Robby Cantarutti

Robby Cantarutti è un design industriale e architetto. Attivo professionalmente dal 1995, ha da subito concentrato la sua attenzione sul design delle sedute, lavorando sia come designer che come consulente aziendale. Insieme alla moglie Francesca Petricich, si occupa in parallelo di architettura e interior design, progettando negozi, abitazioni private e allestimenti per mostre.

Roberto Barbieri

Roberto Barbieri (Milano, 1942 – 2012) è stato un architetto, grafico e designer italiano. Si afferma come un professionista innovativo, coerente e rigoroso, nonostante la breve carriera. La sua carriera sembra avviata nella direzione dell’edilizia sovvenzionata, quando nel 1979 il progetto del letto Cartiglia, selezionato per la mostra “ltalienische Möbeldesign 1950/80”, tenuta allo Stadt Museum di Colonia, attira l’attenzione sul suo lavoro come designer. Dovrà tuttavia aspettare qualche anno prima di iniziare la stretta collaborazione con Zanotta, l’azienda con cui lavorerà per diversi anni, fino alla sua prematura e improvvisa scomparsa nel 2012.L’incontro con Aurelio Zanotta permette a Roberto Barbieri di realizzare le sue idee innovative, grazie al supporto di un eccellente ufficio tecnico, capace di mettere a punto processi produttivi di alto livello tecnologico. Da questa sinergia nascono oggetti iconici come il tavolo Orione (1996), la cui struttura, costituita da listelli di rovere intrecciati e uniti da tiranti in acciaio, regge il piano in cristallo in un gioco di geometrie inedito. Seguono la sedia Lia (1999), realizzata in lega di alluminio con la tecnica della pressofusione, e la sedia Kate (2009) in poliammide stampato con la tecnica Air Moulding.Nel 2008 Roberto Barbieri inaugura la collaborazione con un altro prestigioso brand del settore arredamento: Poliform, per il quale realizza il tavolo Trevi (2005), la collezione di tavoli Flute (2008) con base in alluminio e piano in MDF laccato o marmo, e la collezione di tavolini Baba (2012). Gli arredi firmati da Roberto Barbieri sono caratterizzati da linee epurate e da volumi leggeri, da un’eleganza informale e da un design senza tempo, che li rende sempre attuali, tanto da essere ancora presenti nelle linee di prodotto a catalogo delle due aziende.

Pierre Paulin

Pierre Paulin (1927-2009) è stato un designer francese dall’approccio complesso, celebrato ed esposto un po’ ovunque nel mondo, architetto dell’immaginazione, stilista suo malgrado, imprevedibile e solitario. Nato da padre francese e madre svizzero-tedesca, Paulin cresce a contatto con due zii d’eccezione: lo zio paterno Georges Paulin è l’inventore di Eclipse, il primo sistema di tettuccio rigido retrattile al mondo, grazie a cui Peugeot produsse la prima coupé decappottabile; mentre il prozio Freddy Stoll è uno scultore e lo influenza dal punto di vista estetico, tanto che Pierre decide di studiare prima ceramica a Vallauris e poi scultura su pietra in Borgogna, con l’intenzione di diventare proprio scultore. A causa di un incidente a un tendine del braccio destro deve però cambiare le sue aspirazioni, così si iscrive a una scuola di design, la École Camondo di Parigi, dove ha l’occasione di lavorare nel laboratorio del designer di mobili Marcel Gascoin.Successivamente viaggia molto, in Scandinavia così come negli Stati Uniti, dove si lascia ispirare dal lavoro degli Eames e di George Nelson. Tra le prime collaborazioni c’è quella con Thonet, per cui disegna a partire dal 1954 scrivanie e sedie, dopo il successo dei progetti esposti al Salon des Arts ménagers di Parigi. Nel 2008 la scrivania CM 141 (oggi Tanis) e la sedia CM 131 sono state rieditate da Ligne Roset, mantenendo le linee originali, ma arricchendo le finiture. Non si tratta dell’unico progetto di Paulin rieditato da Ligne Roset: ci sono infatti la nuova versione della sedia TV, in tubolare di acciaio e imbottitura in tessuto; la panca minimalista Daybed, un successo già negli anni Cinquanta, con il suo design scandinavo che integra divano e tavolino; la poltrona in tessuto Elysée, progettata in occasione della decorazione del palazzo presidenziale francese negli anni Settanta; l’accogliente e morbido divano Bonnie, il cui progetto è stato rieditato partendo dallo studio di uno dei rarissimi esemplari disponibili sul mercato collezionistico.Sono inoltre da non dimenticare gli iconici progetti per Artifort, per cui Paulin disegna sedie come Mushroom (1959), Orange Slice (1960), Tulip (1965) e Ribbon (1966), tutte diventate dei classici e, naturalmente, ancora oggi in produzione: si tratta di sedute che rivelano un approccio eclettico e scultoreo, in linea con i gusti degli anni Sessanta.

