Kengo Kuma

Kengo Kuma è nato nel 1954. Ha fondato Kengo Kuma & Associates nel 1990. Attualmente è Professore Universitario e Professore Emerito all’Università di Tokyo dopo aver insegnato alla Keio University e all’Università di Tokyo. I progetti KKAA sono attualmente in corso in più di 30 paesi. Kengo Kuma propone un’architettura che apre nuove relazioni tra natura, tecnologia ed esseri umani. Le sue pubblicazioni principali includono Ten Sen Men (“punto, linea, aereo”, Iwanami Shoten), Hito no Sumika (“rifugi per le persone”, Shincho Shinsho), Makeru Kenchiku (Architecture of Defeat, Iwanami Shoten), Shizen na Kenchiku (Natural Architecture, Iwanami Shinsho), Chii-sana Kenchiku (Small Architecture, Iwanami Shinsho) e molti altri.

Eduardo Souto de Moura

Jordi Badia

Jordi Badia (Barcellona, 1961) si è laureato in architettura presso la ETSAB (Scuola di Architettura di Barcellona) nel 1989. Fondatore e direttore dello studio di architettura BAAS, Jordi Badia unisce il suo compito professionale di architetto con quello di professore presso il Dipartimento di Progetti Architettonici dell’ETSAB dal 2001. Ha collaborato con altre università, a Honk Kong, Lubiana, Tolosa, Zurigo… Collabora inoltre con il quotidiano ARA ed è redattore del blog di HIC architettura. Insieme a Félix Arranz, è stato curatore del padiglione della Catalogna e delle Baleari alla 13a Biennale di Architettura di Venezia 2012.

Angelo Mangiarotti

Architetto, designer e scultore, Angelo Mangiarotti è stato una figura di riferimento grazie alla sua carriera eclettica, che lo ha visto impegnato in progetti di vario tipo, dal design di prodotto, alla scultura, all’architettura. Nasce a Milano nel 1921 e, dopo aver conseguito la laurea in Architettura presso il Politecnico, nel 1948 lavora all’allestimento della Triennale di Milano. Qualche anno dopo si reca negli Stati Uniti come visiting professor, ed entra in contatto con alcuni dei più grandi architetti del Novecento, tra cui Frank Lloyd Wright, Walter Gropius e Ludwig Mies van der Rohe. Nel 1955, torna a Milano dove fonda uno studio di progettazione con il collega Bruno Morassutti. In questo periodo la sua attività si concentra principalmente sugli edifici abitativi, tra cui il quartiere Feltre di Milano, e sul design di prodotto. La prima versione della sua famosa della sedia “59” risale proprio a questi anni.Nel 1961, dopo aver concluso l’esperienza con lo studio di progettazione, diventa consulente per Alfa Romeo, per la quale progetta una galleria del vento, per lo studio e la prototipazione delle autovetture. Nel 1967 disegna per il brand Artemide le due lampade “Lesbo” e “Saffo”, contraddistinte da una base in metallo lucidato e un corpo in vetro di Murano, la cui caratteristica è la luce morbida d’atmosfera, in grado di esaltare la matericità dei suoi componenti. Tra i progetti più riconoscibili di Mangiarotti ci sono quelli per Agape: la libreria componibile “Cavalletto”, design 1953 e oggi rieditata in una nuova versione, sfrutta un elemento a cavalletto, sovrapponibile grazie a un semplice giunto, per realizzare un vero e proprio incastro di ripiani o contenitori. Sistema versatile e componibile in infinite configurazioni, Cavalletto è totalmente realizzato in legno, unendo eleganza e funzionalità. La sedia “Tre3”, disegnata nel 1978 ma tuttora in commercio, con scocca in cuoio, si contraddistingue per le sue tre gambe in legno a sezione rettangolare, unite da una struttura trasversale a T, che ne fanno un pezzo riconoscibilissimo e dal design moderno. Sempre per Agape ci sono anche il tavolo Quadrotto, in legno multistrato, e i tavoli Eros ed Eccentrico, realizzati utilizzando il marmo di Carrara.Per il brand Zanotta Mangiarotti realizza “IN 301”, una poltrona simbolo del design italiano, esposta nella collezione permanente al museo della Triennale di Milano. Per l’azienda Colle Cristalleria, di cui è art director dal 1986 al 1992, realizza oggetti prevalentemente in cristallo. Tra le altre collaborazioni importanti ci sono quelle con il brand Knoll e con Cassina. Una creazione simbolo della visione di Mangiarotti è la collezione “Giogali”, disegnata per l’azienda Vetreria Vistosi, contraddistinta da un gancio di cristallo componibile che la rende versatile e declinabile in diverse configurazioni, come lampada da parete, da soffitto o da tavolo. Mangiarotti muore il 30 giugno 2012, all’età di 91 anni.

