François Bauchet

François Bauchet è un designer, nato nel 1948 a Montluçon (Francia). Si è formato alla Scuola di Belle Arti di Bourges. Dal 1982 insegna alla Scuola di Belle Arti di Saint-Etienne. Nel 1983, il suo primo progetto, elaborato con l’aiuto di VIA e intitolato “C’est aussi une chaise”, viene presentato al Salon des artistes décorateurs (SAD). Dal 1984 al 1998 ha collaborato con la Galerie Neotu. Nel 1987 progetta gli uffici della Fondation Cartier a Jouy-en-Josas, vicino a Parigi, e partecipa a Documenta 8 a Kassel. Seguono altri progetti: vetrine e mobili per l’accoglienza del Centro d’Arte di Vassivière-en-Limousin, l’area di accoglienza del Museo d’Arte e Industria di Saint-Etienne, l’allestimento e i mobili per il caffè del Jeu de Paume di Parigi, i mobili, la passerella pedonale e il parco del castello di Azay-le-Rideau…Nel 2000, il Musée des Arts décoratifs di Parigi allestisce una mostra personale sul suo lavoro. Nel 2001 e nel 2003 anche la Galerie Kreo gli ha dedicato una mostra personale. Nel 2002 ha vinto il premio “Creatore dell’anno” alla fiera del mobile di Parigi. I suoi pezzi e oggetti sono attualmente in produzione con Galerie Kreo, Cinna, Ligne Roset, Ercuis, Haviland, GHM. Ha anche pezzi in varie collezioni permanenti: la FNAC e il musée des Arts décoratifs di Parigi, e il museo del Design di Lisbona.

Gabriele Rosa

Gabriele Rosa nasce nel 1982 a Roma dove si laurea in Disegno Industriale. Ancora studente ha avuto le prime esperienze presso il Gruppo Poltrona Frau e successivamente ha lavorato nello studio di architettura Fuksas. Nel 2008 apre il proprio studio e disegna il primo prodotto per Zanotta. Negli anni successivi ottiene riconoscimenti e attenzione internazionale grazie a progetti molto innovativi, caratterizzati da sperimentazione tipologica ed estetica scultorea. Ha collaborato con alcune delle aziende più emblematiche d’Italia, come Alessi, Antoniolupi, Nemo, Pallucco e Teuco, instaurando fruttuose collaborazioni. Lo studio, con sede a Roma, punta sul design del prodotto ma anche sull’architettura e sull’exhibition design ed è in grado di creare una visione unitaria e coerente.

Gabriele Pezzini

Gabriele Centazzo

Designer, imprenditore, visionario. Tre definizioni calzanti che rendono Gabriele Centazzo uno dei guru indiscussi della cucina che può vantare, attraverso la storia della sua azienda, “trent’anni di sostenibilità” e una serie di soluzioni innovative che hanno modificato profondamente l’ergonomia e la struttura della cucina contemporanea. La mission della sostenibilità si è tradotta nel pieno rispetto dei principi cardine della eco compatibilità – dematerializzare, riciclare, ridurre le emissioni tossiche, garantire lunga durata al prodotto – al punto di proporre la garanzia a vita del prodotto con il ritiro della cucina usata a fine vita.

