Titti Fabiani

Architetta e designer di mobili, illustratrice di libri e molto altro ancora. In precedenza direttore creativo di spot pubblicitari premiati a livello internazionale (Cannes Lion, Clio, Art directors club NY e Milano). Era il lontano ’69 in una Milano in fermento di idee e di quella nuova strana vena creativa che veniva chiamata design. È in questo clima che Titti Fabiani disegna il Book. Un pezzo che ancora oggi è richiesto e amato in giro per il mondo. Alla radice di questo successo c’è la filosofia che l’ha ispirato: più lineare è il progetto, più sarà bello e durevole.Titti Fabiani è convinta che il design non deve essere moda o stilismo, ma, rispondendo a dei bisogni concreti della gente, offrire soluzioni assolute in ogni tempo. Così, alla ricerca di un modulo che sia il più semplice possibile, non stucchevole e armonico, sceglie il quadrato, che ripetuto nella sequenza delle ante, crea quella armonia, quel senso di ordine caratteristico di questa libreria. Si sovrappone agli elementi personali che vi vengono riposti, li ripara con i suoi vetri dall’aggressione della polvere, crea un ritmo, senza nasconderli. La scelta del quadrato ha anche un senso strutturale. Le ante in massello (soluzione ovvia per far durare il pezzo nel tempo) possono muoversi col passare degli anni, perché il legno è un materiale vivo, e i due traversi orizzontali dell’antina la stabilizzano.Attento studio è stato fatto anche sulla dimensione utile del Book. Il rapporto di due a tre si ripete in continuazione: nel ritmo frontale di un elemento, nella sezione del massello, nel numero di Book necessari per formare un quadrato di due metri per due sulla parete. Naturalmente ci sono un sacco di altre caratteristiche che ne spiegano la validità: dalle battute anti polvere, allo sviluppo della modularità, alla range di colori offerta. Ma alla base di tutto c’è questa invenzione del ripetere un ritmo quadrato all’infinito, inserendosi quindi nello spazio dell’abitare come elemento architettonico.

Gaspare Inglese

Nato a Varese nel 1956, studia architettura a Venezia e Firenze, laureandosi nel 1982. Dal 1983 svolge l’attività professionale d’Architetto orientata prevalentemente alla progettazione ed al controllo tecnico economico del processo di costruzione. Convinto che una corretta proposta architettonica, nei suoi risvolti funzionali e formali, costituisca la sintesi di un processo di maturazione, in continua evoluzione, determinato da esperienze sempre diverse, si impegna nella ricerca progettuale, finalizzata alla messa a punto di sistemi tecnologici e tipologici. All’interno di questa visione, frequenti sono state le incursioni nel design come estrema conseguenza del fare architettura. Design ed architettura dunque si fondono in un’unica esperienza creativa e professionale.

