Luca Casini

Nato a Bologna, Luca Casini si è laureato in Architettura nel 1996. Nel 1997 apre il suo studio a Milano con una serie di progetti che spaziano dalle confezioni di profumi ai prodotti per ufficio, dagli articoli per la tavola agli accessori per la casa. In questo periodo approfondisce la sua ricerca iniziale sulle forme primarie, disegnando una serie di progetti di illuminazione per Dupont De Nemours, esposti al Palazzo dell’Arengario con il patrocinio del Comune di Milano, e mobili per collezioni private. Casini ha collaborato con Ritzenhoff AG, Atoma, Unilever, Newell, e con C. Monti per Technogym, e ha brevettato la prima bottiglia sferica in plastica per bevande gassate, recentemente prodotta da un marchio di fama mondiale. Nel 1998 ha fondato con Jacob Pringiers lo studio di design industriale CASINI & PRINGIERS Associates. Lavorando con questa struttura parallela fino al 2003, Casini ha sviluppato progetti per accessori di moda, articoli per la tavola, prodotti sanitari, in ceramica e vetro, imbarcazioni ed elettronica, lavorando per aziende leader in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2000 ha iniziato a insegnare al Politecnico di Milano per il design industriale.

Eleonora Sassoli

Architettura & Design

Luigi Caccia Dominioni

Architetto, urbanista e designer, Luigi Caccia Dominioni nasce a Milano nel 1913 e, dopo la maturità classica, si iscrive alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano, per laurearsi nel 1936. Durante gli studi conosce Livio e Pier Giacomo Castiglioni, fratelli maggiori di Achille Castiglioni, con i quali fonda poi uno studio subito dopo la laurea. Tra i vari lavori portati avanti in quegli anni, inizia anche un percorso nel campo del design di prodotto: è del 1940 il modello di radio a 5 valvole in bachelite disegnata per la Phonola con i fratelli Castiglioni, e presentata alla VII Triennale di Milano. Dopo una breve parentesi in cui deve trasferirsi in Svizzera per non aver aderito alla Repubblica di Salò, Caccia Dominioni rientra in Italia nel 1945 per riprendere l’attività. Nel 1947, insieme a Ignazio Gardella e Corrado Corradi dell’Acqua, fonda la ditta di mobili Azucena (che dal 2018 fa parte del gruppo B&B Italia) con l’intento di produrre i mobili da loro ideati.Da architetto milanese, ha lasciato un segno profondo nella sua città, dalla quale non si è mai allontanato molto (anche perché non amava prendere l’aereo). Ha contribuito a dare un volto alla città di Milano durante la ricostruzione dell’immediato dopoguerra, progettando moltissimi edifici tra cui: l’edificio di piazza Sant’Ambrogio; il palazzo in Corso Italia; il complesso residenziale nel quartiere San Felice, con la collaborazione di Vico Magistretti; la sistemazione di Piazza San Babila, e tanti altri. Lui stesso si definiva un “piantista” per indicare la passione che metteva nel ragionare sulla pianta di un edificio, come su quella di un quartiere o di una città. Affascinato dai piccoli spazi, li trattava infatti come fossero microcittà, applicando i concetti dell’urbanistica anche agli appartamenti, e concentrandosi in maniera particolare sui percorsi, sugli ingressi, sulle scale.Nel campo del design di prodotto, Luigi Caccia Dominioni ha lasciato molti arredi e complementi, alcuni tuttora in produzione, altri ormai icone del design ed esposti nei musei più prestigiosi: per il brand Azucena progetta la lampada Monachella nel 1953; la famosissima poltrona Catilina nel 1958, rielaborata poi in diverse versioni; il mobile Casaccia nel 1962; il divano e poltrona Toro del 1973. Le sue posate Caccia sono oggi rieditate e vendute da Alessi, mentre la maniglia San Babila, disegnata per il brand Olivari, è ancora un best seller. Nel 2015 Luigi Caccia Dominioni ha ricevuto la Medaglia d’Oro alla carriera dalla Triennale di Milano. Si è spento nel 2016, a 102 anni.

