Giuseppe Bavuso

Classe 1959, Giuseppe Bavuso vive e lavora a Seregno in Brianza; in questo territorio, riferimento per il comparto dell’arredo, fonda nel 1986 lo studio Product Design con cui affronta diverse scale del progetto: dall’interior design all’automotive, dalla progettazione di interni per treni all’architettura, dagli allestimenti fieristici ad apparecchiature bio-medicali. Illuminante e fondamentale è l’incontro con Bruno Munari, una frequentazione che segna sin dagli esordi il suo modo di interpretare la professione di designer. Nel settore dell’arredamento, instaura proficue collaborazioni con diverse aziende di rilevanza internazionale, sia in veste di progettista sia di direttore creativo, occupandosi del prodotto nella sua totalità, dall’ideazione, all’ingegnerizzazione, alla comunicazione visiva, sempre ricercando soluzioni innovative volte a migliorare gli standard qualitativi, la durabilità del prodotto e a rivoluzionare l’idea di living contemporaneo.Significativo è il suo sodalizio con Ernestomeda di cui diviene art director e progetta cucine dall’alto valore ergonomico, formale ed estetico; cucine realizzate con materiali sostenibili e atossici, seguendo processi di produzione “green”. Tra le soluzioni innovative, che incontrano principi ergonomici, si annoverano il tavolo girevole Cyclos, le dispense In Space, il sistema Medley, il pensile In Line del modello Soul e la penisola estraibile Evolution del modello IconColor, mentre rispondono al concetto di salubrità in cucina l’Anta Air e la Maniglia Tag Filter. Con il sistema di cucine Icon è segnalato da “ADI Design Index” per il concorso “Compasso d’Oro” e nello stesso anno vince il Red Dot Award 2013.Pluriennale è anche la collaborazione con Rimadesio che gli è valsa diversi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale come il primo premio “KBB Review New Year’s Honor-List For 2000” per il sistema di librerie e cabine armadio Zenit, nel 2005 la selezione “ADI Design Index” per il concorso Compasso d’Oro con il sistema “Graphis” e nel 2008 la segnalazione sempre per il Compasso d’Oro ADI con la porta per interni Vela. Tra gli altri progetti per Rimadesio figurano anche la Libreria Wind e la Libreria Opus.Come designer collabora assiduamente con Alivar, azienda toscana per cui ha firmato diversi prodotti: letti, divani, librerie, complementi d’arredo e accessori per la casa. Nel 1990 a Köln, con il progetto dell’imbottito Pick Up per Brunati si aggiudica il 1° Premio “International Design Award” mentre nel 2012 a Toronto con le lampade Skate e Kate di Domus Line riceve il secondo premio “Index Design Awards 2012”. Di lunga data è anche la collaborazione con Erco, società comasca di serramenti di cui Bavuso è art director dal 2011. Con questa azienda contribuisce a conferire all’elemento finestra un valore estetico, nascono così le collezioni Shade, segnalata nel 2013 da “ADI Design Index” per il concorso “Compasso d’Oro” e Dry con cui l’azienda si è aggiudicata il Red Dot Awards nel 2019.

Hannes Wettstein

Hannes Wettstein (1958-2008) è stato uno dei progettisti più interessanti della sua generazione, spaziando dai prodotti alla comunicazione, dal design industriale all’architettura fino a diventare uno dei designer più innovativi e influenti della scuola svizzera. Lo dimostrano i numerosi premi e concorsi vinti, come la selezione per il Compasso d’Oro nel 2004 per la cucina Nomis di Dada. Nel 1991, con la nascita del suo studio, Zed, un grande laboratorio interdisciplinare, Wettstein sviluppa a 360 gradi la propria attività di designer e architetto, curando l’immagine aziendale e disegnando progetti architettonici. Hannes Wettstein ha lavorato per la catena di hotel Grand Hyatt a Berlino, progetta l´Ambasciata svizzera a Teheran e a Washington DC, collaborando con i grandi nomi del design internazionale: Cassina, UMS Pastoe, Shimano, Baleri Italia, Artemide e il Gruppo Molteni. Nel 1993 è co-fondatore di 9D Design. Oggi la sua eredità artistica e progettuale è stata raccolta dallo “Studio Hannes Wettstein”, dove lavora il suo team.