Michele De Lucchi

Michele De Lucchi nasce a Ferrara nel 1951. Dopo essersi laureato presso la Facoltà di Architettura della città di Firenze inizia un percorso da assistente al corso di Progettazione di Adolfo Natalini. In questo periodo entra in contatto con la corrente del design radicale che lo porterà a fondare il gruppo Cavart e che sarà una spinta fondamentale per la sua carriera futura. Successivamente si trasferisce a Milano dove stringe amicizia con Ettore Sottsass con il quale lavorerà in uno dei gruppi più rappresentativi del postmodernismo degli anni Ottanta, il gruppo Memphis, un collettivo impegnato nella creazione di un linguaggio inedito che gioca con il recupero di elementi kitsch degli anni Settanta e che predilige materiali plastici e laminati, con una chiara vocazione al razionalismo della produzione industriale. In questo periodo De Lucchi partecipa anche ad altre importanti esperienze collettive dell’epoca, come Centrokappa e Alchimia.Grazie a Ettore Sottsass, a partire dal 1979, De Lucchi intraprenderà le sue collaborazioni con la Olivetti, come consulente per il design della Syntesis di Massa, e poi, nel 1984, della Olivetti di Ivrea, fino a diventare il responsabile dell’ufficio design dal 1988 al 2002. Parallelamente all’impegno con la Olivetti, l’architetto continua a operare in autonomia aggiudicandosi progetti prestigiosi, come quello dell’allestimento delle sedi della Deutsche Bank, di Poste Italiane, o quello di Intesa San Paolo, per il quale è impegnato nella realizzazione del design delle carte di credito ma anche nell’allestimento della sede di Piazza della Scala a Milano. Realizza progetti anche per Enel, Telecom Italia e Piaggio.Nel 1989 riceve il prestigioso Compasso d’oro grazie al progetto della lampada “Tolomeo”, realizzata per Artemide. “Tolomeo” è il risultato di un’intuizione: innovare la classica lampada da tavolo a pantografo, un oggetto che nasce con un dichiarato scopo tecnico e funzionale e che richiama l’immaginario dell’ufficio e del disegno, rendendolo un complemento d’arredo elegante e moderno. “Tolomeo”, che si confronta anche con alcune icone del design del passato come “Naska Loris” di FontanArte del 1933 e la “Luxo”, di Jac Jacobsen del 1937, resa poi celebre dal logo della Pixar, è un oggetto da subito destinato a diventare un best-seller. La collaborazione con Artemide ha portato alla realizzazione di molte altre lampade, oltre alla ricca collezione delle Tolomeo: Castore, Dioscuri, Ipno, Logico. Tra le altre aziende con le quali ha collaborato ci sono Alias, De Padova, Poltrona Frau, Caimi, Glas Italia, iGuzzini, Danese, De Castelli.Nel 1990 decide di fondare un suo marchio, Produzione Privata con il quale realizza complementi d’arredo, senza abbandonare l’attività di progettista, che lo vede impegnato in allestimenti di mostre e musei, come il Neues Museum di Berlino, o nei restauri, come per esempio quello del Museo del Design alla Triennale di Milano o della ex Stazione di servizio Agip di Piazzale Accursio, a Milano. A partire da 2017 Michele De Lucchi è direttore della rivista Domus. La sua linea editoriale è caratterizzata dalla mescolanza delle discipline e dei contenuti, che spaziano dal Design alla Filosofia, con una ricerca costante tesa all’indagine dello spazio e degli oggetti in relazione all’uomo.

