Marilyn Minter

Jack Pierson

Robert Knoke

Richard Prince

Paul Odekerken

Da vero amante della trama, della struttura e del colore, l’artista visivo olandese Paul Odekerken realizza opere che nascono da un materiale, il più delle volte argilla, permettendo all’intuizione di guidare le sue mani verso il risultato finale. Un artista affermato a pieno titolo, nutre la convinzione che la bellezza abbia un modo di evocare emozioni e parlare all’umanità a un livello più profondo di quanto possano fare le parole. Creatore fin dalla prima infanzia, Odekerken decise di proseguire gli studi artistici all’inizio degli anni ’70. Ha frequentato la Jan van Eyck Academie di Maastricht. La sua collaborazione di lunga data con Domani ha portato a numerose collezioni, tra cui Havanna, che è stata introdotta nel 2020.

Saturno Buttò

Nato a Portogruaro (VE) nel 1957, studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, diplomandosi nel 1980. La sua opera è caratterizzata da una personalissima interpretazione formale dell’arte sacra europea e da una perizia tecnica impeccabile, che ricorda quella dei grandi maestri della nostra tradizione pittorica. In continuo conflitto tra erotismo e dolore, trasgressione ed estasi, i pregiati dipinti su legno di Buttò sviscerano la visione intransigente e contraddittoria dell’iconografia religiosa occidentale nei confronti del corpo, da un lato esibito come oggetto di culto, dall’altro negato nella sua valenza di purissima bellezza erotica. Ne scaturisce un’affascinante tensione che esalta innanzitutto la figura umana, che nella sua opera è da sempre al centro della scena.Buttò, dopo più di un decennio trascorso nel proprio studio a perfezionare la tecnica ad olio, inizia la sua carriera espositiva nel 1993, anno in cui viene pubblicata anche la sua prima monografia: ”Ritratti da Saturno: 1989-1992”. Da allora seguono numerose esposizioni personali in Europa, Asia e negli Stati Uniti. Successivamente ha pubblicato altri quattro cataloghi monografici: ”Opere 1993-1999” e “Martyrologium ” (2007) e “Saturnicore (2013) e “Breviarium Humanae Redemptionis” (opere dal 2007 al 2014) L’artista vive e lavora a Bibione in provincia di Venezia.

Piero Cane

Stefano Fioresi

Stefano Fioresi nasce a Modena il 28 luglio 1965. Dopo il diploma artistico, intraprende differenti esperienze a livello professionale, in Italia e all’estero. Tra le commissioni di particolare rilevanza, risulta la realizzazione di una serie di pannelli per la sede Ferrari di Maranello riproducenti la visione complessiva degli stabilimenti della casa del Cavallino (1990). Dalla fine degli anni Novanta si dedica a una personale ricerca artistica che unisce l’osservazione dell’attualità a uno stile espressivo unico, caratterizzato dall’utilizzo di una pittura granulosa che all’acrilico mescola polvere di marmo seguita da una stesura finale di resina. Crea un nuovo linguaggio visivo che si costruisce attraverso fasi successive a partire dalla ripresa fotografica, e che, nelle rielaborazioni seguenti, risente dell’influsso dei media e delle immagini pubblicitarie. I numerosi viaggi in Italia e all’estero, tra Europa e America, arricchiscono il suo patrimonio visivo di un repertorio di immagini in cui la città diventa soggetto o scenario della sua opera.Tra le principali mostre a partire dall’inizio del Duemila, ricordiamo nel 2003 la personale “NYC – New York City”, a cura di Maurizio Sciaccaluga, presso la Galleria Factory di Modena, dove lo sguardo si posa sulla città di New York e sui suoi passanti; nel 2006 la mostra MUSEUM, dedicata alla rivisitazione dei classici della storia dell’arte, presso la Chiesa di Sant’Onofrio “il Fuligno” a Firenze, a cura della Galleria San Lorenzo, con testo critico Anna Caterina Bellati. Di particolare rilievo inoltre la partecipazione alla 52 BIENNALE DI VENEZIA del 2007 con l’evento collaterale “Caos project”, tenutosi presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, a Venezia, dove presenta una installazione di forte impatto visivo, costituita da 80 opere che ripetono 12 soggetti diversi realizzati con la tecnica degli stencil e spray su una texture di “santini” propagandistici. Sempre dedicata agli skyline della metropoli newyorkese in rapporto alle visioni notturne di Parigi, la personale “NIGHT ‘N’ NUIT” del 2008 alla Galleria San Lorenzo di Milano, a cura di Chiara Canali, mentre con la personale del 2012 “re-Visiting MoMA” alla Galleria MOdenArte di Modena, l’attenzione è volta a cogliere l’emozione dei visitatori che percorrono le stanze del Museo d’Arte Moderna di NY.Del 2013 è l’invito a partecipare al “64° Premio Micchetti: La Bellezza Necessaria” al Museo di Palazzo San Domenico di Francavilla al Mare e, successivamente, la realizzazione della mostra personale “Pop & The City” alla Galleria Studio C41 di Parigi, a cura di Elisa Bertacchini-Benzaquen. Tra i progetti pubblici ricordiamo la presenza nell’Esposizione Internazionale di Scultura ed Installazioni “OPEN”, con una installazione al Lido di Venezia nelle edizioni del 2006, 2010 e 2013. Significativo, nel 2015, l’invito a partecipare alla collettiva “Self: Portraits Of Artists In Their Absence” presso il National Academy Museum di New York, a cura di Filippo Fossati, Diana Thompson e Maurizio Pellegrin. Stefano Fioresi vive e lavora a Modena e in qualunque città gli capiti di visitare con spirito da flâneur contemporaneo.