Eero Sairanen

Giulio Iacchetti

Giulio Iacchetti nasce nel 1966 a Castelleone in provincia di Cremona. Per un biennio frequenta la Facoltà di Architettura di Milano per poi abbandonarla nel 1987 a causa del servizio di leva; riprende gli studi di Disegno industriale presso la Scuola di formazione professionale della Regione Lombardia con sede a Crema dove si diploma nel 1990 con il progetto di una maniglia, che poco dopo viene messa in produzione dall’azienda Frascio di Lavenone. Riprenderà gli studi universitari nel 2004 iscrivendosi a Conservazione e restauro dei beni culturali, nella sede di Ravenna dell’Università di Bologna, dove si laurea nel 2008.Importante è l’incontro con Matteo Ragni, con il quale nel 2000 progetta la posata multiuso e biodegradabile Moscardino per Pandora Design, che viene insignita del Premio Compasso d’Oro ed entra a far parte della collezione del MoMA di New York. Ha inizio così un’intesa attività di designer che lo vede collaborare con prestigiosi marchi del design, come: Abet Laminati, Alessi, Artemide, Fontana Arte, Foscarini, Ifi, Magis, Pandora design. Cura la direzione artistica per aziende come Ceramica Globo, Coccio Design, Dnd, Myhome e Danese Milano. Per quest’ultima disegna numerosi oggetti, tra i quali: il fermacarte in cemento Medhelan, il sottomano Secondo piano, il gioiello infradito Tau, la caraffa in ceramica Sula, il formaghiaccio in gomma Lingotto. Particolarmente proficua è anche la collaborazione con iB rubinetterie che sotto la sua direzione creativa ha prodotto una ricca collezione di rubinetti e miscelatori. Per Sambonet progetta le posate Duetto ed Elba. Per Alessi il tagliacarte Uselen e la collezione vino Noè.Nel 2009 viene insignito del Premio dei Premi per l’innovazione conferitogli dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per il progetto Eureka Coop, realizzato per Coop Italia con cui ha portato il design nella grande distribuzione organizzata. Nello stesso anno la Triennale di Milano ospita una sua mostra personale intitolata “Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti”. La sua attenzione al rapporto tra realtà artigiana e design lo porta, nel 2012, a ideare Internoitaliano, progetto concepito come “fabbrica diffusa”, ovvero come sistema di produzione e vendita di oggetti d’arredo formato da una rete di laboratori artigianali e di aziende manifatturiere di qualità con le quali firma e produce arredi e complementi ispirati al fare e al modo di abitare italiano. Contestualmente porta avanti una personale ricerca verso nuovi temi di progetto come quello della croce da cui è nata la mostra “Cruciale”, tenutasi al Museo Diocesano di Milano, nella Basilica di Santo Stefano Rotondo a Roma e al Castello di Lombardia a Enna.Nel 2014 vince il suo secondo Compasso d’Oro per la serie di tombini Sfera, disegnata con Matteo Ragni per Montini. Nello stesso anno viene presentato, in occasione del Fuori Salone di Milano, “Surf-o-Morph” progetto realizzato in collaborazione con il surfista e designer Francesco Aldo Fiorentino, dove il connubio tra design e sport si traduce nella realizzazione di nuove tavole da surf performanti, che nelle linee rimandano alle sagome rispettivamente di un’Orca, di un Delfino e di uno Squalo. Un progetto che è stato premiato con una ‘Menzione d’Onore’ dall’ADI Compasso D’Oro International Award 2017 durante l’edizione dal tema “Sport-performance and Innovation.

Giuseppe Viganò

Giuseppe Viganò inizia la sua carriera nel campo dell’interior designer lavorando per prestigiosi showroom della Brianza. Le sue capacità lo portano a diventare art-director e a occuparsi dell’organizzazione di punti venditi, di selezione prodotti, di allestimenti fino alla gestione del personale. Proprio grazie a questa esperienza Giuseppe Viganò ha modo di comprendere gusti, esigenze e richieste dei clienti e così definire una propria idea di design. Nel 1988 inizia a lavorare in proprio e nel 2012 apre lo Studio Viganò a Lissone, in provincia di Monza-Brianza. Viganò spazia nei campi della progettazione non limitando la sua attività al solo disegno dei prodotti di arredo, ma declinando interessi dal concept alla comunicazione, dagli allestimenti temporanei alla progettazione d’interni.Dalle prime esperienze lavorative Viganò trae la capacità di osservare e trovare ispirazione da ciò che lo circonda; in un’intervista afferma: “Tutto ciò che mi colpisce è in qualche modo una fonte di ispirazione per me. Ogni forma d’arte è inclusa in questo: dall’architettura alla letteratura, dalla moda alla musica. Dopotutto, non è il progetto un atto di poesia?”. Giuseppe Viganò, appassionato di arti visive, vede nell’uso di nuovi materiali un’opportunità, un momento di conoscenza e di indagine creativa. Secondo Viganò un buon progetto d’industrial design deve basarsi su tre principi: sull’idea di affinità, ovvero l’oggetto deve rispecchiare la personalità dell’acquirente; sull’impiego, dove l’oggetto deve incontrare le necessità di chi lo utilizza e deve essere disegnato per dare una risposta; sul costo, che deve essere coerente con quanto proposto. Il suo stile può definirsi eclettico sempre attento al mutare della società e a favorire le esigenze del contemporaneo. In quest’ottica guida il proprio team nella ricerca di una risposta formale e funzionale ai bisogni collettivi realizzando oggetti e ambienti eleganti mai convenzionali.Numerose sono le collaborazioni all’attivo, sia nell’ambito degli allestimenti (che lo vedono spesso protagonista al Salone del Mobile di Milano), sia nella realizzazione di prodotti; tra i brand con cui lavora si segnalano: Poliform, Arflex, Bonacina Pierantonio, Bonaldo, Visionnaire, Arketipo, CIA International, Cogliati & Cogliati, Confalonieri, Matteo Grassi, Emmemobili, Estel, F.lli Longhi, Frighetto, Gamma International, Horus, Ivano Redaelli, Lema, Minotti, Misuraemme, Porada, Saba Italia, Rivolta e la pelle, Tappeti Artexa, Tisettanta, Turri, LiuJo Living Collection, YDF, Reflex, Twils, MEMEDESIGN, Morelato. La seduta Ellipses progettata per Bonacina Pierantonio è stata segnalata per partecipare alla selezione per l’ADI INDEX 2010, per il Premio Compasso d’Oro ADI.