Piet Billekens

Nato nel 1966 a Tilburg, Paesi Bassi. Laureato con lode alla Design Academy di Eindhoven nel 1989. Dal 1990 responsabile di ricerca e sviluppo in Cesana, produttore di cabine doccia e di complementi per la doccia. Nel 2001 apre lo studio Foresee Design a Milano, lavorando per molte aziende in Italia e all’estero, occupandosi di industrial design e di interior design e dando supporto come design-consultant. Ha partecipato come membro esperto del settore bagno al gruppo di lavoro CEN per la realizzazione della nuova normativa europea sulle cabine doccia.Premi e segnalazioni: selezione per il concorso ADI-ILPO 1990 riguardo nuove soluzioni in Poliuretano per il prodotto Panco (Cesana). Selezione per ADI-design index 2001 con Logic Active, cabina doccia multifunzione (Cesana). Selezione per ADI-design index 2003 con Halfmoon, cabina doccia (Cesana). Selezione per ADI-Design index 2003 con Billy, rubinetto per cucina (Nobili Rubinetterie). Premio Design-Plus all’ISH Francoforte 2003 con Halfmoon (Cesana). Selezione Compasso d’Oro 2004 con Halfmoon, cabina doccia (Cesana). Selezione per ADI-Design index 2004 con collezione Plus, rubinetteria bagno e cucina (Nobili Rubinetterie) e accessori bagno (Colombo Design). Premio Comfort e Design 2004 (Mostra Convegno) con collezione Plus, rubinetteria bagno e cucina (Nobili Rubinetterie) e accessori bagno (Colombo Design).

Ramón Esteve

Ramón Esteve nasce nel 1964 a Valencia e si laurea nel 1990 in Architettura presso l’ETSAM, Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Madrid. Nel 1991 fonda il proprio studio avviando un’intensa attività di progettista, spaziando dall’architettura all’interior design, dal disegno industriale alla direzione artistica. Il suo lavoro si definisce attorno a principi dell’armonia, dell’equilibrio e dell’essenzialità; un approccio che si traduce in ogni progetto, dai più grandi e complessi (come quelli per edifici pubblici o residenziali) alla piccola scala (come oggetti e prodotti per la casa).Nel campo del product design e della direzione artistica, vanta collaborazioni prestigiose, tra queste: Porcelanosa, Inclass e Gandia Blasco. Particolarmente produttivo è il sodalizio con Vondom, una collaborazione che porta alla realizzazione di molteplici creazioni come ad esempio: la famiglie di seduta da esterno Pixel (con divano modulare, poltrona, pouf e dormeuse), il letto da giardino con parasole Vineyard, la lampada da esterno Forest (prodotta anche nella versione da tavolo), le collezioni Faz (con bancone bar, poltrona, fioriera, tavolo, lettino e divano da giardino) e Vela (con fioriera, divani e letto da giardino), il divano da esterno Ulm daybed, le sedie da giardino in policarbonato Kimono. Consolidato è anche il suo legame con l’azienda Talenti per la quale disegna numerosi arredi, in particolare la collezione Casilda composta da divano, sedie, poltrona, lettino e letto a baldacchino da giardino e la linea di sedie impilabili con tavolo da giardino Trocadero. Dalla collaborazione con Vibia nascono le lampade applique Origami e le lampade da soffitto Link in quattro diverse misure.Ramón Esteve ha ricevuto numerosi riconoscimenti; nel 2015 ha ottenuto la Menzione d’onore nella categoria Design del prodotto per il Faz Daybed di Vondom, il Red Dot Awards e il premio Best of Year 2015 per l’Ulm Daybed di Vondom, assegnato dall’Interior Design Magazine di New York. Più recentemente ha ricevuto la Menzione d’onore Architettura al premio COACV (promosso dal Colegio Oficial de Arquitectos de la Comunidad Valenciana) per il progetto “Cottage in the Vineyard”. Nel 2018, è stato premiato con il Land Rover Born Award per Bombas Gens, e con l’International CEMEX Building Award per “Cottage in the Vineyard”; nello stesso anno il suo nome è stato inserito nella classifica “The Most 100 Creative People in Business” di Forbes. La Collezione Tablet, disegnata per Vondom, è stata insignita del Good Design Award 2018 dal Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design. In occasione dell’IF Design Awards 2019, la collezione Lignage per Noken Porcelanosa Bathrooms ha trionfato nella categoria Best Bathroom Design. Esteve è docente di Architettura all’Università Politecnica di Valencia dal 2005 e insegna dal 2012 design all’interno del Master di Design d’interni della Università CEU Cardinal Herrera. Tiene inoltre workshop, conferenze e seminari sui temi dell’architettura e del design in tutto il mondo.