Gabi Peretto

Gabi Peretto, da sempre conosciuto come Omikron. Nato in Italia, cinese d’adozione, si è laureato a Milano con Andrea Branzi e Arturo Dell’Acqua, con uno studio sulla riqualificazione delle aree urbane rispetto alla crisi del rapporto “forma-funzione”. Ha collaborato con alcuni studi di progettazione e design, come lo Studio Andrea Branzi di Milano dal 1995 al 1997 e lo Studio Tamra di Nagoya, in Giappone, dove ha progettato edifici per il Pachinko di Nagoya e Nagano. Nel 1998 ha fondato Omikron Design e ha disegnato le più importanti collezioni di questa azienda. Dal 2007 collabora con Lucitalia come art director e industrial designer; ha disegnato prodotti per Danese e Fontana Arte e Nemo, attualmente lavora come industrial design e production manager al Milano Design Terminal di Hong Kong I suoi lavori sono oggi riconosciuti da riviste di architettura come Domus, Interni, AD, Ottagono DDN, oltre che da importanti altre pubblicazioni.Attualmente vive nella Repubblica Popolare Cinese, nella città di Guangzhou. Gabi Peretto ha lavorato come industrial designer nel campo dell’illuminazione e della gioielleria, “nato e vissuto” in un ambiente “razionalista”; Gabi crede che il progetto di design sia parte della cultura umana contemporanea e debba essere caratterizzato da immaginazione e bellezza. Per realizzare progetti “spazzatura” bisogna evitare sogni impossibili, complessità non riciclabili. Per creare progetti di design innovativi è importante alimentare la bellezza, progetti rigorosi, concreti, un oggetto deve essere creato con l’idea di evitare le mode attuali e durare nel tempo La vita, il design funzionale ed estetico dell’oggetto, non deve essere legato a una moda a breve termine cercando di far proprie le parole “Ho sempre creduto che lo stile fosse più importante della moda” Per Gabi la creazione di un progetto, non è “solo vivere il presente”, ma fondamentale immergersi nel futuro, immaginare, ricostruire gli scenari futuri del vivere e dell’abitare.

Giulio Cappellini

Giulio Cappellini, milanese, classe 1954, è un architetto, designer e imprenditore apprezzato e riconosciuto a livello internazionale. Come molti suoi coetanei, cresciuti nel distretto del mobile brianzolo, proviene da una famiglia di mobilieri. Attratto inizialmente dall’architettura, si laurea al Politecnico di Milano nel 1979. Durante gli anni di studio ha l’occasione di fare esperienza nello studio di Gio Ponti, poco prima della scomparsa di quest’ultimo. Ma è l’azienda di famiglia, oramai un mobilificio ben avviato, a calamitare tutte le sue attenzioni. La sua idea è quella di fare crescere l’azienda a livello internazionale e di veicolare i valori del made in Italy nel mondo. Per questo frequenta la Scuola di direzione aziendale all’Università Bocconi, ed entra ufficialmente nella Cappellini con il ruolo di art director nel 1979. Nel 1981 esordisce con I Sistemi, una serie di mobili contenitori modulari caratterizzati da linee semplici ed eleganti, leggerezza formale e funzionalità. La linea si evolve nelle odierne collezioni Easy, Aviolux e Flexy Container, firmati Studio Cappellini, ovvero il team interno all’azienda che il designer ha formato per la progettazione.La cifra stilistica di Cappellini si palesa nell’equilibrato mix di razionalità, fantasia ed eclettismo. La sua carriera si divide tra il design e la gestione dell’azienda di famiglia, che a partire dalla metà degli anni Ottanta punta sul contributo di giovani designer emergenti. Nel corso dei suoi numerosi viaggi, la curiosità e la continua ricerca di novità lo portano ad incrociare il destino di talenti come Carlo Colombo, Jasper Morrison, Marc Newson, Ronan e Erwan Bouroullec, James Irvine, Christophe Pillet, Patrick Norguet, Nendo, Marcel Wanders, Shiro Kuramata, Dror, Barber & Osgerby, Tom Dixon. Una rosa impressionante che gli vale il titolo di talent scout, un ruolo che esercita con impressionante efficacia. Nel 1992 avvia la collezione Progetto Oggetto, un programma progettuale collettivo coordinato da Jasper Morrison e James Irvine, che sfocia in una serie di oggetti decorativi per la casa e accessori. Il programma, di cui fanno parte il vaso e la lampada Ayra, disegnati da Cappellini in tandem con Antonio Facco, è ancora in corso e ha contribuito ad arricchire il catalogo nel corso degli anni con i contributi di diversi designer.Cappellini intreccia collaborazioni anche con realtà esterne all’azienda, in qualità di art director, come l’Istituto Marangoni, Alcantara, Olmar. La fruttuosa collaborazione con Ceramica Flaminia, iniziata alla fine degli anni Novanta, sfocia nella realizzazione di una lunga serie di collezioni, come i sanitari della linea Acquagrande (1997), Link (1999), Monowash Miniwash Fly (2005). Nonostante le vicissitudini societarie che hanno visto l’azienda di famiglia, ora Cap Design s.p.a, entrare nel Gruppo Poltrona Frau nel 2004, Giulio Cappellini continua negli anni ad arricchire il catalogo, che porta sempre il suo nome prestigioso. Nascono in quegli anni le iconiche collezioni Luxor (2008) e Brest (2009), una serie di mobili contenitori per il living. Tra le realizzazioni più recenti, le sedute della linea Petit Quack (2016-2020), il tavolo in marmo Dolmen (2019), la collezione di tavolini Gong (2020). Il racconto del contributo al design di Giulio Cappellini non sarebbe completo senza accennare agli straordinari allestimenti per il Fuorisalone. Nel 1992 fa scalpore con il recupero degli spazi fatiscenti alla Fabbrica del vapore, per poi passare, dal 2000, agli ormai imperdibili allestimenti negli spazi di Superstudio, in via Tortona.