Giuseppe Linardi

Giuseppe Linardi è nato a Buenos Aires nel 1971. Giovanissimo si è trasferito a Follonica, in Toscana, dove vive e lavora. Ha frequentato il Liceo Artistico di Grosseto e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Sebbene la prima fase del lavoro dell’artista sia stata dedicata all’Iperrealismo, il suo stile si è sviluppato in maniera più spontanea, passando attraverso varie tecniche e soggetti: dalle nature morte e i paesaggi ai grandi ritratti iperrealistici, dalle tecniche pittoriche del dripping alle sculture e alle installazioni. Negli ultimi anni, nella piena convinzione che ogni idea debba essere sviluppata attraverso mezzi appropriati, l’artista ha realizzato diversi progetti, muovendosi sempre al confine tra astrazione e figurazione.Oggi “decodifica” è la parola chiave del lavoro pittorico dell’artista. Le immagini che ha dipinto in passato, cercando di renderle il più possibile reali, quasi palpabili, vengono ora sezionate, smembrate e ridotte al limite della figurazione. Quella pittura così perfetta, realizzata in modo quasi maniacale, ora esplode e si frantuma in pennellate. Questi segni di schizofrenia, chiamati “codici” dall’artista stesso (da cui il nome “decodifica” dato alla sua tecnica), sono gli elementi costitutivi della sua nuova ricerca artistica. Si tratta di una tecnica pittorica che gli permette di dipingere più liberamente rispetto al passato, quando si atteneva alle regole della pittura iperrealista accademica. La sua tecnica attuale è il risultato di una lunga ricerca, di una sperimentazione sui soggetti, di una decostruzione e ricostruzione delle immagini.Tutte le immagini che dipinge con questa tecnica richiedono una profonda capacità di lettura, uno sforzo visivo che viene ripagato dalla scoperta del soggetto, che si svela lentamente e si arricchisce continuamente di nuovi dettagli. Le opere di Giuseppe Linardi sono un’esperienza ottica da non perdere. Le sue tele luminose sono fonti di sensazioni ottiche sconcertanti come immagini di occhi magici o schermi interattivi. Davanti ai suoi quadri gli spettatori rimangono ipnotizzati dalla decodifica dei segni che li riportano al caos di alcuni aspetti della vita quotidiana. L’abile manipolazione dei pigmenti dell’artista trasforma le immagini statiche in vibranti animazioni che diventano metafore dell’intricato disegno dell’universo.

Cristina Stifanic

L’artista, croata di origine a di nazionalità italiana, rivisita a suo modo il mondo di Diabolik per dare vita alle Diabolik Pop Ikon. Una serie di opere che colpiscono lo spettatore con i colori, con la tecnica, ma soprattutto con i soggetti delle tele. Personaggi tratti dalla ultracinquantenaria saga di Diabolik, ma non i protagonisti del celeberrimo fumetto noir, non il Re del Terrore o Eva Kent: lo spazio è tutto per i personaggi secondari. Norma, Mascia, Jonas, Anna Karena, sono solo alcuni dei volti-icona che, per la loro funzione pop, ricordano Warhol e Lichtenstein, arricchiti di sfumature ipercontemporanee: materiali come polveri fluorescenti, smalti, glitter, colori acrilici, cristalli e tecniche pittoriche, si fondono, infatti, al linearismo del fumetto. Il fumetto noir diventa un mezzo per porsi domande inquietanti su temi che ci appartengono.

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