Cory Grosser

Cory Grosser è un product designer, brand strategist ed educatore americano. Nel 2002 ha fondato il suo studio a Los Angeles. Nello stesso anno ha tenuto la sua prima mostra internazionale a Milano e ha ottenuto il suo primo progetto di consulenza da un’azienda Fortune 500. Da allora è diventato uno dei migliori designer di prodotti indipendenti americani. Da allora è diventato uno dei migliori designer di prodotti indipendenti d’America. La sua carriera è in equilibrio tra il lavoro di progettazione per marchi di design europei di alto livello, gli incarichi di consulenza strategica per grandi aziende e l’insegnamento alla prossima generazione di designer. Il suo lavoro è stato pubblicato in libri e riviste di tutto il mondo, comprese le copertine di numerose riviste. Surface Magazine lo ha nominato uno dei Top Avant-Garde Designers in America”. Il suo lavoro è apparso in televisione e in film in America e all’estero. Cory ha vinto numerosi premi, tra cui un ID Magazine Design Review Award, un Best of Neocon Award, un Gold Award all’IIDEX e una selezione I.Dot che rappresenta il meglio del design italiano. Il suo lavoro è stato esposto in mostre e musei di tutto il mondo.Cory è attivo nell’educazione al design. È membro della facoltà dell’Art Center College of Design di Pasadena, CA. Ha insegnato a studi avanzati sponsorizzati da Chrysler, Roxy, Honda, Ford, Indy Racing League e Bernhardt Design. È stato inoltre giudice in diversi concorsi di design, tra cui il concorso Bombay Sapphire Designer Glass 2007, il comitato di selezione per il Salone Satellite di Milano e i premi Spark. Ha tenuto conferenze e lezioni a livello internazionale in città diverse come Milano, Toronto e San Salvador. Nato a Rochester, NY, Cory si è laureato in Architettura presso la State University of New York a Buffalo e in Disegno Industriale presso l’Art Center College of Design.