Giulio Iacchetti

Giulio Iacchetti nasce nel 1966 a Castelleone in provincia di Cremona. Per un biennio frequenta la Facoltà di Architettura di Milano per poi abbandonarla nel 1987 a causa del servizio di leva; riprende gli studi di Disegno industriale presso la Scuola di formazione professionale della Regione Lombardia con sede a Crema dove si diploma nel 1990 con il progetto di una maniglia, che poco dopo viene messa in produzione dall’azienda Frascio di Lavenone. Riprenderà gli studi universitari nel 2004 iscrivendosi a Conservazione e restauro dei beni culturali, nella sede di Ravenna dell’Università di Bologna, dove si laurea nel 2008.Importante è l’incontro con Matteo Ragni, con il quale nel 2000 progetta la posata multiuso e biodegradabile Moscardino per Pandora Design, che viene insignita del Premio Compasso d’Oro ed entra a far parte della collezione del MoMA di New York. Ha inizio così un’intesa attività di designer che lo vede collaborare con prestigiosi marchi del design, come: Abet Laminati, Alessi, Artemide, Fontana Arte, Foscarini, Ifi, Magis, Pandora design. Cura la direzione artistica per aziende come Ceramica Globo, Coccio Design, Dnd, Myhome e Danese Milano. Per quest’ultima disegna numerosi oggetti, tra i quali: il fermacarte in cemento Medhelan, il sottomano Secondo piano, il gioiello infradito Tau, la caraffa in ceramica Sula, il formaghiaccio in gomma Lingotto. Particolarmente proficua è anche la collaborazione con iB rubinetterie che sotto la sua direzione creativa ha prodotto una ricca collezione di rubinetti e miscelatori. Per Sambonet progetta le posate Duetto ed Elba. Per Alessi il tagliacarte Uselen e la collezione vino Noè.Nel 2009 viene insignito del Premio dei Premi per l’innovazione conferitogli dall’allora Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per il progetto Eureka Coop, realizzato per Coop Italia con cui ha portato il design nella grande distribuzione organizzata. Nello stesso anno la Triennale di Milano ospita una sua mostra personale intitolata “Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti”. La sua attenzione al rapporto tra realtà artigiana e design lo porta, nel 2012, a ideare Internoitaliano, progetto concepito come “fabbrica diffusa”, ovvero come sistema di produzione e vendita di oggetti d’arredo formato da una rete di laboratori artigianali e di aziende manifatturiere di qualità con le quali firma e produce arredi e complementi ispirati al fare e al modo di abitare italiano. Contestualmente porta avanti una personale ricerca verso nuovi temi di progetto come quello della croce da cui è nata la mostra “Cruciale”, tenutasi al Museo Diocesano di Milano, nella Basilica di Santo Stefano Rotondo a Roma e al Castello di Lombardia a Enna.Nel 2014 vince il suo secondo Compasso d’Oro per la serie di tombini Sfera, disegnata con Matteo Ragni per Montini. Nello stesso anno viene presentato, in occasione del Fuori Salone di Milano, “Surf-o-Morph” progetto realizzato in collaborazione con il surfista e designer Francesco Aldo Fiorentino, dove il connubio tra design e sport si traduce nella realizzazione di nuove tavole da surf performanti, che nelle linee rimandano alle sagome rispettivamente di un’Orca, di un Delfino e di uno Squalo. Un progetto che è stato premiato con una ‘Menzione d’Onore’ dall’ADI Compasso D’Oro International Award 2017 durante l’edizione dal tema “Sport-performance and Innovation.