Marco Zito

Marco Zito, architetto del 1966, si laurea presso lo IUAV nel 1994. Professore associato di Industrial Design all’Università IUAV di Venezia. Docente invitato all’Industrial Design Center di Montevideo (Uruguay), al San Marco Center di Kigali (Ruanda), all’IMC – Industrial Modernization Center del Cairo, (Egitto). Pubblicato nell’Annuario del Design 2004 di Tom Dixon. Premio al trofeo “Batimat 2005” per l’innovazione, Parigi con il sistema di illuminazione “lettere”, prodotto da Viabizzuno, che si è aggiudicato anche l’ADI Design Index 2007. ADI 2011 Design Index, con “Tua”, produzione Foscarini. ADI Design Index 2013, con “Sat”, produzione Plust. ADI 2016, con “Scandola”, produzione De Castelli. Pubblicazioni in Abitare, Domus, Casabella, Intramuros, Wallpaper, Interni, Ottagono, Diid, The Plan, Monocle, Dezeen.

Charles O. Job

Oscar Tusquets Blanca

Architetto di professione, designer per adattamento, pittore per vocazione e scrittore per necessità di fare amicizia, Oscar Tusquets Blanca è il prototipo dell’artista a tutto tondo che la specializzazione del mondo moderno ha portato sull’orlo dell’estinzione. Nato a Barcellona nel 1941, si è laureato in architettura nel 1965 presso la Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Barcellona. Membro fondatore dello scomparso Studio Per, ha lavorato con Lluís Clotet fino al 1984 alla grande maggioranza dei suoi progetti, tra cui la Casa Fullà, la Casa Regás e il suo belvedere, una casa a Pantelleria e il ristorante La Balsa.Nel 1975 esegue, con il suo Maestro e amico Salvador Dalí, la Sala Mae West del Teatro-Museo di Figuera. Dopo aver lavorato per diversi anni con l’architetto Carlos Díaz, nel 1987 hanno formato una partnership per sviluppare i loro progetti nei campi dell’urbanistica, dell’architettura, dell’interior design e del design architettonico, sia in Spagna che in Francia, ma anche in Olanda, Germania e Giappone.

Maarten Van Severen

Maarten Van Severen (Anversa / Belgio, 1956-2005) Il designer belga Maarten Van Severen (1956-2005) figlio del pittore astratto Dan Van Severen, studia architettura al Saint-Lucas Institute di Gand. Nel 1985 organizza un workshop per arredamento e design d’interni. Ha realizzato gli interni di Villa Dall’Ava (1991) a Parigi e di Lemoine House (1999) a Floriac, Francia, lavori commissionati dal Dutch Office for Metropolitan Architecture (OMA) di Rem Koolhaas. Ha collaborato frequentemente con l’azienda svizzera Vitra che produce la sua sedia .03 dal 1998. I suoi ultimi importanti progetti sono stati gli spazi pubblici del Van Abbemuseum (2001) a Eindhoven e il padiglione cucina per i fratelli Boxy (2005) a Deurle.