Luca Galofaro

Luca Galofaro, iscritto all’Ordine degli Architetti di Roma dal 1992, ha conseguito la Laurea in Architettura nel novembre 1990 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con votazione 110/110 e lode. Nel 1992 partecipa al Corso Post Laurea di Teoria dell’ Architettura della Facoltà di Architettura di Roma. Nel 1993 ha conseguito il master in Scienze Spaziali all’International Space University presso la UHA di Huntsville Alabama. Presenta i suoi progetti di architettura spaziale alle conferenze Ideea-One (Huston, 1991), Space Environmental Control System (Firenze, 1991), Ideea-Canada (Toronto, 1993). Nel 1996 lavora nello studio Eisenamn Architects di New York. E’ autore di quattro libri della collana Universale di Architettura diretta da Bruno Zevi (Concorso per il Chicago Tribune, Eisenman digitale, Eero Saarinen, Odissea Digitale) di un volume (ARTSCAPES) sul rapporto arte e architettura per la Gustavo Gili di Barcellona, scrive per diverse riviste di architettura. Ha tenuto seminari a Roma, Milano, Seoul, Philadelphia è stato professore a contratto presso La Facoltà di Architettura Roma TRE, e visiting professor alla Cornell University.

Carlo Scarpa

Carlo Scarpa nasce a Venezia nel 1906. Dopo aver trascorso alcuni anni a Vicenza, nel 1919 s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia ottenendo nel 1926 l’abilitazione in Disegno Architettonico. In questi anni incontra l’architetto e docente Guido Cirilli, con il quale lavora dal 1926 al 1931 affiancandolo come assistente universitario presso l’Istituto Superiore di Architettura di Venezia (oggi IUAV); importante è anche il suo incontro con l’architetto e designer Vincenzo Rinaldo, docente del corso di ornato, con il quale collabora ad alcuni progetti nelle ultime fasi di vita dello stesso. Da questi due insegnanti, Scarpa eredita l’attenzione per i dettagli e per la qualità dei materiali costruttivi e l’amore per la storia.Fin da giovane Scarpa è sensibile all’arte e frequenta gli ambienti intellettuali e artistici veneziani, dove conosce e si lega a figure come: Giuseppe Ungaretti, Carlo Carrà, Lionello Venturi, Diego Valeri, Giacomo Noventa, Arturo Martini, Mario Deluigi, Bice Lazzari e Felice Casorati. Nel 1931 aderisce al Movimento Razionalista in aperta opposizione alla corrente accademica novecentista. Tuttavia, il suo approccio all’architettura si discosta dai rigori modernisti per via dell’attenzione all’esistente e al rispetto dell’eredità storica del contesto in cui l’opera si inserisce. Ancora studente inizia a lavorare nelle vetrerie di Murano disegnando elementi di arredo e oggettistica. In particolare, dal 1932 al 1947, collabora con la vetreria di Paolo Venini, divenendone direttore artistico e autore di numerosi oggetti di vetro. Significativa è la sua collaborazione con Cassina, azienda con cui realizza i tavoli Doge, Orseolo, Delfi e la libreria Rialto.Tra il 1935 e il 1937 è impegnato nella sistemazione dell’università Ca’ Foscari di Venezia, intervento che segna l’inizio di una lunga attività di architetto. Celebri sono le ville private che progetta tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, come Villa Zoppasa Conegliano (1953), Villa Veritti a Udine (1955-1961) o Villa Ottolenghi a Bardolino (1974-1978). Tra le opere più rilevanti si ricordano l’ampliamento della Gipsoteca canoviana a Possagno (1955-1957), il restauro del Museo di Castelvecchio a Verona (1957-1975) e il complesso della Tomba Brion a San Vito di Altivole (1969-1978). Nell’attività di Scarpa ampio spazio è dedicato agli allestimenti di mostre temporanee e a progetti museografici; in questo campo si occupa della riconfigurazione della Galleria dell’Accademia a Venezia, collabora con la Biennale a partire dall’allestimento delle mostra dedicata a Paul Klee (1948) e poi per la realizzazione del Padiglione del libro (1950, distrutto da un incendio), del Giardino delle sculture (1952) e del Padiglione del Venezuela (1954).La sua carriera è costellata di premi e riconoscimenti tra questi: il Premio Nazionale Olivetti per l’architettura nel 1956 (per Olivetta realizza il negozio in piazza San Marco a Venezia); il Premio IN/Arch e la Medaglia d’oro del Ministero per la Pubblica Istruzione per la cultura e l’arte nel 1962; il Premio della Presidenza della Repubblica per l’architettura nel 1967. È stato, inoltre, nominato membro del Royal British Institute of Design nel 1970, dell’Accademia Olimpica di Vicenza e dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma nel 1976. Numerose sono le mostre a lui dedicate in Italia e all’estero da importanti istituzioni come: il Museum of Modern Art di New York nel 1966, la Biennale di Venezia nel 1968, la Heinz Gallery di Londra e l’Institut de l’Environnement a Parigi nel 1978, il Museum für angewandte Kunst (MAK) di Vienna nel 1989 e nel 2003. Nel 1972 diviene direttore dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia; nel 1978 gli viene conferita la Laurea Honoris Causa in Architettura, cerimonia alla quale non potrà partecipare rimanendo vittima di un incidente in Giappone.

