Tapio Wirkkala

Eminente artista e designer, Tapio Wirkkala ha contribuito a rendere famosa la scuola finlandese nel mondo. Quando Wirkkala ha disegnato i suoi primi oggetti per VENINI, a metà degli anni ‘60, era già una figura di fama mondiale, con progetti di spicco nei vari settori del design. L’attività in VENINI ha rappresentato una fase interessante della sua versatile carriera e, al tempo stesso, ha influenzato profondamente il mondo vetraio muranese. È stato Tapio Wirkkala a valorizzare la tecnica a “Incalmo”. che egli spesso ha abbinato alla “Mezzafiligrana” e alle “Murrine”, grazie all’abilità dei maestri vetrai e alla ricca palette cromatica. Le sue opere sono presenti nei maggiori musei del mondo.

Luisa Bocchietto

Architetto e designer. Laureata a Milano nel 1985 alla Facoltà di Architettura con il Prof. Marco Zanuso, con una tesi in Disegno Industriale, diplomata contemporaneamente presso IED in architettura d’interni. Da allora lavora con proprio studio a Biella come libero professionista. Collabora come visiting professor con università e scuole di design. Ha scritto testi di architettura e design, realizzato conferenze in Italia e all’estero. I suoi progetti sono stati pubblicati da riviste del settore. Ha scritto “Abitare nel Biellese” su incarico della Provincia di Biella. Nel 2008 ha ideato la Mostra “D come Design” per la valorizzazione del design femminile (Torino, Orta, Alessandria d’Egitto) e curato il volume e la Mostra “POP Design” al Filatoio di Caraglio (CN). Ha realizzato progetti di recupero urbano (Piano del colore del Piazzo), di urbanistica, restauro e risanamento conservativo di molti edifici vincolati dalla Soprintendenza, progetti di abitazioni private, arredi su disegno. Nel campo del design ha lavorato per aziende del settore del mobile realizzando progetti di direzione artistica e di prodotto, stand e allestimenti presso le più importanti fiere del settore. Partecipa con continuità a numerose Giurie Internazionali per la selezione di progetti e prodotti.A fianco dell’attività professionale svolge attività a sostegno della qualità del progetto. E’ stata Presidente dell’Ordine degli Architetti di Biella, per due mandati collaborando con il Consiglio Nazionale degli Architetti. Dal 2003 al 2008 è stata Presidente dell’ADI – Delegazione Piemonte e Valle D’Aosta e parte del Comitato Promotore di Torino World Design Capital. Dal 2008 al 2014, per due mandati, è stata Presidente Nazionale dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale. Componente del Consiglio Italiano del Design (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), per conto di ADI fondatore del CIDIC (centro di promozione della collaborazione italo cinese sul design), curatore a titolo personale di mostre in Italia e all’estero per la promozione del Premio Compasso d’Oro (Bruxelles 2014, Lima e Bogotà 2015). Da settembre 2014 a febbraio 2016 ha svolto l’incarico di Direzione Editoriale della rivista internazionale di architettura e design PLATFORM. E’ membro del Comitato Scientifico Fondazione Politecnico di Milano e della Consulta (Facoltà di Architettura e Design) del Politecnico di Torino. Attualmente è President Elect di ICSID (International Council of Societies of Industrial Design) per il biennio 2017/2019.

Alex Sacchetti

Francesco Polare

Aino Marsio-Aalto

Aino Aalto (1894-1949) è stata un architetto, designer e una delle figure fondatrici di Artek. Dopo la laurea nel 1920, Aino Marsio, come era allora conosciuta, iniziò la sua carriera professionale lavorando per l’architetto Oiva Kallio a Helsinki. Nel 1924 si trasferì nell’ufficio di Alvar Aalto e sei mesi dopo si sposarono. Aino e Alvar hanno lavorato molto insieme e il loro sodalizio creativo è stato caratterizzato da un’assoluta uguaglianza. I progetti a cui gli Aalto hanno collaborato includono la famosa Villa Mairea a Noormarkku, il Paimio Sanatorium e il Savoy Restaurant a Helsinki. Come designer, Aino Aalto è nota principalmente per il suo lavoro nel settore del vetro e dell’interior design, e poi come designer di mobili. Ma i suoi interessi includevano l’architettura e la fotografia, oltre a varie aree dell’arte applicata e del design. Tra le altre cose, ha disegnato mobili, oggetti in vetro, ceramiche, luci e tessuti stampati. In molti modi, fu Aino a gettare le basi per l’estetica di Artek, che combinava l’idea modernista di forme chiare con semplici ornamenti superficiali. Nonostante la sua prematura scomparsa, la sua eredità nel design internazionale sopravvive, sia nell’azienda Artek che nella sua vetreria sempre popolare e molto copiata.