Vincent Van Duysen

Nato in Belgio, e precisamente a Loreken, nel 1962, Vincent Van Duysen è un noto designer e architetto i cui progetti spaziano dall’architettura su larga scala, fino al design del prodotto, passando per l’arredo di interni. Dopo la laurea in Architettura conseguita a Gand, presso la facoltà di Sint-Lucas, Vincent Van Duysen inizia subito a lavorare, prima presso lo studio di Aldo Cibic a Milano, e in seguito ad Anversa, nello studio di Jean De Meulder. Poco dopo però, sempre ad Anversa, decide di fondare il suo studio, con il nome di Vincent Van Duysen Architects. Lo studio, dal 1990 ad oggi, è diventato un’importante realtà che conta oltre 20 collaboratori, e si occupa di prestigiosi progetti internazionali, di design del prodotto per numerosi brand e di interior design. Proprio il rapporto tra architettura, interni e product design è la chiave del lavoro di Vincent Van Duysen.Nei suoi progetti non troviamo mai uno sterile minimalismo, ma piuttosto essenzialità e purezza, che però non rinunciano mai a funzionalità e comfort. I volumi e gli spazi nei suoi progetti sono esaltati dalla purezza delle forme, disegnati dalla luce, modellati dai materiali. Progetti apparentemente semplici e lineari dall’esterno, nascondono al loro interno una complessità inaspettata, una cura del dettaglio che però non diventa mai eccessiva. Affronta tutti i nuovi progetti, che siano il design di un arredo o il progetto di un edificio, attingendo dal suo passato, raggiungendo il nuovo traguardo operando per “sottrazione”, partendo cioè da tanti elementi che man mano elimina, fino ad arrivare al giusto equilibrio.Tra i vari riconoscimenti ricevuti negli anni, Vincent Van Duysen ha ricevuto il Flemish Culture Prize for Design, è stato inserito nella lista AD100 redatta dalla prestigiosa rivista Architectural Digest, è stato nominato Designer dell’anno nel 2016 durante la 25a Silver Edition della Biennale Interieur che si tiene in Belgio. I suoi progetti sono inclusi in numerose pubblicazioni oltre che in alcune monografie interamente dedicate ai suoi lavori. Dal 2016 è il direttore creativo dei marchi Molteni&C e Dada e dal 2018 al 2020 ha collaborato con il team artistico di Kvadrat per lo sviluppo del brand Sahco.

Jean Prouvé

Jean Prouvé (1901-1984) è stato un designer e architetto francese, nonché uno degli esponenti più influenti del movimento moderno. Jean Prouvé nasce a Nancy; suo padre Victor è un pittore, scultore e incisore della scuola Art Nouveau: un artista molto versatile, che si dedica inoltre a diverse arti decorative, progettando e realizzando arredi, opere in vetro e in ceramica, rilegatura,… Jean Prouvé cresce dunque in un ambiente in grado di favorire la sua creatività e il suo interesse nell’applicazione di diversi materiali: prima di iscriversi alla scuola di ingegneria, ha l’occasione di formarsi come fabbro e la sua conoscenza approfondita dei metalli sarà sempre alla base del suo lavoro, nel corso di tutta la sua carriera.Una volta diplomato, nel 1923 apre un laboratorio, dove si dedica alla progettazione e produzione di mobili moderni in metallo; nel 1947 al laboratorio si affianca una fabbrica vera e propria, che Prouvé lascerà otto anni dopo a causa di divergenze con gli azionisti di maggioranza. In questi anni collabora con alcuni dei più noti designer francesi della sua epoca, tra cui Le Corbusier e Charlotte Perriand. Le sue scaffalature per i dormitori della Cité internationale universitaire de Paris, progettata con Perriand e l’artista Sonia Delaunay nel 1952, sono forse gli esempi più noti tra le sue collaborazioni lavorative. Negli anni a seguire si occupa anche di consulenze per grandi progetti architettonici parigini: nel 1971 è proprio Prouvé, in qualità di presidente di giuria, a sostenere la scelta del progetto di Renzo Piano e Richard Rogers per il nuovo Centre Pompidou.Per quanto riguarda il suo lavoro di designer, Prouvé ha progettato oggetti di diversa natura, dai tagliacarte alle lampade, fino alla ferramenta per porte e finestre e si è dedicato anche alla progettazione di elementi prefabbricati, modulari, e di allestimento espositivi, sempre con un occhio di riguardo all’ottimizzazione dei processi produttivi a livello industriale. Dal 2002, in collaborazione con gli eredi Prouvé, Vitra si occupa della ristampa dei progetti del grande designer francese. Ciascun progetto rivela l’approccio da ingegnere di Prouvé: la sedia Standard (1934) ha le gambe anteriori in tubolare di acciaio, mentre quelle posteriori sono progettate in lamiera pressopiegata, per garantire un miglior supporto del peso, che si scarica appunto sulle gambe posteriori; il Tabouret Solvay (1941) è uno sgabello in cui gli elementi strutturali e portanti sono esplicitamente visibili, con quattro gambe sostenute da un elemento centrale in acciaio; Potence (1950) è una lampada girevole dalla forma semplice ed essenziale, progettata per la “Maison Tropicale”, prototipo di edificio prefabbricato per le colonie francesi.