Maurizio Bernabei

Santiago Roqueta

Nato nel 1944 a Barcellona, ​​Santiago Roqueta ha studiato presso la Escuela Técnica Superior de Arquitectura (ETSAB) della città. Ben presto si dedicò al design industriale, fondando la prima casa di editing di design di Barcellona, ​​Snark Design, nel 1969. L’idea era quella di distribuire pezzi classici, pubblicando opere di Gerrit Rietveld, Giacomo Balla e Salvador Dalí, incorporando i suoi progetti negli anni successivi. Nel 1972 BD Ediciones de Diseño ha pubblicato un progetto di Santiago Roqueta che ha significato il suo riconoscimento nel mondo del design industriale. Negli anni ’70 e ’80 Santiago Roqueta iniziò a progettare bar, club e ristoranti, contribuendo alla leggendaria vita notturna di Barcellona. I designer di Barcellona iniziarono a progettare spazi suggestivi che cercavano di rivitalizzare la società dell’epoca, con progetti come il Ristorante Posa (1970), il Ristorante Massana (1975), Salas Zeleste (1973 e 1979) o lo Snooker Club (1985 e FAD premio).Roqueta ha poi intrapreso progetti artistici, disegnando gli interni della Galleria Ciento o gli uffici della casa di produzione Oviedo TV (1985-1998), per la quale ha realizzato anche mobili, e scenografie per film e serie TV. Roqueta ha avuto uno stretto rapporto professionale con Gabriel Ordeig e Carles Riart. Ha collaborato con Ordeig al lighting design e con Riart al furniture design. Dal 1973 in poi Santiago Roqueta è apparso frequentemente su riviste di design come Mobelart, On Diseño o Hogares, diffondendo una nuova visione del design industriale intrecciata con arte, invenzione e artigianato; un’ideologia rivoluzionaria per l’epoca. Inoltre, si è tenuto aggiornato sulle questioni di design essendo membro del consiglio di ADI FAD dal 1976 al 1979.Santiago Roqueta è stato anche coinvolto nell’insegnamento a Barcellona, ​​dove ha insegnato disegno tecnico e design presso l’EINA University Center for Art and Design, ELISAVA School of Design and Engineering e ETSAB dal 1970 in poi. Nel 1981 ETSAB gli ha conferito un dottorato di ricerca per la sua tesi sulla “Pedagogia del disegno”. Nel 1991 gli viene conferita la cattedra presso lo stesso istituto, assumendo anche la carica di direttore. Mentre era a ETSAB, ha contattato Santa & Cole con l’idea di co-pubblicare raccolte di libri per diffondere il lavoro dei maestri del design spagnolo. Di conseguenza, le collezioni Design Classics e Design Contemporaries sono state pubblicate sotto la sua direzione fino alla sua morte nel gennaio 2005. Roqueta è stato l’autore del primo titolo della serie “Design Classics”: la monografia “Antoni de Moragas”. Ha anche sviluppato due master nelle materie di design che ha sempre amato, Architettura, Arte e Spazio e Architettura e Artigianato, di cui è stato direttore.Nel corso della sua carriera, Santiago Roqueta ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio FAD per l’interior design dello Snooker Club nel 1985 o il Silver Delta nello stesso anno, per la sua poltrona Vallvidrera in collaborazione con Carles Riart. Molti dei suoi disegni sono esposti in tutto il mondo, dal Museum of Modern Art di New York al National Art Museum of Catalonia. Persistente e accomodante, Santiago Roqueta incarna la figura dell’insegnante, del mentore e del promotore, lasciando la sua impronta indelebile nel design spagnolo.

Mike Treanor

Dopo aver studiato come architetto, Mike Treanor, da sempre ispirato dalla creatività del design, nel 2009 ha fondato Mullan Lighting, attingendo a stili internazionali visti durante i suoi numerosi viaggi. La sua azienda offre lampade fatte a mano, progettate e prodotte in Irlanda.