Pietro Arosio

Pietro Arosio nasce a Lissone in provincia di Milano il 20 Marzo 1946. Dopo essersi diplomato all’istituto d’arte applicata di Monza, si forma professionalmente nel centro ricerche della società AF&F, specializzata nella produzione d’arredi in metallo per spazi collettivi. Quest’esperienza di lavoro è servita a Pietro Arosio per chiarire e definire a se stesso una possibile filosofia progettuale da perseguire nel tempo come industrial designer. Nel 1972 inizia la sua attività indipendente, efficace in quegli anni fu il lavoro svolto nella progettazione di cucine iniziata nel 1978, e riconosciuto attraverso il primo premio Casaviva d’Oro nell’anno 1983.L’essenzialità nella forma dell’oggetto, la ricerca costante di nuovi materiali e tecnologie applicabili, la minuziosa definizione di ogni particolare già in fase di progetto con il reparto engineering delle aziende produttrici, sono elementi fondamentali nel lavoro di Pietro Arosio, che comunque non sottovalutando l’aspetto emozionale del prodotto, ha in alcuni casi collaborato con artisti di fama internazionale quali Nespolo, Del Pezzo, Hsiao Chin, Tilson, Rotella, Keizo, per aggiungere anche un valore artistico a prodotti seriali. Alcuni dei suoi lavori sono stati esposti al Victoria e Albert Museum di Londra e al museo di arte moderna Die Sammlung Di Monaco.