Ingo Maurer

Designer visionario e imprevedibile, Ingo Maurer ha sperimentato con la luce, quasi giocato con la luce, per lasciare al mondo oggetti luminosi davvero unici. Nato in Germania nel 1932, ha una formazione iniziale come tipografo e grafico, ma ci vuole poco per dirottare le sue energie e la sua fantasia progettuale verso il light design: nei primi anni ’60 fonda il suo studio Design M, e comincia a dare sfogo alla sua fantasia. In questo contesto, nel 1966, nasce la famosissima lampada Bulb, un progetto dal concept semplice, ma allo stesso innovativo, in cui la lampadina vera e propria si trova all’interno di un portalampada in vetro soffiato, a forma di grande lampadina. La lampada è tuttora prodotta da quella che è poi diventata la sua azienda, la Ingo Maurer GmbH, con sede a Monaco di Baviera, brand che produce e vende le lampade disegnate da Maurer e, dopo la sua scomparsa nel 2019, dai suoi collaboratori e successori.In tutti i suoi progetti emerge chiara la volontà di utilizzare materiali poveri, come plastica e alluminio, oppure materiali di riciclo. Oltre alla lampada Bulb, altre sue creazioni sono entrate nella storia del design: Hearts Attack del 1997, formata da 48 cuori luminosi che possono essere orientati a piacere; Zettel’z, sempre del 1997, un originale lampadario formato da tanti fogliettini di carta, sorretti ad una struttura metallica tramite graffette, su cui scrivere le proprie annotazioni, poesie, disegni o altro; Luccellino (1989) una lampadina alata in cui sono state utilizzate vere piume d’oca; e ancora Birds, birds, birds (1992), Porca Miseria! (1994), MaMo Nouchies (1998). Come quando ci si trova davanti ad un’opera d’arte, una lampada di Ingo Maurer non può lasciare indifferenti: suscita in noi reazioni contrastanti e non possiamo fare a meno di accoglierne la provocazione, mai aggressiva o violenta, ma sempre ironica e divertente.Oltre alla progettazione e produzione di lampade, i suoi progetti abbracciano anche vere e proprie installazioni luminose in luoghi sia pubblici che privati, che possono essere considerate quasi delle performance artistiche. La prima mostra che consacra il designer è quella di Parigi nel 1989, tenutasi presso la Fondation Cartier, da titolo “Ingo Maurer: Lumière Hasard Réflexion”, in cui, attraverso l’allestimento di dodici diversi ambienti, riesce a dare libero sfogo al suo estro creativo, ricevendo il giusto consenso. I numerosi premi e riconoscimenti ricevuti negli anni hanno avuto come culmine il Design Award della Repubblica Federale di Germania nel 2010 e il Compasso d’Oro alla carriera nel 2011.

Jonas Wagell

Jonas Wagell è un architetto e designer svedese nato nel 1973. Lo studio JWDA è stato fondato nel 2008 e oggi si trova in un’officina ristrutturata nel centro di Stoccolma, ma le collaborazioni spaziano dalla Scandinavia alla Cina, all’Italia e al Nord America. Il lavoro di architettura di Wagell è forse più noto per il concetto di casa prefabbricata Mini House (2007-2012), riconosciuto per la prima volta da Wallpaper* Magazine che lo ha nominato uno dei “50 giovani architetti più alla moda del mondo” poco dopo la laurea nel 2008. Oggi il lavoro è principalmente incentrato sul design di prodotti e mobili, ma a volte lo studio si consulta anche con la direzione artistica e del design.Il design di Jonas Wagell è stato descritto come minimale con forme morbide e amichevoli. È stato introdotto al design attraverso un interesse per la grafica, la stampa e la tipografia e forse questo ha influenzato il lavoro di oggi con un linguaggio di design semplice e chiaro, ma espressivo. Oggi le collaborazioni di design dello studio includono aziende scandinave come Menu, Normann Copenhagen e Muuto, ma anche Tacchini in Italia, Design Within Reach negli USA e Zaozuo in Cina, solo per citarne alcuni.