Alessandra Bertini

Marta Sansoni

Marta Sansoni, architetto e designer, fiorentina. Progettista di architettura e interior design, per abitazioni private, locali pubblici, allestimenti, lavora in Italia e all’estero. Il suo lavoro combina astrazione geometrica, rigore, gioco spaziale, attenzione ai dettagli e monocromia, creando un rapporto armonico tra luce, oggetti e spazio, identificato dalla forte iconografia del suo segno. Ha partecipato a numerose esposizioni e concorsi nazionali ed internazionali. Il suo progetto intitolato “Un edificio per il Culto” viene pubblicato dalla Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze; selezionato nel 1991 dal Dipartimento di Progettazione per il Salon International de l’Architecture di Parigi, il progetto è esposto nello stesso anno anche al Salone dell’Architettura di Milano e, nel 1992, alla Triennale di Milano. Come Cultore della Materia ha coordinato seminari presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze nell’ambito del corso di Arredamento e Architettura degli Interni tra il 1990 al 1996.Dal 2007 è membro del Consiglio Italiano del Design (CID), organo consultivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 1990 risulta tra i vincitori al concorso “Memory Containers” di Alessi, diventando designer per il brand in modo continuativo e avendo in catalogo, da allora ad oggi, trenta oggetti prodotti. Per Alessi, “Folpo” viene selezionato tra i migliori progetti nel mondo per l’edizione 1999 dell’«International Design Yearbook» e dal 2018 entra nella Collezione Permanente del Design Italiano della Triennale di Milano. Sempre per Alessi , “Cactus!” bowl è stato presente per due volte nel Design Store del museo MoMA di New York tra i Best Sellers – Most Popular & Best Selling Products. E’ stato inserito anche negli store del Museum of Contemporary Art (MCA) di Chicago, il Milwaukee Art Museum (MAM), il Madison Museum of Contemporary Art (MMoCA) Wisconsin e in altri shop dei musei di arte contemporanea a livello internazionale.Dal 2016 “Cactus!” bowl entra nei Super&Popular e nelle “Icone” di Alessi. Il progetto ha avuto negli anni lo sviluppo di una numerosa famiglia di oggetti. Nel 2022 “Potty” (Outline Glass Teapot) tea set per IVV entra a far parte dei products del Moma Design Store di NY. Nel product design ha collaborato o collabora per Alessi, IVV, Martinelli Luce, Studio Italia Design / Lodes, Antinori, Visconti, Serralunga, Bitossi, Pampaloni, Stayer. L’interesse per l’art design ha portato alla nascita di alcuni progetti tra i quali Raw Less sulla ceramica di autore.

Umberto Riva

Umberto Riva, nasce a Milano nel 1928. Studia Architettura allo IUAV di Venezia seguendo le lezioni di Carlo Scarpa. Dopo la laurea, conseguita nel 1959, torna a Milano e intraprende la professione di architetto orientando la propria ricerca nel segno degli insegnamenti di Scarpa ma anche guardando all’opera di maestri come Wright, Le Corbusier, Mackintosh, Chareau, Gaudì; a partire da questi riferimenti persegue una personale e raffinatissima direzione progettuale fatta di colte suggestioni, ragionamenti empirici e innumerevoli disegni. In oltre sessant’anni di carriera ha realizzato architetture, piani urbanistici, interventi di restauro, industrial design, residenze, spazi espositivi, edifici pubblici e opere d’arte. Rifiuta gli estremismi, i dogmi e soprattutto lavorava dialogando sempre con il contesto. Le committenze più frequenti sono inizialmente case unifamiliari, case vacanze e case estive, interventi dove mette in stretta relazione lo spazio interno con l’ambiente circostante. Tra le prime opere realizzate ci sono: Casa di Palma a Stintino in Sardegna (1958-60), Casa a Oliveto Lario progettata con e per l’amico architetto Giacomo Scarpini (1962), Casa Berrini a Taino (1967-68) e Casa Ferrario a Osmate (1975). Interventi molto diversi tra loro, con committenze colte e aperte alla sperimentazione. A questo tema si dedica spesso nei decenni a seguire, divenendo un vero maestro della composizione dello spazio domestico; seguono tra le altre case, Casa Insinga (1989) a Milano e Casa Miggiano a Otranto (1991-1996).Nei panni di designer Umberto Riva rivela un approccio che intreccia pittura e architettura, arte e costruzione, design e artigianato. Collabora con numerosi brand internazionali come Barovier&Toso, Bellato, Bigelli Marmi, Driade FontanaArte, Francesconi, Montina e Tacchini. Sono sostanzialmente due i filoni che esplora: quello dei “vetri illuminati”, il modo in cui l’architetto milanese definisce le sue lampade, in cui si riflette la ricercatezza formale e sperimentale, il suo gusto artistico spesso ispirato da opere di grandi pittori, come nella lampada E63 (1963), concepita per un concorso bandito da Artemide, ma base per lo sviluppo di molte sue successive creazioni (la lampada Franceschina per FontanaArte progettata con Francesca Riva, 1989; la lampada Gi-Gi per FontanaArte, 1990) prodotta con Bieffeplast e recentemente rieditata da Tacchini; e poi c’è il filone degli arredi visti in risposta alla creazione architettonica e quindi alla ricorrenza di matrici e misure geometriche, in una continua riflessione che lo porta ad avere “sempre l’impressione di lavorare allo stesso progetto”. Nei componenti di arredo, inoltre, mostra la dualità tra la sperimentazione contemporanea e il gusto classico, dalle linee semplici ed essenziali, oltre ad una spiccata inclinazione nella scelta del legno come materiale di elezione, sedotto dalle architetture nordeuropee e dalle spazialità di Alvar Aalto.Altro campo di ricerca per Umberto Riva è quello dei musei: nel 1994 è chiamato a ripensare alcuni spazi d’ingresso e la libreria del Palazzo dell’Arte di Milano (Triennale di Milano), confrontandosi con successo con opere preesistenti quali la grande scala di Giovanni Muzio e la Galleria al Piano Terra progettata da Gae Aulenti. Numerosi anche gli allestimenti di cui si occupa a partire dagli anni ‘70, in cui l’architetto sperimenta soprattutto una narrazione curatoriale nella definizione degli spazi museali. Tra questi si ricordano: l’allestimento della mostra “Carlo Scarpa”, presso il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, Vicenza, nel 2000 e l’allestimento della mostra “L’Italia di Le Corbusier”, presso il Museo MAXXI, Roma, nel 2012, in cui Riva si confronta con l’opera di due suoi grandi punti di riferimento. Molti i riconoscimenti ricevuti: nel 1998 viene eletto membro dell’Accademia Nazionale di San Luca di Roma; riceve due volte la Medaglia d’oro da parte della Triennale di Milano, la prima volta nel 2003 per il progetto dei Magazzini Fincantieri di Castellamare di Stabia, con Pierpaolo Ricatti e Cherubino Gambardella, e la seconda alla carriera nel 2018. Nel 2019 durante la Design Week presso la Fondazione Sozzani viene allestita una mostra a lui dedicata e proiettato un documentario sulla sua vita e sul suo approccio alla materia. Umberto Riva muore nel 2021 nella sua casa di Palermo.