Charlotte Perriand

Charlotte Perriand è una designer e architetto francese, nota per il suo contributo allo sviluppo del design moderno e per la sua lunga collaborazione con Le Corbusier e Pierre Jeanneret. Nasce nel 1903 a Parigi, in un contesto familiare artisticamente fecondo; nella capitale francese si diploma nel 1925 presso l’École de L’Union Centrale des Arts Décoratifs. Dopo due anni presenta la prima collezione di oggetti e arredi all’Esposizione parigina di Arti Decorative – Salon d’Automne 1927: si tratta del Bar sotto il tetto interamente costruito in rame nichelato e alluminio anodizzato. Nello stesso anno, all’età di ventiquattro anni, ha inizio la collaborazione con Le Corbusier e Pierre Jeanneret presso l’atelier di 35, rue de Sèvres a Parigi. Un sodalizio decennale che vede Charlotte Perriand contribuire significativamente allo sviluppo di molti progetti sia di design sia di architettura.Da questa solida collaborazione nascono opere dal profondo valore estetico, espressione del vivere moderno e che oggi rappresentano icone di storia del design e dell’architettura. Tra questi: l’Equipement intérieur d’une habitation presentati al Salon d’Automne del 1929 di cui molti pezzi, tra cui la celebre Chaise Longue, prima prodotta dalla tedesca Thonet, sono distribuiti dal 1965 in poi da Cassina, e la serie di arredi di Villa Church, a Ville-d’Avray. Attiva anche al di fuori dello studio, nel 1929, come la sua collega Eileen Gray, è tra i fondatori dell’U.A.M. (Union des Artistes Modernes). Nel 1930 intraprende un viaggio in Unione Sovietica, dove entra in contatto con alcuni esponenti del Costruttivismo russo. Nel 1933 è tra le poche donne a partecipare al IV CIAM (Congresso Internazionale di Architettura Moderna) ad Atene, a riconferma della sua grande influenza sui colleghi e nel dibattito internazionale.Nel 1937, Perriand lascia l’atelier per lavorare freelance e, grazie alla continua collaborazione con l’architetto giapponese Junzo Sakakura, nel 1940 parte per il Giappone invitata dal Ministero del Commercio e dell’Industria; qui, prosegue il lavoro iniziato nel 1933 dall’architetto Bruno Taut, supportando il governo nella proposta di strategie utili per affinare le tecniche di produzione e implementare le esportazioni verso i paesi occidentali. Durante questo soggiorno, durato circa due anni, visita università, fabbriche, laboratori e botteghe artigianali e approfondisce lo studio delle tecniche e dei materiali tradizionali sperimentando con il bambù la riproduzione di alcuni pezzi di design da lei disegnati negli anni precedenti. Organizza anche eventi e mostre, come l’esposizione “Tradition, sélection, création” nel 1941 a Tokio presso i grandi magazzini Takashimaya e nel 1942 a Osaka, con lo scopo di far conoscere al grande pubblico la tradizione artigianale del proprio paese.Nel 1946, terminata la Seconda Guerra Mondiale, Charlotte Perriand rientra a Parigi con il nuovo marito, incontrato in Vietnam, e la figlia, dopo numerose avventure e disavventure che racconta nella sua autobiografia “Un art de vivre” (1985). In Francia instaura legami professionali con diversi studi e attiva una nuova collaborazione con Le Corbusier, finalizzata all’elaborazione dell’attrezzatura interna della “cellula tipo” e della “cucina prototipo” per il progetto dell’Unité d’Habitation di Marsiglia. Numerose sono inoltre le collaborazioni che intraprende in questo periodo con artisti e architetti come Lùcio Costa, Paul Nelson, Fernard Léger, Ernő Goldfinger, Jean Prouvé, Roger Godino, Kenzo Tange.Charlotte Perriand trova la sua dimensione di designer soprattutto nelle sedute, tra queste si ricordano: oltre agli sgabelli alti da bar e alla chaise lounge, le sedute della collezione LC, la sua reinterpretazione del divano letto di Maria Antoniette la Duchessa, la poltroncina Swivel Seat. Altro pezzo iconico del suo repertorio è la Bibliothèque Tunisie, in cui sperimenterà l’uso del colore e della geometria. Tra le sue opere di architettura più note ci sono le stazioni sciistiche Les Arcs dell’Alta Savoia realizzate tra il 1967 ed il 1982, in cui riesce a coniugare il suo lavoro e il suo amore per lo sport e la montagna. Il regista francese Jacques Barsac, marito della figlia di Perriand, gira nel 1985, con la partecipazione dell’allora ottantenne Perriand il documentario “Créer l’habitat au XXe Siècle” per raccontare gli anni di lavoro, i successi e le lotte femministe. Dalla sua morte, avvenuta a Parigi nel 1999, sono innumerevoli le retrospettive e le mostre che celebrano Charlotte Perriand come pioniera del moderno e pilastro fondamentale di quello che è oggi il design funzionale, pratico ed essenziale.

Giandomenico Belotti

Giandomenico Belotti (Bergamo, 1922 – Bergamo, 2004) è stato un designer e architetto italiano. Una delle sue opere più importanti è la Spaghetti chair (1980), la famosa sedia in acciaio e PVC che è entrata anche nelle collezioni permanenti del MoMa di New York e del Triennale Design Museum di Milano. Belotti, dopo aver passato l’infanzia a Bergamo va a Venezia dove si laurea presso lo IUAV e inizia a dedicare la propria vita al restauro, l’arredo urbano e al design industriale. Collabora con vari enti privati nazionali per la realizzazione di abitazioni, complessi industriali e allestimenti di mostre e musei. Collabora oltre che con Alias SpA ( produttrice della Spaghetti chair) anche con altre aziende italiane di arredamento: Ascom, Foppapedretti, Lucente e Artnet. Diventa direttore del Laboratorio di Urbanistica, Architettura e Disegno Industriale della SCP (Società Cooperativa di Progettazione), carica durante la quale si impegna in costruzioni di opere in paesi in via di sviluppo come Argentina, Burkina Faso, Capo Verde, Costa Rica, Mozambico e Tunisia.