George Nelson

George Nelson (1908-1986), è considerato una delle figure più influenti nel panorama artistico del ventesimo secolo. Nella sua lunga carriera si interessò di architettura, urbanistica, design di interni, grafica, design di prodotto, scrittura, adottando un approccio eclettico e poco convenzionale. Laureatosi nel 1928 alla Yale University, si iscrive al corso di laurea biennale in Belle Arti, e nel 1932 vince il concorso “Rome Prize”. La borsa di studio gli consente di studiare architettura alla American Academy a Roma per due anni, e di viaggiare per l’Europa. Risalgono a questi anni le interviste ai maggiori esponenti del Movimento Moderno, come Mies Van de Rohe, Walter Gropius, Le Corbusier, Gio Ponti.Tornato negli Stati Uniti nel 1935, decide di lavorare come giornalista per riviste di architettura, e pubblica diversi libri, tra i quali il famoso “Tomorrow’s house” (1945), scritto a 4 mani con il collega Henry Wright. Nel volume George Nelson sviluppa il concetto di Storagewall, una soluzione allora rivoluzionaria, che consiste nell’attrezzare le pareti con armadiature a muro modulari e flessibili profonde 30 cm. Nello stesso periodo il fondatore di Herman Miller Furniture, D.J. DePree, stava cercando un nuovo direttore del settore Design e, dopo aver letto un articolo nella rivista Life dedicata al sistema Storagewall, decise di contattare George Nelson, il quale accettò l’incarico, seppure contro voglia. La carriera di designer, in effetti, non aveva mai attirato il creativo, più propenso ad un’attività teorica. Eppure, alcuni dei suoi progetti sono entrati a far parte delle icone indiscusse del design, ancora oggi prodotti e commercializzati da Herman Miller e da Vitra.L’approccio progettuale di Nelson di basava sull’idea del “design totale in relazione con il tutto” e sulla centralità dei bisogni dei fruitori. Tra i prodotti più apprezzati, ricordiamo la panca Nelson Bench (1946), la poltrona in pelle Coconut (1955), ispirata al guscio della noce di cocco, la scrivania Home Desk (1958), elegante e funzionale, con le classiche finiture dell’epoca in laminato e impiallacciatura in rovere. In qualità di art director di Herman Miller, George Nelson contribuisce alla crescita e al prestigio dell’azienda, lavorando al fianco di designer del calibro di Charles e Ray Eames, Alexander Girard, Isamu Noguchi, Robert Propst. In parallelo alla collaborazione con la Herman Miller, che durerà fino al 1972, Nelson porta avanti la sua attività di designer e architetto indipendente, fondando, nel 1947, il suo studio di New York, trasformatosi nel 1955 nella George Nelson Associates, Inc. Una delle commesse più interessanti che impegnarono lo studio fu quella che vide il designer creare una serie di orologi, caratterizzati da uno stile innovativo e dall’assenza di numeri. La collezione si compone di orologi da muro e da appoggio declinati in materiali, forme e colori diversi, realizzati in centinaia di varianti a partire dal 1947. Oggi la collezione Wall Clocks, è realizzata e commercializzata da Vitra, in virtù del fatto che il Vitra Design Museum ha acquisito l’archivio del designer. George Nelson muore a New York nel 1986.

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