e quel gusto per la dissacrazione che spesso caratterizzeranno il suo lavoro.Nel corso della sua carriera, Philippe Starck ha sempre messo in atto la sua personale visione del “design democratico”, che lo spinge a progettare oggetti che migliorino la vita di tutti, destinati non ad una élite, ma al maggior numero di persone possibile, e a prezzi accessibili a tutti. Spinto da questa missione, ha disegnato un grandissimo numero di oggetti di uso quotidiano, tutti rigorosamente prodotti in serie, evitando dunque le edizioni limitate, proprio perchè in quanto tali sarebbero destinate a pochi. Philippe Starck non si è però limitato al design di prodotto, ma ha anche progettato architetture di ogni tipo, dagli alberghi di lusso ai night club, fino ad arrivare a progettare moduli abitativi per il turismo spaziale privato, diventando forse il più visionario dei designer attivi sulla scena internazionale contemporanea.Molti dei suoi progetti sono diventati vere e proprie icone del design, come lo spremiagrumi Juicy Salif disegnato per Alessi nel 1989. Per Kartell progetta nel corso degli anni diverse sedie: La Marie, che è stata la prima sedia stampata in monoblocco di policarbonato trasparente, con un processo di stampaggio innovativo; la Louis Ghost (2000), che ha ottenuto un grande successo di pubblico, venduta in oltre un milione di pezzi; la A.I (2019), la prima sedia realizzata interamente tramite l’intelligenza artificiale. Nel campo dell’illuminazione, importanti sono i progetti nati dalla collaborazione con il brand Flos, come l’iconica Miss K da tavolo in policarbonato e la collezione In Vitro, in vetro e metallo verniciato. Destinate all’arredo bagno sono invece le diverse collezioni disegnate per Duravit (Starck, Cape Cod e Me), e l’innovativo progetto di miscelatori Axor Starck in acciaio e vetro.

Philippe Nigro

Il designer francese Philippe Nigro (Nizza, 1975) ha studiato Design di prodotto a L’Ecole Boulle di Parigi ma ha sempre avuto un forte legame con l’Italia, e con Milano in particolare. Arriva nel capoluogo milanese nel 1999 per fare uno stage presso lo studio di Michele De Lucchi, e rimane per dodici anni. Altrettanto forte è il legame con il Salone del Mobile e il FuoriSalone, dove debutta con De Lucchi e torna nel 2013 con una collezione disegnata per Hermès, Necessaire d’Hermès: una panca con cassetti nascosti, pouf, tavolini, appendiabiti e paraventi, complementi d’arredo “necessari” per assolvere le funzioni abitative fondamentali di sedersi, riporre, separare. La consacrazione tra i grandi nomi del progetto contemporaneo arriva nel 2009 grazie a Confluences, il divano progettato per Ligne Roset come una composizione di forme che si incastrano una nell’altra e invitano a sedute informali. Confluences segna anche l’inizio di una proficua collaborazione con il brand francese, per il quale disegna decine di prodotti, di cui due, T.U, e Confluence, sono presenti nelle collezioni del Centre Pompidou e del Musée des Arts Décoratifs di Parigi, insieme alla seduta Twin chair disegnata per il brand francese VIA.Tra i più recenti mobili disegnati da Nigro per Ligne Roset c’è Hémicycle: frutto di una partnership tra il brand e Mobilier National, è una seduta adatta sia all’uso domestico sia a quello pubblico. Tra le aziende italiane con cui collabora Philippe Nigro ci sono: De Padova, per cui ha disegnato la collezione Pilotis, composta da poltrona, pouf e divano a tre posti, e la poltroncina Albereta; Zanotta, con cui firma la poltrona con struttura ad incastro Louise; Novamobili, con il letto imbottito Tape, lo scaffale modulare Pontile e la madia modulare Belt; Et al., con la famiglia di sedute in metallo Shade; Lithea, con il rivestimento da parete tridimensionale Imbrex, ispirato ai tetti del mediterraneo; Lea Ceramiche, con la collezione Filigrane, reinterpretazione in gres porcellanato del marmo che supera il concetto di imitazione per liberare il concetto di “falso” da qualsiasi accezione di giudizio negativo.Per Gebruder Thonet Vienna firma la collezione Promenade – una famiglia di imbottiti che lavora con il legno a sezione trasversale quadrata anziché rotonda, utilizzata per la prima volta nel 1906, per realizzare una struttura a vista che avvolge la seduta imbottita – e Beaulieu, una sedia e una poltroncina caratterizzate dalle curve sinuose della struttura, che si incontrano e si sovrappongono una sull’altra. Oltre che come designer, Philippe Nigro progetta anche scenografie, come quella per la 7°edizione del Triennale Design Museum “Il Design Italiano oltre le Crisi”, lo stand di Lexus all’edizione del 2015 del Salone del Mobile di Milano e l’installazione Ultralin, Paris Place des Vosges e Sololino a Milano per la Confederazione Europea del Lino e della Canapa.

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