Florian Asche

Florian Asche è nato il 22 febbraio 1963. Dopo una formazione come artigiano, ha completato un apprendistato di tre anni in un tradizionale laboratorio di sartoria a Francoforte sul Meno, che ha completato come sarto operaio. Successivamente ha conseguito il titolo di accesso all’istruzione superiore generale nel secondo percorso formativo. Ha poi studiato design del prodotto al Central St. Martins College of Art and Design di Londra (BA Hons in product design).Nel 1995, Florian Asche ha fondato la società “e15 Design- und Distributions GmbH” insieme a Philipp Mainzer. Inizialmente, ha assunto la carica di amministratore delegato. Insieme a Philipp Mainzer, ha sviluppato l’identità del marchio e15 e ha assicurato l’affermazione commerciale dell’azienda. Successivamente si è concentrato sulle vendite e ha creato una rete di vendita globale con i principali partner commerciali del settore. Nel 2006, Florian Asche ha venduto le sue azioni in e15 GmbH per sviluppare un nuovo concetto aziendale per il mercato dei mobili di design: april furniture.

Lella Vignelli

Lella Vignelli è nata a Udine nel 1934. Si è laureata presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Venezia e si è iscritta all’albo degli architetti a Milano nel 1962. Nel 1958 ha ricevuto una borsa di studio come studente speciale presso la Scuola di Architettura, Massachusetts Institute of Technology, Cambridge. Nel 1959 la signora Vignelli è entrata a far parte di Skidmore, Owings & Merrill, Chicago, come junior designer nel dipartimento di interni. L’anno successivo, con Massimo, fonda a Milano lo Studio Vignelli di Design e Architettura. Nel 1965 diventa capo del dipartimento interni per Unimark International Corporation a Milano e a New York (1966).

Gianfranco Frattini

La figura di Gianfranco Frattini (Padova 1926- Milano 2004), architetto e designer, è stata tra le più rilevanti del panorama artistico italiano. In cinquant’anni di carriera ha saputo distinguersi per i suoi progetti di design di interni e di prodotto, contribuendo a diffondere il Made in Italy nel mondo. Laureatosi al Politecnico di Milano nel 1953, sotto la guida di docenti come Piero Portaluppi, Renato Camus e Gio Ponti, inizia la sua carriera nello studio di quest’ultimo, dove ha modo di incontrare figure emblematiche del Movimento Moderno come Le Corbusier e Oscar Niemeyer. Nello stesso anno tenta un concorso indetto da Fede Cheti, presentando una poltroncina, ma senza successo. Tuttavia, l’imprenditore brianzolo Cesare Cassina, che aveva realizzato il prototipo, propone al giovane designer di mettere la poltrona in produzione. E’ l’inizio di una collaborazione fruttuosa che vedrà nascere in quegli anni oggetti iconici, ancora oggi attuali, tanto da essere editati e rimessi in produzione da Tacchini, come la poltrona Lina (Mod. 831), la poltrona Agnese (Mod. 849) il sofà Oliver (Mod. 872), la poltrona Giulia (Mod. 877) e il tavolino Gio. Nel 1956 apre il suo studio con Franco Bettonica, e inizia a disegnare per Poltrona Frau, Bernini, Lagostina, Bonacina, oltre a progettare interni per clienti privati e alcuni luoghi emblematici della vita sociale milanese come lo Stork Club o il ristorante St.Andrews.L’opera di Frattini può essere definita come un insieme organico, che investe i luoghi dell’abitare dalle fondamenta e dove ogni elemento, fino al più piccolo degli oggetti, è disegnato in base al rapporto con il tutto. Gli spazi fluidi dei suoi interni sono curati nei minimi dettagli, e perfino i soffitti sono oggetto di particolare attenzione. La stessa cura viene destinata agli arredi, all’illuminazione e ai complementi di arredo, per i quali Frattini non si limita a disegnare il progetto. Egli infatti era solito seguire tutte le fasi di realizzazione dell’oggetto, recandosi nei laboratori, nei reparti ricerca e sviluppo e alle catene di montaggio, per trovare soluzioni insieme ai produttori. Grazie a questo approccio ebbe modo di intrecciare amicizie importanti, come quella con Pierluigi Ghianda, il maestro ebanista che lo aiutò ad esprimere la sua creatività attraverso il legno, materiale da lui prediletto.Negli anni si susseguono le collaborazioni con altri marchi prestigiosi come Acerbis, Fantoni, Artemide, Knoll, Lema, Arteluce. Il design di Frattini attraversa i decenni, restando coerente all’impostazione razionalista ricevuta dai suoi illustri maestri, ma senza disdegnare il dialogo con gli esponenti dei movimenti radicali o post moderni. Prendono vita altri pezzi formidabili come il divano Sesann (1970) per Cassina, oggi prodotto da Tacchini, o la lampada Boalum (1970), progettata a quattro mani con l’amico Livio Castiglioni, oggi esposta nelle collezioni permanenti dei più prestigiosi musei internazionali e ancora presente nel catalogo di Artemide. Oggi i pezzi di Frattini non più in produzione sono oggetto del contendere tra i collezionisti, mentre alcune aziende ripropongono da qualche anno riedizioni di progetti iconici. Oltre ai già citati arredi di Tacchini, troviamo la straordinaria libreria Albero, (1955) o il tavolino Kyoto, entrambi per Poltrona Frau e oggi presenti in catalogo, oppure il tavolo Maestro e il tavolino Gong per Acerbis.