Riccardo Dalisi

Riccardo Dalisi nasce a Potenza nel 1931. Fino al 2007 ha ricoperto la cattedra di Progettazione presso la facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Federico II di Napoli. Presso la stessa facoltà è stato direttore e docente della Scuola di Specializzazione in Disegno Industriale. Negli anni Settanta, assieme a Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Andrea Branzi e altri, è stato tra i fondatori della Global Tools, contro-scuola di architettura e design che riuniva i gruppi e le persone che in Italia coprivano l’area più avanzata della cosiddetta “architettura radicale” intorno alle riviste “Casabella” e “Spazio e società”. Da sempre impegnato nel sociale (resta fondamentale l’esperienza del lavoro di quartiere con i bambini del Rione Traiano, con gli anziani della Casa del Popolo di Ponticelli negli anni ’70 e negli ultimi anni l’impegno con i giovani del Rione Sanità di Napoli), ha unito ricerca e didattica nel campo dell’architettura e del design accostandosi sempre più all’espressione artistica come via regia della sua vita.Dal 1971 il suo lavoro di ricerca si concentra sul “design povero” attraverso un’iniziativa sperimentale con i bambini del Rione Traiano di Napoli: qui l’approfondimento, di forte valore sociale e politico, è strettamente legato alla manualità e alla partecipazione (esperienza confluita nel libro Architettura d’animazione del 1975 e nell’articolo del 1973 “La tecnica povera in rivolta”). La numerosissima produzione sperimentale (sedie, vassoi, vestiti, lumi ecc.) di tutti gli anni ’70 con i ragazzi di strada è stata presentata alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e a Exempla di Monaco. Parte del lavoro è stato acquisito dalla collezione permanente del Frac Centre (Fond Régional d’Art Contemporain) di Orléans. Dai primi anni ’80 in poi lavora costantemente con numerose ditte, soprattutto italiane e tedesche (ricordiamo Alessi, Zanotta, OLuce, Promemoria, Baleri Italia, Glas, Slamp, PlayLine, Henry Glass, Rosenthal, Ritzenhoff, WMF, Eschenbach, Flego Design, Mazzocca). Nel 1981 ottiene il “Compasso d’oro” per la ricerca sulla caffettiera napoletana (realizzata da Alessi nel 1987). Nel 1991 la lampada “Sister” prodotta da “OLuce” è selezionata per il “Compasso d’Oro”.Nel 1989 espone in una personale al MOMA di New York, poi a Berlino e Düsseldorf. In molti importanti musei sono presenti suoi oggetti, dalle sedie ai vasi, alla caffettiera Alessi (Triennale di Milano, MoMa di New York, Museo di Denver, Museo delle Arti Decorative di Montreal, Museo di Copenaghen, Museo d’Arte Contemporanea di Salonicco, Frac Centre di Orléans). Oltre alle numerose mostre personali in Italia, in cui all’attività artistica si abbina una assidua ricerca sul design, è presente in molte mostre internazionali sul design italiano e partecipa ad esposizioni nei più diversi campi del disegno dell’oggetto, dal gioiello alle automobili; ricordiamo, tra le altre, la presenza alla Mostra sul design italiano di Amsterdam (1991), alla Triennale di Chicago (1996), alla mostra “Un Art Populair” alla Fondazione Cartier di Parigi (2001), le personali a Sunden (1995), a Stoccolma (nel 1996 e 1998), a Monaco e Vienna (2003 e 2010) e a Berlino (2004). Dal 1997 al 2002 come direttore dell’ISSDI organizza i corsi come “Semi di Laboratorio”, una rete di partecipazione e scambio culturale tra persone e gruppi che con diversi approcci lavorano e ricercano nel campo del design. Ha dato poi lo stesso nome all’associazione culturale da lui fondata con lo stesso scopo nel 2003. Nel 1998 la Fiat assegna al suo gruppo di ricerca il secondo premio europeo “Fiat Auto. European Competition Architecture & Mobility” per il progetto di un’auto (Ciabatta, con la realizzazione di un prototipo funzionante, ora presso il museo Fiat). Un ulteriore importante riconoscimento internazionale è dimostrato dalla partecipazione alla mostra itinerante in Europa Architecture radicale (coordinata da Frédéric Migayrou, attuale direttore del settore architettura del Centre Pompidou) e alla mostra Italia-Giappone. Design come stile di vita (Yokohama, Kobe 2001).La grande sfida di Dalisi è portare il design tra gli artigiani napoletani che lavorano i materiali poveri caratteristici delle sue opere; la prima tappa di quest’esperienza, culminata con l’allestimento permanente di Rua Catalana (1997), lo fa approdare alla scultura e alla pittura. La didattica va di pari passo con la sperimentazione; dopo l’esperienza dell’Università di strada, che ruotava proprio attorno alle botteghe di Rua Catalana, ha “inventato” il “design ultrapoverissimo” e, dal 2002 al 2004, ha condotto il corso libero “Progettazione e Compassione” al rione Sanità di Napoli rivolto ai suoi studenti e ai ragazzi del quartiere; oggi anima e guida l’“Università volante”, progetto di ricerca il cui obbiettivo è lo sviluppo della creatività individuale e collettiva nel superamento di ogni confine e argine e in cui ciò che va esplorato è lo spazio che intercorre tra le più diverse discipline con linguaggi che uniscono il rigore al soffio poetico. Si è anche occupato di arredo urbano (di design urbano) sperimentandolo a Napoli e in varie città italiane: ricordiamo, tra le altre, l’iniziativa di recupero e rivitalizzazione dell’area di Rua Catalana a Napoli (1997-98), le installazioni in Auvergne (Francia 1991), a Lamezia Terme (1995-2001), a Salerno (1996-2001), a Oliveto Citra (1990-2002) e ancora a Napoli (le Garitte di Palazzo Reale, 1998; le lampade ai Quartieri Spagnoli, 2001; le sculture per la Metropolitana, 2002; le lampade teatrino a Santa Caterina da Siena 2009), a Pomigliano d’Arco (La Rotonda, 2005). Nel 2010 assieme ad Alessandro Guerriero ha dato vita, in collaborazione con la Triennale di Milano e la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, la prima edizione del Premio Compasso di latta, iniziativa per una nuova ricerca nel campo del design nel segno della solidarietà, della “creatività sociale” dell’ecocompatibilità e della decrescita. Da quest’esperienza è nata una prolifica sedie di oggetti di “design a compasso”.