Johanna Grawunder

Johanna Grawunder è un designer e architetto che si divide fra Milano e San Francisco. I suoi lavori comprendono un’ampia serie di progetti, da installazioni pubbliche su vasta scala, ad architettura d’interni e collezioni a tiratura limitata di mobili e luci per varie gallerie in Europa e negli Stati Uniti. Ha, inoltre, creato prodotti per importanti aziende come Flos, Boffi e tra le altre Glas Italia. Tra i suoi lavori più recenti troviamo un incarico privato per luci, mobili a arredamento d’interni, così come installazioni luminose su vasta scala. Per il Freeport Singapore ha progettato un impianto di “ light ceilings” per tutto l’edificio, oltre alla facciata luminosa. E per Robert, presso il Museum of Art and Design di New York, ha creato un soffitto luminoso che copre l’intero spazio.I suoi lavori sono esposti e sono parte della collezione permanente di molti musei, tra cui LACMA, FNAC, San Francisco MOMA e High Museum Atlanta. Johanna Grawunder ha lavorato con Sottsass Associati, 1985-2001, diventando poi partner nel 1989. Presso Sottsass Studio si occupava soprattutto di architettura e design d’interni, ed ha collaborato con Ettore Sottsass per molti progetti delle aziende più prestigiose. Nel 2001 ha lasciato Sottsass Associati e ha aperto il suo studio a San Francisco e Milano. Si è laureata in Architettura nel 1984, presso la California Polytechnic State University della California a San Luis Obispo, ha poi completato il suo ultimo anno di studio a Firenze e nel 1985 si è trasferita a Milano. Johanna Grawunder è nata nel 1961 a San Diego, California.