Massimo Vignelli

Massimo Vignelli (Milano, 10 gennaio 1931) è un designer italiano. Con la collaborazione della moglie Lella, attraverso la Vignelli Associates, si è occupato di graphic design, ha curato l’immagine grafica di importanti industrie, ha disegnato packaging di prodotti, ha progettato svariati oggetti, interni e segnaletiche ambientali. A partire dagli anni sessanta è stato inoltre uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica italiana. Lo stile di Vignelli è per certi versi riconducibile alla tradizione modernista e si focalizza sulla semplicità (impiego di forme geometriche di base).Vignelli ha studiato architettura al Politecnico di Milano e all’Università IUAV di Venezia.Nel 1965 ha aperto il suo studio a New York (Unimark International) e ha lavorato per importanti industrie statunitensi (ad esempio l’American Airlines) ed europee (ad esempio Benetton e Ducati), collaborando inoltre con Bob Noorda per la realizzazione della segnaletica di alcune metropolitane (Milano e New York). Nel 1989 ha curato l’immagine grafica del TG2 della Rai. Nel 2011 ha disegnato il logo turistico e promozionale per la città di Salerno. Ha insegnato design e ha tenuto conferenze nelle più importanti università del mondo. È stato presidente dell’AGI (Alliance Graphique Internationale), presidente dell’AIGA (American Institute of Graphic Art), vicepresidente dell’Architectural League di New York, membro dell’IDSA (Industrial Designers Society of America).

Dodo Arslan

Dodo Arslan è un designer italiano di origini armene che vive e lavora tra l’Italia e la Florida, ed è considerato da Taschen tra i 90 designer e produttori più importanti al mondo. Dodo Arslan è specializzato nella progettazione di mobili, illuminazione, complementi d’arredo e prodotti industriali in collaborazione con i marchi più influenti. Lo Studio Dodo Arslan assiste architetti e interior designer di fama nell’ideazione e realizzazione di mobili su misura (sia residenziali che contract), installazioni luminose e design artistico. Nel corso della sua ventennale esperienza, Arslan ha creato pezzi unici e produzioni in serie, che vanno dai dispositivi elettronici alle opere in bronzo fuso. Tra le numerose collaborazioni, Arslan ha realizzato progetti per Banca Svizzera Italiana, Bimota, Campari, CITCO, Emera, Fonderia Artistica Battaglia, Fonderia Artistica DeAndreis, Hands on Design, Italy-America Chamber of Commerce, Jacuzzi, Mandelli1953, Pirelli, Riva1920, Terzani, ToBeUS, UNIQ-Ǝ!, UPGroup e Venini.La Triennale, istituzione internazionale che organizza mostre e conferenze su arte, design, architettura e altre identità culturali, ha dedicato ad Arslan la mostra “Le Attrazioni della Materia” e ha inserito la sua poltrona Otto nella Collezione Permanente del Design Italiano. Arslan ha vinto il premio Young & Design, il Mini Design Award, il concorso Pirelli Pzero e l’Art Directors Club. Le sue creazioni sono state esposte a Milano al Welltech Award presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, all’evento Inside Art presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro e in vari musei ed eventi a Berlino, Pechino, Bilbao, Città del Capo, Gwangju, Istanbul, Londra, Madrid, Milano, Mumbai, San Francisco, Santiago del Cile, New York e Shanghai. Inoltre, due dei suoi pezzi sono esposti nella collezione permanente della Campari Design Gallery. Oltre ai prodotti di serie, ha creato anche diverse edizioni limitate e pezzi individuali che sono venduti dalla prestigiosa casa d’aste belga Pierre Bergé & Associés con sede a Bruxelles. Nove, un tavolo in bronzo realizzato con l’antica tecnica della fusione a cera persa o cire perdue, è stato commissionato dalla Fonderia Artistica Battaglia di Milano, storico laboratorio di bronzo di abili artigiani fonditori italiani.Arslan è stato incaricato di progettare e scolpire il trofeo BSI Centenary Foundation Award dalla Banca Svizzera Italiana di Lugano e ha fuso dieci modelli che sono stati premiati nel corso degli anni. Ha condotto corsi, workshop e lezioni in facoltà di design in Italia, Argentina, Brasile, Cile, Croazia, Egitto, Stati Uniti e Svezia. Prima di fondare il Dodo Arslan Studio, ha maturato esperienze presso Studio & Partners (N. Bewick, M. De Lucchi, T. Fritze, E. Torri) per Deutsche Post, British American Tobacco e Zumtobel Staff ottenendo il premio Design Plus e presso Continuumstudio (Milano-Boston-Seoul) per Motorola, Hewlett Packard, Elan, Voelkl e Samsung, vincendo il Good Design Award e il KIDA Grand Prize.