Riccardo Blumer

Nato a Bergamo nel 1959. Si è laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 1982. Dal 1983 al 1988 ha lavorato con l’arch. Mario Botta, a Lugano, e si è occupato di progettazione, mostre e pubblicazioni. Nel 1988 apre il suo studio a Morosolo (Varese). Dal 1988 lavora come architetto e designer collaborando con importanti aziende del settore e progettando importanti interni, come la Scala di Milano. Come architetto ha realizzato numerosi edifici, tra cui due torri per uffici a Cinisello Balsamo. Come docente, dal 2002 al 2004, è professore all’Accademia di architettura della Svizzera italiana.Nel 1997 è stato premiato con il “Design Preis Schweiz”; nel 1998 ha ricevuto il “Compasso d’Oro”; nel 1999 il premio “Catas” e nel 2000 l'”Observeur du Design”. Nel 1996 si è tenuta una mostra sul suo lavoro presso Moebel et Function a Parigi ed è stato pubblicato il libro “Esperienze di architettura e design”. Nel 1999 è stato pubblicato il libro “Intersezioni”, curato da Gabriele Cappellato, con una serie di realizzazioni di progetti di interni. Il libro è stato presentato nello stesso anno durante la mostra “Riccardo Blumer. Intersezioni”, presso il Centro Culturale Svizzero di Milano.Tra il 2000 e il 2002 la sedia “LaLeggera” è stata esposta in tutto il mondo nelle mostre “Compasso d’oro ADI Award Italian Design from 1954 to 2001”, “Italian Design through a history of Compasso d’Oro ADI Award” e “A Century of Design, Part IV: 1957-2001”; nel 2006 ha partecipato alla IOM Exhibition di Londra. “LaLeggera” fa parte della collezione permanente del Metropolitan Museum of Art di New York, del Centre George Pompidou di Parigi e della Triennale di Milano; è esposta al Centro d’Arte Contemporanea di Cavalese (Trento) e al Museè d’Arts Dècoratifs di Parigi. Nel 1995 è stato nominato segretario del Comitato Scientifico che sovrintende alla nascita dell’Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera Italiana dove, dal 2002 al 2004, è professore. Attualmente continua il suo lavoro di progettazione sulle resistenze strutturali e sul rapporto tra luce e trasparenze.

Pia Wallén

Piero Castiglioni

Lo Studio Piero Castiglioni è stato inizialmente sede, a partire dagli Anni Settanta, della collaborazione tra Piero Castiglioni e il padre Livio. Un laboratorio in cui diverse lampade sono state ideate e, nel caso del sistema “Scintilla”, letteralmente assemblate. In seguito è divenuto luogo di progettazione e di formazione di giovani lighting designer, insieme al sodalizio con Chiara Baldacci.Oggi lo Studio continua la ricerca in campo illuminotecnico, fornendo, con un approccio sistemico e consolidato, soluzioni di illuminazione “su misura” per spazi museali, allestimenti, teatri, auditorium, spazi urbani, retail, luoghi di culto, yachts e abitazioni private.Figure professionali con competenze eterogenee collaborano in partnership ai lavori dello studio. Più che tecnologia, regole e normative, per il lighting design serve un forte sviluppo nella capacità di osservazione dell’architettura e di chi la vive. Ogni progetto è sempre diverso e non ci sono parametri fissi. La luce è un servizio e come tale si pone l’obiettivo di mostrare il visibile senza alterare la percezione dello spazio.

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