Adolfo Natalini

Adolfo Natalini è nato a Pistoia nel 1941. Dopo un’esperienza pittorica, che si rifletterà nel suo costante uso del disegno, si laurea in architettura a Firenze nel 1966 e fonda il Superstudio (con Cristiano Toraldo di Francia, Gian Piero Frassinelli, Roberto e Alessandro Magris, con Alessandro Poli tra il 1970 e il 1972) iniziatore della cosiddetta “architettura radicale”, una delle avanguardie più significative degli anni ‘60 e ‘70. I progetti del Superstudio (1966-86) sono apparsi in pubblicazioni e mostre in tutto il mondo e sue opere fanno ora parte delle collezioni di musei come il Museum of Modern Art New York, Israel Museum Jerusalem, Deutsches Architekturtmuseum Frankfurt am Main, Centre Pompidou Paris. Tra le pubblicazioni: “Superstudio 1966-82 – Storie Figure Architettura”, (Electa Firenze 1982), “Superstudio & Radicals”, (Japan Interior Inc. Tokyo 1982), “Superstudio Life without objects” (Skira Milano 2003).Dal 1979 Adolfo Natalini ha iniziato una sua attività autonoma e si è concentrato sul progetto per i centri storici in Italia e in Europa, ricercando le tracce che il tempo lascia sugli oggetti e sui luoghi e proponendo una riconciliazione tra memoria collettiva e memoria privata. Tre le sue opere: i progetti per il Römerberg a Francoforte e per il Muro del Pianto a Gerusalemme, la banca di Alzate Brianza, il Centro Elettrocontabile di Zola Predosa, la casa in Saalgasse a Francoforte, il Teatro della Compagnia a Firenze.Tra le pubblicazioni: “Figure di pietra” (Electa 1984), “Adolfo Natalini – Architetture raccontate” (Electa 1989), “Il Teatro della Compagnia” (Anfione Zeto 1989). Professore ordinario presso la facoltà di Architettura di Firenze, membro onorario del BDA (Bund Deutscher Architekten) e del FAIA (Honorary Fellow American Institute of Architects), accademico dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e dell’Accademia di San Luca.Nel 1991 inizia l’attività dei Natalini Architetti (studio di architettura al Salviatino, Firenze) con Fabrizio Natalini (omonimo ma non parente). Tra le loro opere: la ricostruzione della Waagstraat a Groningen, il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure a Firenze, la Dorotheenhof sulla Manetstrasse a Lipsia, la Muzenplein a l’Aja, il Centro Commerciale di Campi Bisenzio, il Polo Universitario a Novoli, Firenze, Boscotondo a Helmond, il Polo Universitario a Porta Tufi a Siena, Het Eiland a Zwolle, Haverlej a Den Bosch, il Museo dell’Opera del Duomo e il progetto per i Nuovo Uffizi a Firenze.Tra le pubblicazioni: “Appunti costruttivi – la palestra di Gorle” (Il Ferrone 1992), “Il Museo dell’Opificio a Firenze” (Sillabe 1995), V. Savi “ Natalini Architetti – Nuove architetture raccontate” (Electa 1996), “De Waagstraat” (Groningen 1996), “Temporanea Occupazione” (Alinea 2000), “Un edificio senese” (Gli Ori 2002), Adolfo “Natalini Architettore” (Fondazione Ragghianti Lucca 2002), “Adolfo Natalini Disegni 1976-2001” (Federico Motta Editore 2002), “Adolfo Natalini Album Olandese” (AION edizioni 2003) “Natalini Architetti” (Costruire in Laterizio,97,2004), “Adolfo Natalini Quaderni Olandesi” (Aion Edizioni, 2005).

Pietro Derossi

Nato a To­rino nel 1933, si è lau­reato alla Fa­col­tà di Ar­chi­tet­tura di To­rino. Pro­fes­sore or­di­na­rio di pro­get­ta­zione ar­chi­tet­to­nica alla fa­col­tà di Ar­chi­tet­tura del Po­li­tec­nico di Mi­lano. Visiting professor all’Architectural School dell’Architectural As­so­cia­tion di Lon­dra. Pro­fes­sore a con­tratto al Pratt In­sti­tute e alla Co­lum­bia Uni­ver­sity di New York. Pro­fes­sore a con­tratto della Fa­col­tà di Ar­chi­tet­tura del Po­li­tec­nico di Lo­sanna. Vi­si­ting pro­fes­sor alla Ho­ch­schüle der Kün­ste di Ber­lino. Re­spon­sa­bile scien­ti­fico della XIV Trien­nale di Mi­lano. Ac­ca­de­mico San Luca.

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