Roberto Favaretto

Giotto Stoppino

Tre volte vincitore del Compasso d’oro, Giotto Stoppino (30/04/1926 – 23/08/2011) è stato architetto, urbanista e designer, pioniere della progettazione di complementi d’arredo in materiali plastici. Studia prima allo IUAV di Venezia e poi al Politecnico di Milano, dove ha l’occasione di incontrare Ernesto Nathan Rogers, che lo coinvolge anche in progetti del suo studio BBPR e nella redazione di articoli per la rivista “Casabella”, di cui Rogers è direttore. Nel 1951 cura con Rogers e con il suo collega Vittorio Gregotti, ancora studente, l’allestimento della sala dedicata all’“Architettura misura dell’uomo” della IX Triennale di Milano. Nel 1953 fonda a Novara lo studio Architetti Associati, insieme a Lodovico Meneghetti e allo stesso Vittorio Gregotti. Lo studio, attivo per 15 anni, sarà molto prolifico, come dimostra l’archivio donato al Comune di Milano, contenente oltre 250 progetti di urbanistica, architettura e disegno industriale e un totale di quasi 4000 disegni.In questi anni Stoppino, Meneghetti e Gregotti spaziano tra l’architettura e il design, l’urbanistica e gli allestimenti, progettando per esempio le case operaie a Cameri (Novara), così come la poltrona Cavour per S.I.M. (oggi in catalogo Frau), caratterizzata da una struttura in legno curvato, e la lampada da tavolo 537 per Arteluce (oggi parte della collezione permanente del MoMA, New York). Fondamentale per comprendere l’approccio dello studio nel campo dell’architettura d’interni, è l’allestimento per la “Trasformazione spaziale della zona dei servizi” alla mostra “La casa abitata” (1965), nel quale Stoppino, Meneghetti e Gregotti propongono soluzioni innovative, che poi riporteranno anche nei loro progetti reali.Nel 1968 Stoppini apre il proprio studio di architettura e collabora con marchi internazionali del design, come Acerbis, ArteLuce, Bernini, Calligaris, Driade. Grazie alla collaborazione con Kartell, ha l’occasione di sperimentare i materiali plastici e progettare quelle che diventeranno vere e proprie icone del design, come il Tavolo Impilabile (1968) e il portariviste 4676 /1972). Partecipa più volte alla Triennale di Milano ed è tra gli architetti italiani coinvolti nella grande mostra internazionale “New Domestic Landscape”, che si svolge nel 1972 al MoMA di New York. In parallelo, svolge anche attività di insegnamento: le sue lezioni all’università di Palermo sono raccolte nel volume “Dalla natura dei materiali al progetto”, edito nel 1994 e illustrato con i suoi disegni.Nel corso della sua carriera riceve tre volte il Compasso d’Oro: nel 1979 per la credenza Sheraton (Acerbis International), nel 1991 per la maniglia Alessia (Olivari) e infine nel 2011 alla carriera. Muore a Milano il 23 agosto 2011.

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