Harri Koskinen

Ilaria Marelli

Architetto e designer, Ilaria Marelli nasce nel 1971 a Erba. Nel 2004 fonda a Como Ilaria Marelli Studio, un “laboratorio di idee” con il quale si occupa di art direction, design di prodotto, consulenza di strategia, interni e allestimenti. In parallelo all’attività professionale tiene corsi di “Design Innovation” al Politecnico di Milano e promuove progetti di Social Innovation, tra i quali il primo progetto sul cohousing in Italia. Dopo gli studi di Architettura al Politecnico di Milano, dove si laurea con Ezio Manzin, inizia la sua esperienza professionale al fianco di Giulio Cappellini, dove lavora nei settori dello sviluppo prodotto e della direzione artistica tra il 1997 e il 2003. Il suo approccio al progetto è strategico, e lavora in sinergia con le aziende con cui collabora per sviluppare, a seconda delle esigenze, progetti di comunicazione, allestimenti per mostre o eventi, pezzi unici o prodotti in serie, lasciando che il design sia contaminato dalle influenze della moda e dell’arte.Il suo primo progetto di prodotto è ARA per Nemo: famiglia di lampade da terra e da parete progettata come un taglio di luce in una massa monolitica, con la quale ha vinto il premio Light of the Future 2004; esperienza che segna una tappa importante nella carriera di Ilaria Marelli come designer indipendente. Così oggi può vantare prestigiose collaborazioni con aziende come: Fiam Italia, per la quale ha realizzato la serie di tavolini, comodini e sistemi contenitori a giorno Milo; Cappellini, per cui firma il tappeto Cirkel e il tavolino Cannot, realizzato in collaborazione con Michela Catalano; Nemo, per cui ha realizzato anche la lampada da tavolo Chain; Bonaldo, con la famiglia di poltrone Nadir; Zanotta, per cui ha progettato il Comodino Segreto in collaborazione con Diana Eugeni; Foscarini, con la lampada Belle De Jour. Tra i suoi progetti più recenti ci sono le due lampade Aura e Allure per Slide, sia per uso indoor che outdoor, che esplorano un ambito nuovo e promettente per l’azienda.Parallelamente al product design, Ilaria Marelli si occupa anche di progetti di consulenza sulla comunicazione e di progetti di showroom aziendali: portano la sua firma, tra gli altri, lo showroom aziendale di Electrolux nel sito produttivo di Susegana; il flagship shop di Tokyo Omotesando del brand di moda femminile Aquagirl, e diversi allestimenti di Pitti Uomo e Pitti Bimbo. Con il suo approccio etico e sociale al Design, Ilaria Marelli è stata chiamata a far parte del Consiglio Italiano del Design e ha vinto il premio Milano Donna nel 2008, l’AlumniPolimi Award per l’Architettura nel 2015 e ha ricevuto una menzione d’onore al GrandesignEtico International Award nel 2019.