David Pellegrini

Laureato in architettura allo IUAV di Venezia, è attivo nella progettazione architettonica , collaborando anche con alcuni studi di architettura e ingegneria nella stesura di progetti architettonici e urbanistici di piccole e grandi dimensioni e aziende del settore del mobile e dell’illuminazione.Nel corso degli anni sviluppa una ricerca progettuale architettonica e urbanistica autonoma, prestando particolare attenzione al tema della sostenibilità, grazie all’esperienza maturata in diversi concorsi nazionali e internazionali. Sperimenta l’uso di materiali quali legno, cartone, reti metalliche, materie plastiche e ne sviluppa le tecniche di lavorazione attraverso la creazione di prodotti per uso quotidiano.

Massimo Morozzi

L’architetto Massimo Morozzi fino al 1972 è stato membro del gruppo Archizoom. Tra il 1972 e il 1977 ha coordinato il Centro Design Montefibre, progettando tessuti d’arredo e contribuendo alla nascita della disciplina del Primary Design. Successivamente entra a far parte del gruppo CDM (Consulenti Design Milano), sviluppando progetti di corporate design coordinato (Aeroporti di Roma) e linee di prodotto (Louis Vuitton – Parigi). Nel 1982 apre il proprio studio e inizia a dedicarsi al settore del design di prodotti per la casa.Innovazione funzionale e approcci fortemente figurativi sono le chiavi del suo lavoro con Alessi e Cassina. Ha sviluppato importanti progetti e creazioni per aziende giapponesi, tra cui una concept car per Nissan. Ha lavorato come Art Director per Edra e ha disegnato diversi prodotti per l’azienda, tra cui il sistema modulare Paesaggi Italiani. Ha tenuto conferenze e seminari ad Amsterdam, San Paolo, Melbourne, Tokyo, Città del Capo, Stoccolma e presso la Domus Academy e l’Istituto Europeo di Design di Milano. Le sue opere sono esposte nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York e del Musée des Arts Decoratives di Parigi.

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