Giuseppe Bavuso

Classe 1959, Giuseppe Bavuso vive e lavora a Seregno in Brianza; in questo territorio, riferimento per il comparto dell’arredo, fonda nel 1986 lo studio Product Design con cui affronta diverse scale del progetto: dall’interior design all’automotive, dalla progettazione di interni per treni all’architettura, dagli allestimenti fieristici ad apparecchiature bio-medicali. Illuminante e fondamentale è l’incontro con Bruno Munari, una frequentazione che segna sin dagli esordi il suo modo di interpretare la professione di designer. Nel settore dell’arredamento, instaura proficue collaborazioni con diverse aziende di rilevanza internazionale, sia in veste di progettista sia di direttore creativo, occupandosi del prodotto nella sua totalità, dall’ideazione, all’ingegnerizzazione, alla comunicazione visiva, sempre ricercando soluzioni innovative volte a migliorare gli standard qualitativi, la durabilità del prodotto e a rivoluzionare l’idea di living contemporaneo.Significativo è il suo sodalizio con Ernestomeda di cui diviene art director e progetta cucine dall’alto valore ergonomico, formale ed estetico; cucine realizzate con materiali sostenibili e atossici, seguendo processi di produzione “green”. Tra le soluzioni innovative, che incontrano principi ergonomici, si annoverano il tavolo girevole Cyclos, le dispense In Space, il sistema Medley, il pensile In Line del modello Soul e la penisola estraibile Evolution del modello IconColor, mentre rispondono al concetto di salubrità in cucina l’Anta Air e la Maniglia Tag Filter. Con il sistema di cucine Icon è segnalato da “ADI Design Index” per il concorso “Compasso d’Oro” e nello stesso anno vince il Red Dot Award 2013.Pluriennale è anche la collaborazione con Rimadesio che gli è valsa diversi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale come il primo premio “KBB Review New Year’s Honor-List For 2000” per il sistema di librerie e cabine armadio Zenit, nel 2005 la selezione “ADI Design Index” per il concorso Compasso d’Oro con il sistema “Graphis” e nel 2008 la segnalazione sempre per il Compasso d’Oro ADI con la porta per interni Vela. Tra gli altri progetti per Rimadesio figurano anche la Libreria Wind e la Libreria Opus.Come designer collabora assiduamente con Alivar, azienda toscana per cui ha firmato diversi prodotti: letti, divani, librerie, complementi d’arredo e accessori per la casa. Nel 1990 a Köln, con il progetto dell’imbottito Pick Up per Brunati si aggiudica il 1° Premio “International Design Award” mentre nel 2012 a Toronto con le lampade Skate e Kate di Domus Line riceve il secondo premio “Index Design Awards 2012”. Di lunga data è anche la collaborazione con Erco, società comasca di serramenti di cui Bavuso è art director dal 2011. Con questa azienda contribuisce a conferire all’elemento finestra un valore estetico, nascono così le collezioni Shade, segnalata nel 2013 da “ADI Design Index” per il concorso “Compasso d’Oro” e Dry con cui l’azienda si è aggiudicata il Red Dot Awards nel 2019.

Giulio Gianturco

Nato nel 1953, laureato in medicina e chirurgia, (specializzato in idroclimatologia medica e clinica termale, e flebologia), dagli anni Ottanta partecipa a numerose regate e lì impara a conoscere e si innamora delle caratteristiche di alcuni materiali tecnici (acciaio inossidabile, fibre aramidiche, …). Da lì comincia a trasferire la sua esperienza con questi materiali nel progettare e costruire i primi pezzi per la sua casa. Nel tempo si aggiungono le richieste degli amici ed ha incominciato a produrre delle piccole serie. Nel 2008, dopo un periodo sabbatico trascorso negli USA, lascia la medicina praticata, per seguire solo il design.

Hanno Giesler

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