Ilmari Tapiovaara

Il finlandese Yrjö Ilmari Tapiovaara (Tampere, 1914- Helsinki, 1999), è stato uno dei più grandi designer del Novecento, esponente di spicco del design scandinavo del dopoguerra. Dotato di uno straordinario talento, divenne famoso per i suoi mobili funzionali, come le sedie impilabili e gli arredi assemblabili dopo la consegna. I suoi interessi erano tanto vasti quanto la sua creatività, infatti nella sua lunga carriera si è dedicato anche alla scultura in legno, alla grafica, al design di tessuti, oltre a distinguersi come insegnante, imprenditore e art director.Dopo la laurea in design d’interni e alcuni stage presso la Artek di Alvar Aalto a Londra e lo studio di Le Corbusier a Parigi, rientra in Finlandia e lavora come art director nel mobilificio Asko Industries dove concepisce il suo primo arredo, realizzato interamente in legno, il tavolino Tee Tee. Ossessionato dalla ricerca della sedia perfetta, che coniugasse funzionalità, ergonomia e accessibilità, il designer arriva a concepire quella che è considerata la sedia scandinava per antonomasia. Si tratta della Domus Chair, detta anche The Finn Chair, ancora oggi prodotta e venduta da Artek, disegnata nel 1946, insieme alla moglie Annikki, come parte della serie di arredi per studenti, destinati alla residenza universitaria Domus Academica a Helsinki. La sedia è impilabile e caratterizzata da una struttura in massello di betulla, seduta e schienale ergonomici in impiallacciatura di betulla, e dai famosi braccioli accorciati per poter fare scorrere la sedia sotto il tavolo e guadagnare spazio prezioso, soprattutto nelle anguste camere degli studenti della residenza. Il successo della sedia, prodotta in serie, portò alla coppia ordini da istituzioni pubbliche come scuole, università, esercito.Nel 1951 Ilmari e Annikki Tapiovaara aprono il loro studio e lavorano per banche, uffici, negozi e alberghi. Nel 1952 Ilmari è invitato a insegnare all’Illinois Institute of Technology di Chicago, e coglie l’occasione per lavorare nello studio di Mies van der Rohe. Sostenitore del design democratico, accessibile a tutti, era sempre alla ricerca di nuove soluzioni per migliorare gli oggetti quotidiani. I suoi pezzi di design, tutti rigorosamente in legno, materiale da lui prediletto, sono icone senza tempo, volutamente astratti e puri nella forma, come per esempio il tavolino Trienna (1953), la serie di sedute Pirkka (1955), la sedia Mademoiselle, con la versione a dondolo (1956), la collezione di tavoli e sedute Kiki (1959). Nella sua lunga carriera, Ilmari Tapiovaara ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui sei medaglie d’oro alla Triennale di Milano tra il 1951 e il 1964, il Good Design Award a Chicago nel 1951 e altri premi in Finlandia. Yrjö Ilmari Tapiovaara muore a Helsinki nel 1999. I suoi mobili sono oggi distribuiti da Artek. Lo stato Finlandese ha emesso una moneta commemorativa da 2 euro in occasione del centenario della sua nascita, nel 2014.

Matti Klenell

Matti Klenell, classe 1972, vive e lavora a Stoccolma. Nel 1999, appena uscito dalla Konstfack, l’illustre accademia d’arte, artigianato e design di Stoccolma, inizia a lavorare come designer per svariate aziende europee e asiatiche. Fra i suoi clienti spiccano Iittala, NakNak, Källemo, Moooi, Bals Tokyo, Muuto e Örsjö, solo per citarne alcuni. Contemporaneamente, si afferma come artista del vetro, sviluppando uno stile personalissimo e inconfondibile, che gli vale numerose mostre personali e commesse per opere d’arte pubbliche. Queste due carriere parallele spesso interagiscono e si influenzano reciprocamente.Il suo lavoro è caratterizzato da un’incredibile varietà di progetti che uniscono arte, artigianato e design e che hanno dato vita a un nuovo e originale approccio al design scandinavo tradizionale. “In un certo senso, penso che il mio metodo di lavoro possa essere definito vecchia scuola. Ha molto in comune con i primi anni dell’industrialismo, quando il termine industrial designer non era ancora stato coniato. All’epoca, gli industriali ingaggiavano gli artisti perché creassero oggetti d’uso comune. So che il mio lavoro ha un’immagine romantica, ma è anche molto concreto. Il mio obiettivo è coniugare doti artistiche, conoscenza del mondo produttivo industriale e consapevolezza delle esigenze dell’architettura moderna.I progetti artistici che sviluppo possono essere visti come un laboratorio personale in cui esploro materiali, tecniche di produzione e comportamenti umani senza limiti, se non quelli imposti da me. Naturalmente, questa esperienza va poi ad arricchire i progetti che sviluppo per i miei clienti”. L’innovativo processo creativo di Matti Klenell è all’origine di numerosi riconoscimenti, come l’Excellent Swedish Design Diploma, il +1 Award e il German Red-dot Design Award. Nel 2003, ha ricevuto anche il Ljunggren Design Prize.Le sue opere possono inoltre essere ammirate in diversi musei svedesi e internazionali.

David Fox

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