Giulio Cappellini

Giulio Cappellini, milanese, classe 1954, è un architetto, designer e imprenditore apprezzato e riconosciuto a livello internazionale. Come molti suoi coetanei, cresciuti nel distretto del mobile brianzolo, proviene da una famiglia di mobilieri. Attratto inizialmente dall’architettura, si laurea al Politecnico di Milano nel 1979. Durante gli anni di studio ha l’occasione di fare esperienza nello studio di Gio Ponti, poco prima della scomparsa di quest’ultimo. Ma è l’azienda di famiglia, oramai un mobilificio ben avviato, a calamitare tutte le sue attenzioni. La sua idea è quella di fare crescere l’azienda a livello internazionale e di veicolare i valori del made in Italy nel mondo. Per questo frequenta la Scuola di direzione aziendale all’Università Bocconi, ed entra ufficialmente nella Cappellini con il ruolo di art director nel 1979. Nel 1981 esordisce con I Sistemi, una serie di mobili contenitori modulari caratterizzati da linee semplici ed eleganti, leggerezza formale e funzionalità. La linea si evolve nelle odierne collezioni Easy, Aviolux e Flexy Container, firmati Studio Cappellini, ovvero il team interno all’azienda che il designer ha formato per la progettazione.La cifra stilistica di Cappellini si palesa nell’equilibrato mix di razionalità, fantasia ed eclettismo. La sua carriera si divide tra il design e la gestione dell’azienda di famiglia, che a partire dalla metà degli anni Ottanta punta sul contributo di giovani designer emergenti. Nel corso dei suoi numerosi viaggi, la curiosità e la continua ricerca di novità lo portano ad incrociare il destino di talenti come Carlo Colombo, Jasper Morrison, Marc Newson, Ronan e Erwan Bouroullec, James Irvine, Christophe Pillet, Patrick Norguet, Nendo, Marcel Wanders, Shiro Kuramata, Dror, Barber & Osgerby, Tom Dixon. Una rosa impressionante che gli vale il titolo di talent scout, un ruolo che esercita con impressionante efficacia. Nel 1992 avvia la collezione Progetto Oggetto, un programma progettuale collettivo coordinato da Jasper Morrison e James Irvine, che sfocia in una serie di oggetti decorativi per la casa e accessori. Il programma, di cui fanno parte il vaso e la lampada Ayra, disegnati da Cappellini in tandem con Antonio Facco, è ancora in corso e ha contribuito ad arricchire il catalogo nel corso degli anni con i contributi di diversi designer.Cappellini intreccia collaborazioni anche con realtà esterne all’azienda, in qualità di art director, come l’Istituto Marangoni, Alcantara, Olmar. La fruttuosa collaborazione con Ceramica Flaminia, iniziata alla fine degli anni Novanta, sfocia nella realizzazione di una lunga serie di collezioni, come i sanitari della linea Acquagrande (1997), Link (1999), Monowash Miniwash Fly (2005). Nonostante le vicissitudini societarie che hanno visto l’azienda di famiglia, ora Cap Design s.p.a, entrare nel Gruppo Poltrona Frau nel 2004, Giulio Cappellini continua negli anni ad arricchire il catalogo, che porta sempre il suo nome prestigioso. Nascono in quegli anni le iconiche collezioni Luxor (2008) e Brest (2009), una serie di mobili contenitori per il living. Tra le realizzazioni più recenti, le sedute della linea Petit Quack (2016-2020), il tavolo in marmo Dolmen (2019), la collezione di tavolini Gong (2020). Il racconto del contributo al design di Giulio Cappellini non sarebbe completo senza accennare agli straordinari allestimenti per il Fuorisalone. Nel 1992 fa scalpore con il recupero degli spazi fatiscenti alla Fabbrica del vapore, per poi passare, dal 2000, agli ormai imperdibili allestimenti negli spazi di Superstudio, in via Tortona.

Hikaru Mori

Dopo aver conseguito un master post laurea all’Università di Belle Arti di Tokyo nel 1991 si trasferisce a Milano dove inizia l’attività di design, architettura e landscape con una visione fluida verso un’architettura senza definizione di confine e creando la connessione tra interno ed esterno, architettura integrata con uomo e ambiente. Nel 1996 insieme a Maurizio Zito fonda ZITOMORI, un’unità di progettazione sita a Milano e ad Avellino, in Italia. L’obiettivo di ZITOMORI è di trovare la forma ad una visione, elaborando ogni progetto con la sua complessità dando la risposta integrata per i progetti di design, architettura e il territorio. Considera ogni progetto come unico, e attraverso un processo di dialogo, ricerca e analisi, cerca di ottenere uno specifico e tangibile design sperimentale nella architettura contemporanea.Tra i progetti di design, molti dei quali sono sistemi di prodotti al confine con l’architettura, si annoverano: “Adam” per Lucitalia, “ Stone likes Water” per Piba Marmi e le lampade Iota e Carmencita per Nemo. Tra i principali lavori d’architettura si segnalano i progetti: Masseto (Azienda Vinicola), Feudi di San Gregorio (Azienda Vinicola), Vigna La Corte (Complesso turistico), Parco fluviale delle Sorgenti di Controne e Padiglione Irpinia per Milan Expo 2015. Premi: InArch Campania 2010 – 1° premio “Intervento di nuova costruzione”, PIDA – Premio Internazionale Ischia di Architettura 2011 – 2° premio, Wallpaper* Awards 2012 “Best Lamp”, InArch Campania 2016 – 1° premio “Intervento di progettazione di uno spazio aperto”.

Hanno Giesler

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